In fondo, questo è proprio il popolo italiano.

Stabile nella sua mediocrità sociale e culturale.

Quello antico del “PANEM ET CIRCENSES”. Della filosofia spicciola del “PRIMUM MANDUCARE (VIVERE) DEINDE PHILOSOPHARI”.

Fino all’abbruttimento del “FRANZA O SPAGNA PURCHE’ SE MAGNA”. D’altra parte, gli spagnoli nell’epoca dei loro trionfi così parlavano degli italiani: “QUANDO NASCE UN BAMBINO ITALIANO, METTEGLI UN DITO IN CULO. SE URLA SARA’ UN TENOR, SE SORRIDE UN MARICON!”.

Salvo le eccellenze spiccate e universali nelle arti varie e nelle scienze diffuse. Eccezioni appunto! Fiori straordinari nati nella palude. Sempre, comunque, al servizio del Principe e del Papa.

Lo sapevano, anche, gli spagnoli che avevano creato nel loro esercito un TERCIO tutto italiano che si farà massacrare a Rocroi (19 maggio 1643); senza cedere un metro e a “PECHO DESCUBIERTO”. Poche centinaia di “rispettabili”; al servizio dell’Imperatore.

Un popolo di pensatori il cui orizzonte arriva al nutrimento quotidiano e alle cose da possedere. Ad ogni costo o quasi.

Capace di osannare la dittatura fascista con totale consenso. Senza curarsi dei gas e dei bombardamenti sulle popolazioni africane e spagnole. Delle aggressioni ai popoli vicini per spartirsi la torta del dominio in conquista avanzata da parte dei camerati nazisti. Delle repressioni feroci contro i partigiani slavi, greci, albanesi, etiopi e sovietici. Delle leggi razziali e delle deportazioni.

Andava bene tutto fino a quando, almeno, le bombe alleate non hanno dato un segnale di preoccupante insicurezza. Allora via, pronti a prostrarsi ai piedi dei nuovi padroni “purché se magna”!

Un popolo allenato all’infamia elargita e subita. Allo sberleffo feroce contro il debole. Alle suppliche raccomandate verso il potente di turno. Borbone, Savoia, fascista, mafioso, democristiano, Berlusconi, Renzi, leghista o pentastellato che sia.

Convinto di risolvere ogni cosa col sarcasmo, l’omertà, il tradimento, l’obbedienza servile. Persuaso che la protesta sia il continuo starnazzare inutile. Più rumoroso che mai se rivolto a criticare i deboli. Poveri, emarginati, migranti, dannati, zingari. Trattati con crudeltà efferata dai cani rabbiosi pagati per mantenere l’ordine e garantire la sicurezza.

Qualcuno sogghigna e si consola.

“Abbiamo riempito il Louvre dei nostri capolavori”. I nostri?. Quelli delle eccezioni nate sulla melma e al lavoro per illuminare la potenza dei potenti. I “nostri” (sic)!

“E abbiamo il bidet!”. E’ vero, sappiamo pulirci il culo con più cura. E’ la coscienza che rimane lurida e nessun bidet ci potrà salvare.

In questi giorni cupi di bambini, donne, uomini lasciati affogare nel Mare Nostrum. Lasciati stuprare, seviziare, ammazzare nei lager libici che finanziamo (grazie Minniti!). Di consensi in crescita per chi affoga e finanzia e di piattaforme virtuali a stabilire la solita disuguaglianza legale.

In quest’epoca triste, dicevo, penso alle eccezioni scaturite da questo popolo di barzellettieri pastasciuttari. Fatte da quelle donne e quegli uomini che mai si sono poste e posti al servizio di nessun Principe, Re, Papa e Duce. Li hanno combattuti, anzi. Con determinazioni pari alla ferocia brutale che si sono trovati contro. Con sorpresa stupefatta per i loro nemici abituati al consenso compiacente e crudele.

Ribelli finalmente, sradicati dall’idea ragionevole che prima si mangia e poi si pensa. Perché nel pensiero libero c’è l’aspirazione all’azione giusta e antagonista. Alla sua indispensabile realizzazione. Alla disobbedienza che ci rende completamente umani.

Eccoli qui nel cuore e nella ragione a donarmi un soffio di vita. A riportarmi  in alto dove l’aria è quella rarefatta della disobbedienza e delle pratiche conseguenti. Del respiro potente da esse determinato.

Adesso, finalmente, vi vedo, vi accolgo e so ancora ascoltarvi:

i Patarini e Arialdo da Cucciago

Arnaldo da Brescia

Gioacchino da Fiore e i Flagellanti

Fra’ Dolcino e Margherita “la bella”

Michele di Lando e i Ciompi

Giordano Bruno

Tommaso Campanella

Carlo Cafiero e “La Banda del Matese”

Carlo Pisacane

Giovanni Passanante

Errico Malatesta

Francesco Saverio Merlino

Pietro Gori

Michele Angiolillo

Gaetano Bresci

Carlo Tresca

Sante Caserio

Camillo Berneri

Carlo Rosselli

Gino Lucetti

Angelo Sbardellotto

Severino Di Giovanni

Alfonso Failla

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti

Guido Picelli

Antonio Gramsci

Silvio Corbari, Adriano Casadei, Iris Versari e i Partigiani (quelli veri, col mitra tenuto lucidato)

E tutti gli altri e le altre perduti e perdute nelle pieghe della storia dei vincitori. O scivolati via dalla mia memoria labile.

Allora, nessuno scordi che questo mio popolo di carogne vigliacche è, anche, il medesimo capace di offrire, sul palcoscenico della storia che si fa esempio, la più potente rappresentazione della fine del tiranno. Giustiziato e appeso a testa in giù!

Ogni tanto scruto gli occhi e il cuore di un ragazzo, di una ragazza e sento che verrà quel giorno … per voi potenti che siete e sarete.

Pagherete tutto, pagherete caro!

(Claudio Taccioli)

Cieli infiniti
E volti come pietra
Mani incallite ormai
Senza speranza
Addio addio amore
Io vado via
Amara terra mia
Amara e bella
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