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La mia fiducia nella serietà, preparazione e correttezza del 90% dei giornalisti è da sempre vicina allo zero. Che i giornalisti (in particolare quelli televisivi) siano da sempre servi del potere e pennivendoli (con qualche lodevole eccezione) è un fatto assodato ed è vox populi (salvo dimenticarsene spesso, un po’ per mancanza di voci alternative, un po’ per pigrizia e assuefazione). E non sto parlando solo degli squallidi personaggi legati all’estrema destra, come il noto rincoglionito Vittorio Feltri o il povero marito dell’ineffabile Santanché (Santa….che?). Parlo proprio della categoria, nota per la flessibilità delle schiene e la predilezione per l’uso della lingua (intesa come organo contenuto nel cavo orale, da usare per umettare il posteriore di “quelli che contano”). Gli esempi sono innumerevoli. Ma una delle cose che mi fa più imbestialire (forse per la mia predilezione per le statistiche) è la presentazione dei risultati delle varie elezioni: a meno che non ci sia un partito (o una coalizione) che stravinca con, che so io, i due terzi dei voti, è quasi sempre difficile capire (in particolare dai titoli) chi sia il (o i) vincitore delle varie elezioni, in Italia e ancor più all’estero. E ciò è tanto più incredibile in quanto sarebbe semplicissimo, nell’articolo in questione, mettere due semplici tabelle, una di fianco all’altra, con l’elenco dei partiti e i rispettivi voti (e percentuali e seggi, se a qualcuno interessa) nelle elezioni in questione e in quelle precedenti. Ricordo che, almeno prima degli anni ’80 (i maledetti anni Ottanta!), qualche giornale aveva ancora il “vizio” di pubblicare articoli di questo tipo. Ma l’ondata iper-ideologica (nel senso del trionfo liberal-liberista) partita appunto in quel maledetto decennio ha spazzato via, a quanto sembra, insieme a quel briciolo di dignità e professionalità che caratterizzava una parte del giornalismo, anche il semplice buon senso. Questo l’ho verificato di nuovo stasera, quando ho letto i commenti televisivi e sulla carta stampata, sulle elezioni finlandesi. Non che abbia un interesse particolare rispetto a ciò che accade nel paese di Babbo Natale: il peso politico, economico e sociale della Finlandia è piuttosto relativo (paragonabile a quello del Lazio, che è rilevante su scala italiana, molto meno su scala europea, per non dire mondiale). E in più fa molto più freddo che nel Lazio. Ma cerco sempre di prestare un po’ d’attenzione agli umori che, seppur in modo distorto, si esprimono durante le elezioni. Ecco, per esempio, i risultati delle elezioni finlandesi di 4 anni fa (presi da Wikipedia, visto che NESSUN giornale le ha pubblicate, come non pubblicheranno domani i risultati reali).

Liste                                                     Voti            %      +/- %       Seggi     +/- seggi

Partito di Centro                             626.218       21,1      +5,3           49            +14

Veri Finlandesi   (estr. destra)      524.054       17,7       -1,3          38                -1

Partito di Coalizione Nazionale   540.212       18,2       -2,2          37                -7

Partito Socialdemocratico             490.102       16,5       -2,6         34                -8

Lega Verde                                        253.102         8,5      +1,3         15                 5

Alleanza di Sinistra                         211.702         7,1        -1,0        12                -2

Partito Popolare Svedese                144.802         4,9       +0,6         9                  –

Democratici Cristiani                       105.134         3,5        -0,5        5                 -1

Ora, secondo i risultati provvisori annunciati dai giornali italiani (ma che riguarderebbero il 98% dei voti), il primo partito sarebbero diventati i socialdemocratici (col 17,7%, non ci è dato sapere il numero dei voti): quindi, se la matematica non è un’opinione, un 1,2% in più. Al secondo posto (e ne parlano come fosse una novità) i razzisti dell’estrema destra “Veri” finlandesi, col 17,5%, uno 0,2% IN MENO (calo leggero, ma che si aggiunge a quello del 2015). Verrebbero poi i due partiti conservatori e moderati, Coalizione Nazionale, col 17% (-1,2), e Centro, col 15% (-6%, unico spostamento significativo). I due partiti a sinistra dei socialdemocratici “volano” (parola di Repubblica) al 10,3% i Verdi (+2) e all’8,4% i “post-comunisti” (+1,3). E così via. Ma i nostri pennivendoli vedono in questi dati la “vittoria” di una “sinistra” ridotta alla socialdemocrazia, nonostante gli altri due partiti abbiano, per la prima volta, più voti dei socialdemocratici (ma qui possiamo perdonargliela, per carità di patria, visto lo sforzo spasmodico per dipingere come sinistra la comoda socialdemocrazia). La cosa che più mi sorprende è parlare della presunta esultanza del leader dell’estrema destra (che i pennivendoli chiamano “populista”), che perde ancora qualcosina, dopo l’arretramento di 4 anni fa (restando, come 4 anni fa, il secondo partito come numero di seggi, grazie al radicamento rurale). Ora, che Salvini abbia interesse a far propaganda ai suoi amici reazionari è normale. Magari che la stampa di destra e d’estrema destra (cioè la maggioranza della stampa italiana e delle TV) faccia il coro delle pecore al proprio capo-bastone è altrettanto normale. Ma che anche la stampa presuntamente d’opposizione (come La Repubblica) non usi un minimo di senso critico (anche solo riportando i numeri delle precedenti elezioni) mi fa incazzare. Mi viene il sospetto che i nostri cari centro-sinistri abbiano tutto l’interesse a diffondere, anche a costo di prendere a schiaffi la matematica, la paura di un estrema destra in impetuosa crescita ovunque (il che, almeno in parte, è purtroppo vero), il cui argine può essere solo il misero 17,7% dei socialdemocratici svedesi o il 18,7% dei piddini nazionali. Se fossi un giornalista, sottolineerei piuttosto la continuazione del trend discendente dell’estrema destra razzista in Finlandia (che, dopo aver raggiunto il top una decina d’anni fa, sembra perdere lentamente terreno) che si inserisce in un quadro generale di indebolimento elettorale dei razzisti in quasi tutto il nord Europa (esclusa purtroppo la Svezia). Anche per evitare di gettare ancora più benzina, a forza di dar loro spazio con questi continui “al lupo, al lupo”, nell’infame serbatoio della destra italiana ed europea.

V.S.

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