Dopo gli ultimi tempestosi sviluppi (di cui hanno parlato anche i media nazionali) pare che Potere al Popolo si sia sdoppiato. La votazione on-line dello statuto, conclusasi due giorni fa, invece di chiudere le polemiche, le ha rinfocolate (come d’altra parte c’era da aspettarsi). Da un lato i sostenitori dello Statuto n.1 (sostanzialmente il duetto ex OPG-Eurostop) definiscono i 3.332 voti ottenuti come una “vittoria”, ritenendo che solo i 4.041 votanti siano da ritenere il “corpo militante” di Pap. E quindi, come se niente fosse, sembrano intenzionati a proseguire sulla strada del “nuovo partito”, che dovrebbe chiamarsi, ça va sans dire, Potere al Popolo. Dall’altra gli ex sostenitori dello statuto n.2 (sostanzialmente l’area di Rifondazione Comunista), la cui presentazione era stata ritirata due giorni prima della votazione on line, e che sottolineano come la maggioranza non solo degli aventi diritto (i famosi 9.100 iscritti), ma anche solo degli “accreditati” (7.200) abbia “bocciato” la proposta di statuto (a questo punto la sola rimasta, la n.1), tramite l’astensione (a cui avevano invitato gli 11 della minoranza del Coordinamento Nazionale) oppure il voto contrario. Come ho già espresso in un precedente articolo, a mio avviso è più “legittima” la seconda posizione, in quanto siamo in presenza di un’astensione voluta e organizzata sostanzialmente maggioritaria. Ed uno statuto che non raggiunge, non dico i 2/3, ma neppure il 50% degli aventi diritto al voto non credo sia accettabile in nessuna organizzazione (neppure una bocciofila). Le riflessioni fatte da alcuni compagni del duetto OPG-Eurostop, con i paragoni con i grillini o con Podemos, non mi sembrano pertinenti. Non tanto per la sproporzione dei numeri (oltre 100 mila i grillini, mezzo milione per Podemos, ben lontani dai poco più di 9 mila di Pap), quanto perché l’iscrizione a Pap è stata attivata, nei giorni precedenti la votazione, proprio per poter votare lo statuto. Comunque, al di là della polemica, restano alcuni fatti obiettivi.

  1. Pap è a tutt’oggi spaccato più o meno esattamente in due: 3.332 che sostengono lo statuto e quindi la trasformazione in partito, e 3.900 circa che, astenendosi o votando contro, rifiutano questa trasformazione. E lasciamo perdere i 1.900 circa che, pur essendosi iscritti, non sono stati “accreditati”.
  2. Entrambi gli schieramenti continuano a richiamarsi, nel nome e nel simbolo, a Potere al Popolo. Gli uni, che potremmo definire Pap 2.0, gli altri più legati al Pap originario (modello fronte o movimento pluralista).
  3. I “depositari” del nome e del simbolo sono 4 organizzazioni: l’ex-OPG, il PRC, Eurostop e Sinistra Anticapitalista. Quest’ultima, tiratasi fuori dalla bagarre da circa un mese, ha già dichiarato che non si avvarrà del diritto legale di impedire agli altri di usare nome e simbolo. Gesto magnanimo, ma che non cambia il succo del problema. Gli altri tre hanno tutti eguale diritto ad inibire l’uso di nome e simbolo. Se il duetto OPG-Eurostop vuole usarlo, ma il PRC si oppone, non potranno farlo. E viceversa. Che succederà da qui all’assemblea nazionale del 21 ottobre? Nasceranno due Pap che si combatteranno (anche) a colpi di carte bollate?

Qui a Brescia abbiamo preceduto gli sviluppi di Pap nazionale di almeno 5 mesi. Sarà perché siamo lungimiranti o perché da noi abbonda il settarismo e la litigiosità più che su scala nazionale? Infatti già nel mese di aprile una minoranza di compagni, contrari all’elezione di Dino Greco come delegato provvisorio di Brescia al Coordinamento Nazionale e vicini al duetto OPG-Eurostop (sostanzialmente quelli del CS 28 maggio di Rovato) hanno “fatto scissione”, creando l’Assemblea di Pap Franciacorta, a cui mano a mano hanno aderito dei compagni che, pur non risiedendo a Rovato (e neppure in Franciacorta) si riconoscono nelle loro posizioni. La scissione è avvenuta più o meno silenziosamente, senza comunicarla all’Assemblea Provinciale (che continua a riunirsi ogni martedì nella sede del PRC di via Cassala – via Eritrea, a Brescia), ma è ormai acquisita, al di là della “legittimità” (tra l’altro “pre-statutaria”), al punto che l’Assemblea Provinciale di Pap ne ha preso formalmente atto, tre settimane fa, nominando un nuovo tesoriere (visto che la precedente, senza dir nulla, era passata armi e bagagli con gli “scissionisti” già da mesi) ed invitando i compagni di Rovato a restituire il controllo (password, mailing list) del sito di Potere al Popolo Brescia, detenuti finora (paradossalmente) dalla minoranza ormai “scissa” da mesi. Come i lettori possono vedere, si tratta dell’ennesima, litigiosa, impotente, falsa partenza, per una “sinistra radicale” che sembra aver smarrito ogni traccia di buon senso. Insomma, grande è il disordine sotto il cielo, ma la situazione non è eccellente, con buona pace del presidente Mao, tanto caro ai compagni di Pap 2.0.

Flavio Guidi

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