Non so se Cesare Battisti, 40 anni fa, abbia ucciso davvero le 4 persone dei cui omicidi è accusato. Il fatto che sia stato condannato in via definitiva non costituisce, per me, una prova. Conosciamo fin troppo bene i metodi sbrigativi usati contro i cosiddetti “terroristi rossi”, le torture, le corruzioni, le sistematiche violazioni dei diritti degli imputati, ecc. Se qualcuno, a sinistra, crede ciecamente in quella che in tempi migliori si chiamava la giustizia borghese, sono fatti suoi. I rivoluzionari, da sempre, hanno un’altra visione della giustizia. Ciò non vuol dire approvare linea politica e metodi dei gruppi militaristi degli anni ’70 e ’80. Vuol dire che, pur ritenendo politicamente controproducenti le loro azioni (e a volte anche “moralmente” inaccettabili), capisco le ragioni di fondo che hanno portato migliaia di compagni a fare quelle scelte avventuriste e suicide. E continuo a ricordare il contesto di quegli anni, dalle stragi fasciste e di stato (da Piazza Fontana a Brescia, dall’Italicus alla stazione di Bologna) agli operai e agli studenti ammazzati dalle cosiddette “forze dell’ordine” (l’elenco in questo caso sarebbe purtroppo troppo lungo). Detto questo (e aggiunto il fatto non irrilevante che sono passati 40 anni, e che il Battisti di oggi è probabilmente piuttosto diverso da quello di allora, come riconosce la stessa giustizia borghese quando prospetta la prescrizione dei reati) non ho potuto fare a meno di provare un profondo senso di ripugnanza di fronte ai commenti degli “uomini del potere” (qui come in Brasile). “Regalino”, “è finita la pacchia”, “marcire in galera fino alla fine dei suoi giorni”, ed altri commenti che squalificano da soli i poveracci che li hanno emessi. Siete squallidi, degni rappresentanti di quella classe decadente che vi sforzate di rappresentare e difendere. Ominicchi, direbbe Totò (e pure caporali, invece di uomini). Con la cialtroneria tipica di chi è da sempre abituato a fare il prepotente con chi è debole ed indifeso, mentre striscia servile di fronte a chi è più potente di lui. Il povero Battisti, stretto tra i poliziotti, aveva nonostante ciò un’aria mille volte più dignitosa di lor signori. Anzi, sembrava quasi che un sorriso aleggiasse sul suo volto, un po’ come quel militante anarcosindacalista che venne immortalato da una bellissima foto, agli inizi del ‘900, mentre rideva durante il suo arresto. Una risata vi seppellirà, recitava la didascalia. Una risata sempre più amara, in questi tempi bui.

P.S. Un bel po’ di schifo me lo fa pure Evo Morales, ex promessa della sinistra boliviana e latinoamericana. Bravo Evo, sei riuscito a dimostrare che la Bolivia è ancora quella Repubblica delle banane asservita all’imperialismo che speravamo fosse stata seppellita negli ultimi anni. Que te jodas, Evo!

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