Il numero di novembre-dicembre 2018 di Inprecor (la rivista in francese dell’Internazionale) è dedicato in parte all’80° anniversario della fondazione della Quarta Internazionale (Parigi, settembre 1938). La cosa più interessante (almeno per coloro che si occupano della storia del movimento operaio) è un documento inedito (quasi uno “scoop” in termini giornalistici). Si tratta di un bollettino manoscritto (nel gulag non ti lasciavano certo stampare i documenti!) dell’aprile del 1933, intitolato “La svolta fascista in Germania”. Numerato come n.2 del “Bolscevico-Leninista”, giornale manoscritto dell’opposizione comunista di sinistra in URSS, non può non suscitare sorpresa vedere il livello di analisi approfondita di questi compagni, isolati in un gulag sugli Urali, paragonato alle sciocchezze diffuse a livello mondiale dalla stampa ufficiale stalinista, che giudicava effimero l’esperimento hitleriano, prevedendo una rapida riscossa proletaria dopo l’immane sconfitta (“Dopo Hitler, Thaelmann* – era lo slogan della KPD e della frazione staliniana, maggioritaria, della III Internazionale). Il documento è stato rinvenuto, insieme ad altri (che si spera verranno presto pubblicati) nel gennaio del 2018, durante lavori di ristrutturazione nell’ex Gulag di Verkhneuralsk (regione di Celjabinsk, Urali), cella n.312. In questo periodo i nostri compagni (le cui prime deportazioni erano iniziate già nel 1928) hanno comunque un certo accesso ai giornali ed una certa possibilità di avere contatti con altri gruppi di rivoluzionari imprigionati. In effetti gli scioperi della fame, iniziati nel 1930 ed inaspritisi nel ’31 e nel ’33, avevano riportato alcune vittorie, come il rispetto della giornata di 8 ore, lo status di prigionieri politici, un minimo di protezione dalle violenze delle guardie e dei criminali comuni, una razione di cibo meno asfittica, il diritto a riunirsi ed a “manifestare” (come il 1° maggio e il 7 novembre, quando si riunivano per cantare insieme L’Internazionale), ecc. Dopo l’assassinio di Kirov, nel dicembre del ’34, le cose peggiorano rapidamente, ed il clima di terrore, le esecuzioni arbitrarie, le violenze quotidiane di guardie e “zek” (criminali comuni), la fame endemica porteranno le migliaia di “trotskisti” sopravvissuti a tentare per l’ennesima volta, di imporre il rispetto dei detenuti (peraltro formalmente riconosciuti nella stessa Costituzione staliniana del ’36) tramite un lunghissimo sciopero della fame (tra il 27 ottobre 1936 e il marzo 1937). Anche questa volta la maggior parte delle richieste vengono accettate. Ma si tratterà di una tregua di pochi mesi. I processi-farsa di Mosca contro “la vecchia guardia leninista”, che porteranno in due anni allo sterminio di tutto l’ex gruppo dirigente bolscevico (escluso, ovviamente, il carnefice, il mancato prete georgiano Josif Stalin) segnano un punto di non ritorno. Stalin ha ormai deciso di sbarazzarsi di tutti i protagonisti della rivoluzione d’ottobre, in “alto” come in “basso”. Nel marzo del ’38 i militanti dell’opposizione di sinistra vengono fatti uscire a centinaia dai Gulag, portati nella tundra, allineati lungo fosse scavate per l’occasione ed assassinati dalle mitragliatrici, nel più puro stile nazifascista. Pochissimi erano riusciti ad evitare questa sorte, riuscendo ad evadere quando ancora il regime dei gulag era meno duro, come Arben Dawitian (che riuscirà a fuggire in Iran, e di seguito in Francia, nel luglio 1934), che sarà uno degli animatori del gruppo della resistenza francese Manukian e finirà fucilato dalla Gestapo il 21 febbraio 1944. Ricordare oggi questi coraggiosi compagni è uno dei compiti che spettano a chi non vuole che la memoria rivoluzionaria venga spazzata via definitivamente in questi tempi bui di “Alzheimer politico”.

Flavio Guidi

 

* Segretario del Partito Comunista Tedesco (KPD)

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