Se è vero che una rondine non fa primavera, è probabile che anche due rondini non riescano ad annunciare l’arrivo della bella stagione. E il maestrale che soffiava oggi su Torino (trasformato in un tiepido fohn dalle Alpi), pur provenendo dalla Francia in rivolta, non è detto che riesca a riscaldare il gelido clima politico-sociale italiano. Ma è pur vero che, per la seconda volta in un mese, una grande manifestazione con decine di migliaia (cifre vere, non quelle pompate dai media) di persone ha percorso le vie di una metropoli italiana. Dopo la grande manifestazione antirazzista di Roma di un mese fa, un’altra manifestazione, ancora più numerosa (si parla di 70 mila, e alcuni si sono spinti addirittura a valutare in 100 mila la cifra dei manifestanti), ha mostrato che non tutti, in Italia, sono in letargo. Il NO TAV di Torino ha più che doppiato i 20-25 mila Si Tav (padroni, bottegai, qualche burocrate sindacale, PD, Forza Italia, Leghisti e fascisti) di due settimane fa). La grande maggioranza appartenente ai movimenti di base NO TAV (in prima fila i valsusini, ovviamente), ma anche ai sindacati di base e alla CGIL (con in prima fila i compagni dell’Opposizione di Sinistra nella confederazione), ai gruppi e partiti della sinistra radicale (dai Centri Sociali a Rifondazione, dagli anarchici a Sinistra Anticapitalista, da Potere al Popolo al PCL, dal PCI al PC di Rizzo, e persino un po’ di “grillini” non ancora vendutisi all’alleanza giallo-verde). Presente anche una nutrita delegazione bresciana (circa 150 compagni, arrivati con due pullman strapieni e con alcune automobili (Mag 47, PRC, SA, COBAS, NO TAV del basso Garda, Pap, ecc.), oltre il triplo della delegazione di sabato scorso a Milano. Insomma, non c’è da esagerare con l’ottimismo, ma qualche segnale di risveglio autunnale, in questo paese apparentemente dormiente, si sta notando.

Vittorio Sergi

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