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La guerra del Vietnam (2ª parte, quella contro gli americani) accompagna tutte le mobilitazioni della seconda metà degli anni ’60. Dopo la vittoria vietnamita contro i francesi, nel 1954, il coinvolgimento dell’imperialismo USA si fa sempre più pesante. E dopo il cosiddetto “incidente del golfo del Tonchino” del 1964, l’escalation guerrafondaia del successore di J.F. Kennedy, Lyndon Johnson, porterà ad oltre mezzo milione i soldati USA schierati a difesa del governo fantoccio di Saigon. Il generale alla testa delle forze d’invasione nordamericane, Westmoreland diventerà famoso, come ricorda questa canzoncina, cantata dal movimento studentesco della seconda metà dei Sessanta: “Il general Westmoreland ha scritto a Lyndon Johnson: in fondo alla galleria vedo già la vittoria mia! Bye Bye Wetmoreland, comprati un canocchiale, se vedi la vittoria, ci vedi molto male! Il general Westmoreland ha scritto alla nazione: se mi date un quarto d’ora vincerò con l’aviazione! Bye bye Westmoreland, il tuo orologio sbaglia: l’ora giusta te la danno i vietcong in battaglia!

 

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Un’altra foto simbolo della lotta antimilitarista, in particolare contro la guerra del Vietnam. È il 21 settembre 1967: questa ragazza di 17 anni, Jan Rose Kasmir, partecipa alla marcia dei 100 mila a Washington. Negli USA (ma ormai un po’ ovunque), il Vietnam è diventato l’incubo (e la speranza) di un’intera generazione: militanti, hippies, veterani della II guerra mondiale, sindacalisti combattivi, afro-americani, ecc. si battono con crescente determinazione per fermare l’escalation di Johnson.

 

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È il 9 ottobre 1967: il corpo senza vita di Ernesto “Che” Guevara giace su questa barella. Catturato e ferito il giorno prima dai “ranger” boliviani addestrati dalla CIA, viene barbaramente assassinato. I suoi assassini si illudono di cancellare così la proposta politica del “gerrillero heróico”. In realtà quello che era già un mito per le masse popolari cubane, diventerà il punto di riferimento ideale per milioni di giovani e meno giovani in tutto il mondo, nel ’68 e oltre. L’ex ministro che torna alla guerriglia incarnerà l’ideale del socialismo rivoluzionario, libertario ed antiburocratico, nonostante il disprezzo più o meno mascherato che le burocrazie al potere nel cosiddetto “socialismo reale” (sovietica, cinese, ecc.) gli dedicheranno. Per quanto sia una magra consolazione (inquinata pure dal consumismo, ahimè), ci sono ancor oggi milioni di magliette, bandiere, adesivi con la faccia del “Che”. Nessuna col faccione corrucciato di Brezhnev e quasi scomparse anche quelle col faccione rotondo e sorridente del “grande timoniere” Mao Tse Tung, passato di moda rapidamente.

 

Risultati immagini per occupazione di palazzo campanaIl 27 novembre 1967 gli studenti, per protestare “contro l’autoritarismo dei docenti e l’assenteismo delle autorità governative” occupano Palazzo Campana (sede delle facoltà umanistiche), a Torino. Sono i primi vagiti del ’68 giovanile e studentesco che, in pochi mesi, travolgerà la scuola e l’università italiana.

 

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Il ’68 inizia con la famosa “offensiva del Tet (il capodanno vietnamita)” del 30-31 gennaio 1968. Un’offensiva scatenata dai vietcong e dall’esercito nordvietnamita, che coglierà di sorpresa i nordamericani e i sudvietnamiti, che riusciranno a fatica a riconquistare le posizioni perdute. L’offensiva del Tet fu un momento decisivo della guerra del Vietnam; nonostante il mancato successo militare, costituì una grande vittoria morale e propagandistica per i Viet Cong e il Vietnam del Nord e provocò una grave crisi politica e psicologica negli USA. Entro poche settimane il presidente Johnson decise di ritirarsi dalla vita politica e di arrestare l’escalation, iniziando colloqui di pace.

 

 

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