Ieri sera, a Milano, sono andato ad ascoltare Pepe Mujica, l’ex presidente dell’Uruguay, l’ex guerrigliero del MLN-Tupamaros. Non avevo grandi aspettative dal punto di vista politico: Pepe non è certo un punto di riferimento politico attuale, per me. E non tanto per l’età, ovviamente, quanto per l’evoluzione del suo percorso politico, che lo ha portato dalle sue posizioni di un tempo, rivoluzionarie (al di là delle differenze e divergenze che potevano, e possono, esistere) a quelle attuali, che mi sembra di poter definire (con tutto il rispetto dovuto ad un vecchio combattente che ha pagato con la galera e la tortura la sua militanza), sostanzialmente riformiste. Ciò nonostante la sua figura mi ispira un rispetto umano che non sono solito provare per altri personaggi della sinistra riformista latino-americana (e mondiale), come Lula, A.M. Lopez Obrador, Ortega o Maduro. Credo che l’integrità morale e la dignità personale dimostrata da Pepe, anche nelle sue funzioni di presidente della repubblica borghese uruguayana, stiano alla radice di questo diverso apprezzamento. Ma anche nel suo atteggiamento politico, scevro dagli autoritarismi di un Maduro o di un Ortega (quest’ultimo anche notoriamente corrotto), dai populismi di un AMLO, dal misto di tutto questo di un Lula, si possono trovare tratti, se non condivisibili, almeno umanamente comprensibili. Vedere il vecchio Pepe, segnato dall’età e dalle tante sconfitte subite da quella sinistra che era per me quasi un mito (negli anni Settanta), ma ancora disposto ad una battaglia, diciamo così, di tipo filosofico-antropologico, più che politico, per il superamento del capitalismo, è stato comunque emozionante. Anche se l’emozione era in gran parte rovinata dalla cornice: Pepe era infatti circondato dai burocrati della FIM-CISL (che aveva organizzato l’incontro, in cui erano presenti oltre 500 persone) che sono riusciti ad esprimere livelli ineguagliati di ipocrisia e malafede. Come quando, dopo un intervento di Pepe in cui si rivendicava la battaglia per “lavorare poco (sic!), ma tutti”, il segretario Bentivogli ha avuto la faccia tosta di dire che questo discorso di Mujica era la conferma della giustezza della “lotta” della FIM-CISL per la riduzione dell’orario di lavoro! Non so se Pepe sapesse cos’è la CISL di oggi. Non credo, sennò si sarebbe messo sicuramente a ridere. Il vecchio Pepe sembrava comunque un ostaggio tra quei burocrati privi di un qualsiasi senso di dignità, di onestà politica e sindacale. E quando gli hanno regalato la bandiera della FIM, ho avuto l’impressione che avesse difficoltà a prenderla in mano. Sarà stata l’età o lo schifo?

Flavio Guidi

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