Dopodomani, venerdì 11 gennaio, alle 9, si terrà la seconda udienza del processo intentato dal padrone della Motive di Castenedolo, Giorgio Bosio, contro un collaboratore del nostro blog, Flavio Guidi. Ricordiamo brevemente i fatti. Nel febbraio 2016 22 lavoratori dipendenti dalla Cooperativa Uniqa (assunti con mansioni di “pulizia”, a 6,70 euro all’ora!) ma utilizzati dalla Motive in produzione (motori elettrici), entrano in sciopero, chiedendo un contratto che riconosca il loro lavoro (cioè il contratto metalmeccanico). Per tutta risposta Bosio li licenzia. I 22 lavoratori si rivolgono al SICOBAS di Brescia, ed inizia una lotta che durerà quasi tre settimane. Tre settimane di picchetti (da prima dell’alba a notte inoltrata!) dei 22 lavoratori, appoggiati da militanti del SICOBAS, di Sinistra Anticapitalista, del Magazzino 47, del Partito Comunista dei Lavoratori e di Ross@. Un lotta non spezzata neppure dall’intervento della Celere, alla fine di febbraio, ma che finirà comunque con una sconfitta, di fronte all’intransigenza padronale (supportata dall’intervento delle “forze dell’ordine”) e al logoramento dei 22 operai, che non hanno trovato purtroppo la solidarietà del grosso del movimento operaio (FIOM in primis). Durante la lotta Giorgio Bosio si lascia andare pubblicamente agli insulti nei confronti di chi solidarizza con i 22 operai, definendo “pregiudicati” i militanti del SICOBAS, scrivendo sul sito Facebook del Giornale di Brescia (colpevole di aver scritto un articolo insolitamente obiettivo sullo sciopero e le condizioni di lavoro dei 22 operai), tra le tante amenità, che i sindacalisti si prenderebbero una tangente del 10% dell’indennità di disoccupazione. Il paradosso è che il calunniatore si senta “diffamato” dai nostri articoli, in cui viene definito arrogante e negriero, e decida di denunciare il nostro collaboratore, reo di aver risposto per le rime anche sul sito Facebook del GdB, per presunta diffamazione. Forse Bosio (che tra l’altro, sulla sua pagina Facebook, si distingue per commenti razzisti tipici dell’estrema destra) si è sentito “diffamato” perché lui non si è mai occupato di tratta degli schiavi africani (definizione da dizionario della parola “negriero”), essendo arrivato a sfruttare il lavoro altrui agli inizi del XXI secolo, e non del XIX! Glielo concediamo: essere un “negriero” oggi, in senso letterale, è per fortuna impossibile, visto che, grazie alle varie rivoluzioni (a partire dal 1789), sarebbe totalmente illegale! Al massimo si possono assumere (grazie alle vergognose leggi partorite negli ultimi 25 anni dai vari governi, centro-destri o centro-sinistri) dei lavoratori (“soci” di pseudo cooperative) facendoli lavorare per la metà (o addirittura meno) di quanto spetterebbe loro viste le mansioni effettive. Si sa, il plusvalore non è mai abbastanza!

Comunque l’appuntamento, per chi volesse portare la sua solidarietà, è alle 9 di mattina di dopodomani davanti al Palagiustizia di Brescia.