Gentile Claudio, visto che si avvicina l’inizio dell’anno scolastico mi sento di sottoporre alla tua attenzione questa esperienza che ho la fortuna di vivere ogni giorno lavorativo da circa 15 anni…

A Chiari, paese di poco meno di 20.000 abitanti in provincia di Brescia, i cari ex-colleghi Silvana, Claudia, MariaGrazia e Luciano hanno attivato circa 35 anni fa una Scuola di Formazione Professionale per ragazze e ragazzi con ritardo mentale. Ora siamo Rita, Mimma, Nicoletta, Marco e Marco a proseguire il lavoro con nuove energie ma seguendo la strada tracciata.

Una proposta formativa innovativa rivolta ad allievi e famiglie che permettesse di valorizzare le potenzialità esecutive di giovani certificati in un periodo precedente alla legge 68 del 1999 relativa al diritto al lavoro dei disabili che restituisse dignità ad una categoria di persone escluse sia dal percorso scolastico (la legge 104 sull’inclusione scolastica che verrà emanata solamente nel 1992) che da quello lavorativo.

Naturalmente anche la relazione con le famiglie è da sempre coltivata con estrema cura: dopo anni di relazione spesso difficile e sconfortante con le istituzioni (anche scolastiche) in cui i figli e le figlie erano espressione di una limitazione (la classica “ultima ruota del carro”) i colleghi hanno basato il lavoro sull’accettazione della persona, lavorando sulle capacità operative ed imitative sempre in una dimensione di lavoro cooperativo all’interno del gruppo.

Inoltre affianchiamo i genitori in un periodo critico di crescita e maturazione dei figli: proponiamo perciò esperienze (autonomie, gite, soggiorno estivo…) ed occasioni formative che cerchino di favorire da una parte la gestione del periodo adolescenziale per i primi e dall’altra la naturale emancipazione dei secondi.

La formazione e l’inserimento lavorativo di giovani studenti con ritardo mentale medio o lieve è stata impostata secondo criteri pedagogici rigorosi (ad esempio il lavoro di Enrico Montobbio relativo a strategie e metodi per l’inserimento lavorativo di persone con difficoltà cliniche o sociali ) e processi che rispettassero le difficoltà di astrazione degli allievi.

Infatti, dopo anni di difficoltosa rincorsa di traguardi didattici per loro irraggiungibili era necessario riportare la proposta formativa verso aree ed esperienze a loro accessibili: non certo per creare un ghetto o accontentarsi di quanto raggiunto, ma per permettere loro di evolvere secondo direzioni non ancora esplorate, in quanto la didattica tradizionale prediligeva allora (ma spesso anche adesso…) un lavoro intellettivo d’aula impossibile da comprendere appieno a causa delle difficoltà congenite.

In questi anni si è quindi sviluppata una metodologia basata sulla pratica laboratoriale che aiutasse le ragazze ed i ragazzi a sperimentarsi in attività pratiche, ma soprattutto incentrata sulla relazione interpersonale, perché lavorare bene è soprattutto una questione di tranquillità emotiva, oltre che di abilità manuale o comprensione intellettuale.

La nostra sezione disabili (questo il nome con cui storicamente siamo conosciuti) è una struttura adiacente al resto dell’istituto Zanardelli, frequentato da circa 500 studenti dei corsi meccanici, elettrici, termo idraulici, segretarie d’azienda, sartoria. È strutturata con un grande salone per i momenti collettivi e la mensa, una sala giochi (con ping pong e bigliardino), un laboratorio di cucina, di cartotecnica, di cultura ed informatica, espressivo, di cornici e la falegnameria.

La giornata si compone di momenti informali, in cui gli allievi, tra i 20 ed i 25 a seconda delle annate, possono stare tra di loro liberamente: giocare, parlare, coltivare amicizie ed anche aiutarsi.

Ma anche di momenti collettivi in cui facciamo l’appello (gestito dagli allievi, anche con le foto, se uno non riesce a leggere…), ordiniamo i pasti per il pranzo (anche questo gestito dagli allievi, che telefonano alla ditta che cucina per noi) e leggiamo le notizie del giorno (sia quelle dei quotidiani, uno locale ed uno nazionale, che quelle scritte da loro stessi e riferite ad esperienze dirette, familiari oppure relative alle loro passioni…).

Inoltre abbiamo scelto di condividere il pranzo, come momento di relazione e conoscenza interpersonale fondamentale per la costruzione di una collaborazione educativa e formativa. Ed alle 13,45 ci rechiamo presso l’adiacente stazione dei pullman per affiancarli nella partenza verso casa.

I laboratori sono invece il fulcro dell’attività didattica quotidiana, in cui osservare gli allievi all’opera e le dinamiche del piccolo gruppo (circa 5/6 persone), l’educazione tra pari (i gruppi sono trasversali come età e costituiti in base ad aspetti relazionali), realizzare proposte formative personalizzate, “allenare” le ragazze ed i ragazzi all’operatività, alla collaborazione ed anche all’autonomia.

