Tutti ormai dovrebbero sapere del referendum provinciale per L’acqua pubblica che si terrà il 18 novembre nei tradizionali seggi di tutta la provincia.

Dovrebbero perché il principale problema di questa consultazione è l’informazione: mass media e istituzioni hanno deciso di mettere la sordina su questo appuntamento che rappresenta un passo decisivo non solo per fermare la privatizzazione della gestione del servizio idrico in provincia (per la precisione: 114 comuni su 204, i restanti sono gestiti da A2a per riserva di legge sino a scadenza delle concessioni dei singoli consigli comunali), ma anche per porre le basi della riconquista della gestione pubblica dell’intero servizio idrico provinciale.

Ma andiamo per ordine: nel 2015 l’assemblea dei sindaci della provincia fu portata ad approvare la scelta di privatizzare il 49% della società a r.l. “Acque bresciane” appena fondata. Qualche sindaco parlò di approvazione sotto ricatto, un groppo di sindaci della Bassa bresciana propose emendamenti per scongiurare la privatizzazione, ma furono impediti alla presentazione, la votazione pertanto avvenne obtorto collo su una sola scellerata proposta. La votazione fu particolare: non si contarono i favorevoli, ma solo i contrari e gli astenuti, dando gli altri per differenza favorevoli e presenti. Una modalità non prevista dal’ ordinamento amministrativo.

Peraltro prima della votazione una cosa era già certa: nessun consiglio comunale ne giunta, salvo il caso di un comune della Franciacorta, esaminò la questione, ovvero non vi erano mandati formalizzati ai sindaci!

La provincia deliberò la privatizzazione, ma una opportunità presente nel regolamento degli istituti di partecipazione del consiglio provinciale permise a ben 55 consigli comunali di chiedere il referendum consultivo con il seguente quesito:

“Volete voi che il gestore unico del servizio idrico integrato per il territorio provinciale di Brescia rimanga integralmente in mano pubblica, senza mai concedere la possibilità di partecipazione da parte di soggetti privati?”.

In più di un’occasione durante le sedute del consiglio provinciale e in dibattiti pubblici gli esponenti dei privatizzatori riuscivano a citare A2A come soggetto con ogni probabilità aggiudicatario della gara pubblica per la vendita del 49% della società provinciale acque bresciane, peccando forse di sincerità, ma sicuramente non rendendosi conto di esprimere ipotesi troppo azzardate. La gara pubblica degenera in turbativa d’asta per molto meno…..a buon intenditor…

Siamo ad oggi, il Comitato referendario acqua bene comune da alcuni mesi chiede ai sindaci di sottoscrivere l’impegno a rispettare l’esito referendario, molti, come Del Bono a Brescia l’hanno fatto.

È successo anche che i propugnatori della privatizzazione abbiano abbassato le pretese, almeno per ora: il pd darà addirittura indicazione di votare si anche se si profila un desiderio di mani libere per il dopo. Non si trovano facilmente esponenti del no, il comitato non si è nemmeno costituito.

Tutto bene quindi per L l’esito referendario?

Per un verso si: il tema della permanenza in mani pubbliche della gestione del servizio idrico ha fatto egemonia, diventando un caso nazionale, ha rivitalizzato le forze che in provincia si sono impegnate nel sostegno alle legge di iniziativa popolare sull’acqua e per il referendum del 2011.

Il black out informativo è pesante. Le istituzioni stanno garantendo il silenzio, i mass media peggio: si sono appalesati attraverso i giornaloni bresciani gli appetiti e le tesi di quei poteri che strumentalmente sostengono la presenza dei privati come indispensabile alla realizzazione degli investimenti previsti dal piano d’ambito licenziato dall’Aato, autorità provinciale. 

Tutti “tengono famiglia”, anche a Brescia. La realtà, sempre occultata, è che gli investimenti sono finanziati dalla tariffa (si chiama full ricovery cost perché deve coprire tutti i costi della gestione, compresi purtroppo quelli finanziari scacciati dal referendum del 2011 e riammessi truffaldinamente dalla legge criminogena denominata “Sblocca Italia”) e beneficiano anche di finanziamenti a fondo perduto da parte di enti pubblici come la Regione. 

Tutte le provincie lombarde (salvo Mantova) tra cui Milano, che ha la tariffa dell’acqua più bassa d’ Italia, gestiscono mediante società interamente pubbliche.

Con l’avvento dei privati nella gestione del servizio idrico che gli investimenti sono crollati. È il sistema Atlantia insomma.

Ma non vi è dubbio che il privato è effettivamente indispensabile per una cosa: creare profitti sfruttando un monopolio naturale, a consumo obbligato, senza rischi imprenditoriali quindi, che garantisce enormi margini tolti al necessario reinvestimento nelle reti, nella manutenzione, nella qualità del servizio come invece farebbe un’azienda pubblica.

Sapete quanto è stato il profitto di A2A nel 2017 per il solo ciclo idrico?

Ben il 19 %!!!! 16.000.000 di euro su 88 di volume d’affari: uno scandalo!

È per questo che non possiamo permettere che un privato entri nella gestione del servizio.

Entrerebbe da padrone incontrastato: il 49% basterebbe per sottomettere le richieste di qualsiasi comune.

E la necessità di massimizzare i profitti si ripercuoterebbe sui livelli di qualità del servizio, sulla manutenzione di reti ed impianti, sui lavoratori. Ed infine sulle tariffe, condizionate da una così ingombrante presenza tecnologica e finanziaria, così come accaduto in svariate parti d’Italia come Aprilia e la Toscana dove i processi di privatizzazione hanno galoppato, spinti dalla filosofia piddina.

È chiaro che abbiamo la priorità di convincere a votare più persone possibili. È la condizione indispensabile per imporre un cambio di rotta radicale: il punto di arrivo è la ripubblicizzazione, cioè la costituzione di una società di diritto pubblico per la gestione dell’intero servizio idrico provinciale.

Qui i giornaloni hanno già sostenuto che bisognerebbe rimborsare i privati (cioè A2a) per gli investimenti fatti: ma questi, alla scadenza delle concessioni dei comuni, non potranno essere pagati due volte dai cittadini che li hanno già pagati in tariffa. Ergo nessun rimborso.

Ma la questione della scadenza delle concessioni ( e della loro esistenza) è troppo succulenta, necessita di un articolo ad hoc: rimanete connessi. Per Brescia poi vi sono delle recentissime novità!

Intanto buon referendum!

Ecco il sito del comitato: https://acquapubblicabs.org

 

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