Il Financial Times oggi scrive sul Sudan: “Non possiamo sapere con certezza quale fosse il sentimento prevalente in Russia nel 1917 nei giorni in cui lo zar fu rovesciato, o come si sentisse la Francia nel 1871 nei giorni eccitanti e idealistici della breve esperienza della Comune di Parigi. Ma deve essere stato qualcosa di simile alla Khartoum dell’aprile del 2019”

Oggi dopo aver più volte interrotto colloqui con la giunta militare che ha assunto il potere destituendo il presidente Bechir contestato da sempre più grandi manifestazioni, l’ALC (Alleanza per la libertà e il cambiamento, che raggruppa i movimenti che guidano la rivoluzione) ha chiamato ad una manifestazione di un milione di persone per ottenere che tutto il potere sia passato ad una amministrazione civile di transizione,

La realtà probabilmente ha superato le aspettative: un folla immensa e mai vista in Sudan ha circondato il quartier generale dell’esercito.

Sui cartelli e sugli striscioni si può leggere il rifiuto di ogni potere militare, e l’indicazione di continuare le mobilitazioni per portare fino in fondo la rivoluzione.

Per la prima volta gruppi di giudici hanno partecipato pubblicamente alle manifestazioni reclamando l’indipendenza dal potere governativo.

Uno dei leader della rivoluzione, Siddiq Farouk, del SPA (Associazione delle professioni sudanese, punta di lancia delle mobilitazioni) ha minacciato ieri uno “sciopero generale” di tutto il paese sei Consiglio militare non accoglie le richieste dei manifestanti e di cedere il potere.

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