In ogni laboratorio possono sperimentarsi in attività e proposte tese all’elaborazione di un percorso personalizzato in vista di un futuro ruolo adulto nella società, se possibile anche nel mondo del lavoro: quindi lavoriamo con loro sulle autonomie di base, sulle capacità relazionali, sulla gestione emotiva, sulla tenuta del compito, sulla motivazione al lavoro, sulla comprensione ed esecuzione di procedure più o meno semplici…

Quando le caratteristiche personali dei ragazzi lo consentono viene proposto un tirocinio esterno in un’azienda del territorio per verificare “sul campo” ed in autonomia (dopo un primo periodo di affiancamento) quanto osservato a scuola ed aiutare più specificatamente la persona nell’eventuale percorso di maturazione di un ruolo lavorativo. Le aziende con cui abbiamo relazioni sono molto sensibili ed accoglienti, ma noi gestiamo con attenzione estrema la proposta.

A volte l’esperienza di stage in azienda raggiunge le 450 ore annuali (su 990 totali) ed un livello di autonomia negli spostamenti tra casa ed azienda che, naturalmente, ci permette di presentare l’allieva/o ai servizi di inserimento lavorativo del territorio con un bagaglio di capacità difficilmente eguagliabili da un altro percorso formativo!

 

Infine due note importanti.

Questa esperienza, forse unica in Italia, crea dipendenza negli allievi: non vogliono stare a casa per le vacanze perché la maggior parte delle relazioni sono a scuola dove, in un gruppo tra pari, sperimentano amicizie e amori che in classe con altri coetanei con diverse esigenze (comprensibilmente per chi si ricorda la propria adolescenza…) non sono possibili.

Avendo scelto di lavorare senza aule e banchi non lavoriamo con i testi scolastici, quindi non ci sono compiti, verifiche e pagelle: l’unico compito è elaborare (anche con l’aiuto di genitori ed insegnanti) una notizia a settimana.

Anche questa non è una scorciatoia, ma una risposta efficace alle esigenze di persone ormai stanche di programmi (seppur semplificati ricchi di frustrazioni emotive) e desiderose invece di un’operatività ed una relazione a loro misura.

I nostri allievi non sono in grado di raggiungere la Qualifica Regionale, ma “ri-nascono” come ottimi operai ed operaie, aiuto magazzinieri, addetti alle pulizie, ecc. ecc.

Entrano nella scuola come ragazze/i e ne escono da adulti.

Per me è stato il coronamento di un percorso: io ed i colleghi andiamo d’accordo naturalmente (condividendo un progetto così coinvolgente a livello emotivo) e siamo certamente un’isola felice: e i nostri allievi lo sentono!

ho lavorato con adolescenti difficili e disabili gravi, ma una realtà così permette di ACCOGLIERE RAGAZZE/I IL PRIMO ANNO E SALUTARLI DONNE/UOMINI ALLA FINE DEL PERCORSO

Io mi sento un docente e fratello maggiore allo stesso tempo, anche perchè un’altra costante delle nostre attività è il DIVERTIMENTO: le proposte sono serie e professionali, ma il clima è sereno e disteso, quindi ci divertiamo parecchio insieme agli allievi.

un paio di esempi:

Mirko, lieve ritardo mentale ed alcuni problemi familiari, dopo 4 anni con noi ha raggiunto l’assunzione part time (perchè non riuscirebbe a lavorare 8 ore) in una ditta del suo paese ed è stato avvicinato all’atletica leggera: ora corre il mezzo fondo (800 e 1500mt) con ottimi risultati con i “normodotati”

Luca, lieve ritardo mentale, dal primo anno prende tre treni per arrivare a scuola da Marone (sul lago d’Iseo) dimostrando un’autonomia notevole, visti i ritardi e le soppressioni, ma sa usare il cellulare e quindi si aiuta con la app di Trenord.

Purtroppo le difficoltà sono ancora parecchie, ad ogni livello: politiche sociali basate sempre più sul risparmio, mancanza di investimenti nazionali e regionali, assenza cronica di attenzioni per le problematiche dei disabili e delle loro famiglie. E solo per farne un breve sunto…

Ma nonostante questo, per gli allievi e le famiglie che hanno avuto modo di vivere l’esperienza dei Percorsi Personalizzati del CFP Zanardelli di Chiari, sono stati sicuramente GIORNI MIGLIORI!

 

E ce ne saranno ancora, visto che la direzione generale di Brescia, i referenti di sede hanno sempre sostenuto e credono tuttora in questa magnifica esperienza…

 

Ps. naturalmente ho cercato di fare estrema sintesi, ma molto ancora si potrebbe raccontare…

 

Grazie mille per la tua stupenda trasmissione ed a Voi tutti di Radio Popolare per la professionalità e l’energia!!!

 

Marco (Baronio)

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