E’ difficile quantificare la marea di persone che ha attraversato l’assolato centro di Torino. Di certo non si vedevano così tante bandiere no tav garrire al vento per le strade del capoluogo piemontese dalla manifestazione del 17 dicembre 2005, quando il movimento No Tav, dopo aver liberato Venaus proprio l’8 dicembre, riuscì nell’impresa di coinvolgere il capoluogo torinese nella battaglia contro la linea Torino – Lione. Anzi, è probabile che oggi le persone fossero di più di quel lontano 2005. Difficile stabilire la cifra esatta, di certo molte decine di migliaia, molte di più, tante di più delle migliaia di persone scese in piazza Castello sotto l’egida della borghesia torinese.

E’ stata una straordinaria manifestazione popolare che ha visto alla sua testa le donne no tav e la popolazione valsusina, ma che è riuscita a coinvolgere anche moltissime lavoratrici e lavoratori torinesi così come molti giovani consapevoli che il futuro della città non può essere legato alle grandi opere o grandi eventi, né tanto meno ad una fantomatico ritorno ai tempi di Cavour. 

Tante e tanti sono stati coloro venuti da ogni parte d’Italia, dai comitati contro le grandi opere e inutili volute dai governi precedenti e che il governo gialloverde vuole riconfermare. 

La sinistra politica e sociale ha dato segni di vitalità. Intanto erapresenti numerosi centri sociali ; l’ Askatasuna ha avuto, d’altro canto, un ruolo importante nella gestione del percorso che ha portato alla manifestazione  e nel gestire gli equilibri tra le varie anime del movimento. Era presente in gran numero il raggruppamento di forze (tra cui Cub e Prc) a cui abbiamo partecipato come Sinistra Anticapitalista per cercare di far vivere in questa manifestazione anche l’opposizione al Decreto Sicurezza che, rispetto ai pacchetti sicurezza precedenti, fa ancora un passo in avanti nella criminalizzazione dei migranti così come dei movimenti, così come alle politiche sociali che si pongono in continuità con le politiche liberiste dei precedenti governi.

Molti i giovani nello spezzone di Pap, mentre Sinistra Italiana era presente in tono minore rispetto alle altre forze e si è unita allo spezzone dell’Arci. Significativa anche la presenza degli anarchici, tra le anime storiche del movimento.

L’opposizione è emersa anche nei diversi spezzoni sindacali,finalmente uniti nella stessa manifestazione. Non accadeva da tempo. Buona la presenza delle lavoratrici e dei lavoratori del sindacato è un’altra cosa – Cgil che ad un certo punto sembrava aprire lo spezzone della Cgil, che nel Piemonte si è schierata contro il tav, nel quale va segnalata la presenza della Fiom. Tanti i migranti tra i si cobas, che hanno posto l’accento contro le politiche capitaliste che devastano i territori e sfruttano i migranti. Buona anche la presenza degli altri sindacati di base, come i Cobas e l’Usb. 

i 5 stelleCertamente erano presenti molti attivisti dei 5 stelle, anche se con qualche sparuta bandiera e di sicuro tanti elettori, più o meno delusi, dal movimento pentastellato. La visibilità, tuttavia, è stata conquistata soprattutto grazie alla presenza degli amministratori, i consiglieri regionali e comunali e il vicesindaco Guido Montanari che, pur essendo indipendente, non nasconde le sue simpatie per il M5s. Con gli amministratori era presente anche una piccola delegazioni di sindaci francesi no Tav e di Gilletsjaunes. 

Proprio il vicesindaco Montanari, oggetto anche di una piccola contestazione da parte di un gruppo di anarchici che ha denunciato la collusione dei grillini con le politiche razziste della Lega, ha rilasciato un’intervista che sarà discussa e che si fa interprete della posizione del comune, ma nei fatti anche dei pentastellati. Le sue parole sono chiare, e in effetti, suggellano il passaggio dalla posizione NO Tav a quella Boh Tav , felicemente sottolineata dalla penna satirica di Vauro. Le sue parole sono chiare: “ Se il governo dicesse sì, ci adegueremo. Come amministrazione locale dobbiamo sottostare alle indicazioni degli organi centrali. Se i dati verranno analizzati correttamente non ci sarà niente da dire. Ma il governo dovrà dire si sulla base di valutazioni scientifiche e non politiche”. 

E’ chiaro che i dirigenti del M5s stanno preparando i passaggi necessari volti a far bere il calice amaro ai loro attivisti. 

Buona parte della piazza era consapevole di questo, anche se i toni dei leader storici del movimento erano lievemente diversi. Perinosi è rivolto esplicitamente al M5s chiedendo loro di resistere con forza, pure rendendosi conto che non sono soli al governo, e di portare a casa quello che hanno promesso; Lele Rizzo ha concluso romanticamente citando Gigi Radice, l’ultimo allenatore dello scudetto granata, un uomo che sapeva perdere, ma lottava fino all’ultimo; mentre Nicoletta Dosio è stata più critica nei confronti del M5s, pur non citandolo espressamente, asserendo che il movimento No Tav non potrà assolutamente accettare la politica delle compensazioni, ossia un no al tunnel in cambio della realizzazione di tutte le altre grandi opere. La cosa, in realtà, sta già accadendo come ha gridato a gran voce il numeroso spezzone del No al Terzo Valico il cui progetto non è stato abbandonato dall’attuale governo reazionario. Il rischio reale è che il M5s utilizzi la manifestazione nella trattativa in atto con la Lega, nella speranza che la valutazione scientifica abbia corsi lunghi. 

La posta in gioco. E’ chiaro che ancora oggi molti settori del Movimento No tav aggrappano le loro speranze nei grillini. Ilrapporto stretto con il M5s rischia però di essere un abbraccio mortale. La forza del movimento è consistita proprio nella capacità di rendersi autonomo e di costruire nel corso degli anni le proprie strutture decisionali. 

Non solo, se il movimento, infatti, è riuscito a resistere durante tutti questi anni alla violenza repressiva dei diversi apparati di Stato, all’imponente campagna si tav, lo deve alla capacità di aver in molti casi supplito, in un periodo storico in cui i rapporti tra le classi sono mutati prepotentemente a favore delle classi domanti, alle difficoltà del movimento operaio così come del movimento ecologista,  diventando un simbolo contro la devastazione sociale e ambientale del capitalismo. 

Proprio per questo la piazza si è tinta del coloro rosso. Ancora una volta il movimento No Tav ha ridato speranza a chi vuole lottare contro la logica del profitto.  

Lo è stato anche ieri dove da tanto tempo la sinistra anticapitalista e radicale, così come quella sociale e sindacale non si ritrovava da tempo assieme in piazza, dove molti giovani sono scesi anche perché hanno visto nella manifestazione un degno contraltare alla manifestazione reazionaria e razzista di Salvini a Roma, dove tante lavoratrici e lavoratori si sono ritrovati insieme anche  per contrastare le politiche di Confindustria, dove non pochi migranti sono scesi in piazza riconoscenti nei confronti della popolazione valsusina sta dimostrando la propria solidarietà nei confronti di coloro che cercano ancora oggi di superare disperatamente il confine con la Francia. 

La disponibilità a costruire un’opposizione sociale contro le politiche del governo è emersa. Non si può perdere l’occasione, occorre ora amplificarla.