Sala non proprio gremita, ieri sera, al Caffè Letterario di Via Beccaria, per la prima riunione (interlocutoria è stata definita nella relazione introduttiva di Dino Greco, ex segretario della Camera del Lavoro di Brescia ed ex direttore del quotidiano del PRC, Liberazione). Meno di una quarantina i presenti, appartenenti a varie organizzazioni, associazioni, gruppi della sinistra d’opposizione bresciana, oltre a qualche militante storico “indipendente” (come Pietro Garbarino, Luigino Beltrami o Majid Daoudagh). Oltre ovviamente a Rifondazione Comunista e a Sinistra Anticapitalista (che fanno parte, insieme ad altri compagni non appartenenti ad alcuna organizzazione, del Forum Sociale Anticapitalista, organizzatore di questo primo incontro) erano presenti militanti dell’ANPI (il presidente provinciale, Lucio Pedroni), di Sinistra Italiana (il segretario Luca Trentini), di Medicina Democratica (il presidente Nino Cimino), di Communia-Collettivo Rebel, del movimento femminista Non Una di Meno, del Collettivo Linea Rossa della Bassa, delle associazioni antirazziste Comitato Senza Confini e Cross Point, di vari comitati ambientalisti (NO TAV, Acqua Pubblica, Comitato Spontaneo contro le nocività), dell’Associazione Italia-Cuba (il presidente Ivan Guerrini), del Comitato Anti-Sfratti, del Coordinamento della Sinistra della Val Trompia. Tra le organizzazioni politiche e sociali invitate mancavano il Centro Anarchico Bonometti e l’area legata al Magazzino 47, e brillavano per la loro assenza tutte le realtà sindacali, dalla sinistra CGIL alla CUB (che avevano entrambe assicurato la loro presenza), dai COBAS all’USB, dal SICOBAS all’ORMA. Insomma, il classico bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno, a seconda dei punti di vista. Certo, per chi si aspettava una partecipazione relativamente “di massa” una parziale delusione. In realtà i partiti, organizzazioni, associazioni hanno preferito procedere, diciamo così, con i piedi di piombo, ammaestrati da troppe “false partenze”. Ed hanno quindi, nella maggior parte dei casi, inviato una mini-delegazione (quasi sempre un solo militante), per “annusare l’aria”. Tutti e tutte (compresi i singoli compagni, i famosi “cani sciolti”) hanno sottolineato la pericolosità e negatività dell’attuale situazione politica, sociale, culturale (il famigerato “vento di destra”) e hanno concordato sull’impossibilità di una risposta “in ordine sparso”, stigmatizzando le chiusure autoreferenziali, i settarismi, le pretese autosufficienze, presenti, purtroppo, un po’ ovunque in una sinistra che ha introiettato la sconfitta fino al midollo. Chi più, chi meno, hanno fatto quasi tutti riferimento alle passate esperienze (tutte viziate dall’elettoralismo, si è detto, il che sarebbe stato causa dei successivi “insabbiamenti”), da Rivoluzione Civile fino al recentissimo Potere al Popolo, naufragato sugli scogli delle forzature “partitiche”. Quindi, non troppo entusiasmo , ma molta attenzione  (almeno stando alle dichiarazioni). Battaglia antifascista ed antirazzista, femminismo, difesa delle condizioni di vita dei lavoratori ed in genere degli oppressi (a partire da pensioni, salari, casa, salute, ecc.), lotta contro il riarmo (e la base di Ghedi in particolare) sono emersi come temi di convergenza da strutturare in modo permanente, al di là delle cosiddette “convergenze nelle singole lotte” (da tutti ritenute insufficienti). E per questo si è deciso unanimemente di rilanciare, con una nuova assemblea da tenersi verso la metà di gennaio, dopo il necessario confronto interno alle varie realtà presenti (e cercando nuovamente il coinvolgimento di chi, per una ragione o per l’altra, ieri è stato assente).

Flavio Guidi

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