Pubblichiamo volentieri il comunicato del Coordinamento “No Autonomia Differenziata” di Napoli (di cui Sinistra Anticapitalista è parte integrante) riguardo alla revoca dello sciopero della scuola comunicato da CGIL, CISL, UIL, SNALS e Gilda, previsto originariamente per il 17 maggio. Si tratta di un atto grave ed estremamente negativo per lo sviluppo della lotta contro un provvedimento che punta a ridisegnare l’architettura istituzionale del paese conformemente alla necessità del capitalismo di mettere in competizione non solo territori, ma anche lavoratori e lavoratrici.Una perfetta opera di divide et impera, alla quale occorre opporsi e mobilitarsi con tutte le proprie forze


Lo sciopero del 17 maggio contro l’Autonomia differenziata, sia pure limitato al solo mondo della scuola, avrebbe potuto avere un valore politico generale. Cinque sindacati “maggiormente rappresentativi” (CGIL, CISL, UIL, SNALS e Gilda), hanno sottoscritto questa notte (23-24 aprile 2019) una “Intesa” con il capo del governo Conte e col ministro Bussetti, “sospendendo” contestualmente lo sciopero.

Innanzitutto notiamo che si tratta di una “Intesa”, non di un accordo contrattuale vincolante: insomma di una dichiarazione d’intenti in cui tutto è rinviato al futuro e alla verifica delle condizioni di fattibilità.

Il punto centrale dello sciopero, la regionalizzazione, è liquidato in pochi, generici, righi verso la fine del testo al quarto punto (su cinque). Si ribadisce che verrà salvaguardata l’unità e l’identità del sistema nazionale di istruzione, cioè in pratica che si rispetterà la Costituzione (e grazie!). Ma nulla si dice sulla competenza legislativa che passerà alle Regioni. Si scrive che verrà tutelata l’unitarietà degli ordinamenti, dei curricoli e del sistema di governo dell’autonomia scolastica. Si badi: l’unitarietà non l’unità. Il che ci fa ipotizzare la possibilità di un sistema con alcuni principi comuni ma con norme regionali differenziate, tipico della competenza concorrente e non di quella esclusiva.

Lo stato giuridico del personale sarà regolato dal Contratto nazionale (CCNL): questo punto riguarda l’unica garanzia cui i maggiormente rappresentativi tenevano, quella di non essere cacciati dal tavolo nazionale. Ma posta così la questione, i lavoratori non si sentono rassicurati affatto. Nulla impedisce la definizione, attraverso contratti decentrati regionali, una volta che le competenze regionali siano enormemente potenziate, di condizioni di lavoro differenziate.

Per il resto, il governo, bontà sua, concede ai sindacati tavoli di “confronto” su tutte le questioni. Confronto, non contrattazione: nuovo istituto sindacale che prevede quanto segue: “Il confronto è la modalità attraverso la quale si instaura un dialogo approfondito …, al fine di consentire ai soggetti sindacali di esprimere valutazioni esaustive e di partecipare costruttivamente alla definizione delle misure che l’amministrazione intende adottare. … Al termine del confronto, è redatta una sintesi dei lavori e delle posizioni emerse.”

In definitiva, con questa intesa i confederali danno il via libera alla regionalizzazione e rafforzano le posizioni della Lega. Vergognoso in tutta la vicenda il comportamento della CGIL. Ai sindacati ufficiali serviva solo la garanzia che permanesse uno straccio di contrattazione nazionale. Che poi le regioni ricche tolgano ulteriori risorse a quelle povere per le spese relative all’istruzione, a loro non interessa. A loro interessa solo il mantenimento dei privilegi del ceto politico-burocratico dei sindacalisti di professione. E quei privilegi per ora il governo non ha convenienza a toccarli.
Assolutamente grottesco poi il fatto che mentre revocano lo sciopero, mantengono la raccolta firme, che è una risposta inadeguata ed un arretramento sul piano della lotta contro la regionalizzazione.

Totale fuffa sono i punti sugli aumenti salariali. Scritti chiaramente per illudere ed ingannare i lavoratori. Adeguamento del potere d’acquisto? Ma rispetto a quando? Ci restituiranno il 20% medio che abbiamo perso negli ultimi due decenni? Il 10% che abbiamo perso dalla crisi del 2008? O i pochissimi euro pari all’inflazione del triennio 19-21? Domande retoriche: il governo si limita ad “impegnarsi per reperire risorse in occasione della legge di bilancio 2020 per un graduale avvicinamento all’Europa”. E sapendo quello che ci aspetta nella legge di bilancio, è un impegno ridicolo: reperire risorse finanziarie senza alcun riferimento a cifre e da dove verranno reperite, è una promessa senza fondamento.

Invitiamo i sindacati di base, le forze critiche all’interno della CGIL, i movimenti in difesa della scuola bene comune, i genitori, gli studenti, le lavoratrici e i lavoratori della scuola tutte/i a denunciare questa intesa truffa e a lavorare per la realizzazione a maggio di un grande sciopero generale contro l’autonomia differenziata, contro la secessione dei “ricchi”, contro la barbarie, per non precipitare di nuovo nell’Italia delle gabbie salariali.

COORDINAMENTO “NO AUTONOMIA DIFFERENZIATA