I fatti

Giovedì scorso, durante un lungo inseguimento sull’autostrada E42, la polizia ha dato la caccia con quattro volanti, una su ciascun lato e due dietro, ad un furgoncino che trasportava una trentina di richiedenti asilo (26 adulti e 4 bambini). Sentendosi minacciati, i passeggeri hanno hanno sfondato i vetri per mostrare che a bordo c’erano anche dei bambini. Questo gesto disperato è stato poi vergognosamente interpretato dal telegiornale dell’emittente RTL, dove si è osato affermare che i migranti si sono serviti dei bambini come scudi umani! All’altezza di Nimy-Maisières, nei pressi di Mons, è partito uno sparo e il veicolo si è fermato ad un’area di sosta. È seguito allora un secondo sparo, nonostante il regolamento non autorizza l’uso di armi da fuoco se non in caso di legittima difesa. La piccola Mawda, bambina curdo-irachena di due anni raggomitolata tra le braccia della madre, ha ricevuto uno dei colpi in testa, sotto agli occhi del fratello. I genitori, dopo l’arresto, hanno dichiarato di rifiutare l’ipotesi di una pallottola vagante. Non gli è stato nemmeno concesso di poter accompagnare il corpo della figlia. La famiglia era rimasta per un periodo a Royaume-Uni, ma era stata poi deportata in Germania. Giovedì sera, avrebbero potuto provare a tornare…

La mobilitazione

In poche ore, il MRAX e alcuni attivisti, di cui una parte appartenenti a Gauche Anticapitaliste, si sono organizzati via Facebook e radunati a centinaia davanti l’Ufficio Immigrazione. Hanno denunciato le circostanze in cui è avvenuto l’arresto e la sua conclusione tragica: “È il risultato scontato di un processo volto a criminalizzare i migranti, iniziato con l’arrivo al governo di Théo Francken e Jan Jambon nel 2014”. Sull’onda di rabbia hanno chiesto le dimissioni dei due ministri interessati, rispettivamente il Segretario di Stato all’Asilo e alle Migrazioni e il Ministro degli Interni, entrambi esponenti del N-VA (partito nazionalista fiammingo di estrema destra, ultraliberale e caratterizzato dalla propaganda razzista).

Il Belgio non ha, come la maggioranza dei paesi europei, riempito la quota promessa per accogliere i rifugiati siriani e si continua a nascondere dietro alle politiche repressive europee, che non permettono alcuna via di accesso legale ai migranti. Jambon e Francken hanno alimentato questo processo, utilizzando termini quali “pulizia” durante i numerosi discorsi atti a giustificare ideologicamente le politiche estremamente repressive da essi promosse. “Vent’anni fa, quando Sémira Adamu venne soffocato a morte da un gendarme durante la sua deportazione, l’allora Ministro degli Interni diede le dimissioni, dopo aver tentato di coprire i suoi poliziotti”, ricordano alcuni manifestanti. A Grande-Synthe, vicino Calais, dove è rimasta una parte della famiglia della vittima, il dolore è vivo, ed un gruppo di richiedenti asilo ha occupato l’autostrada per denunciare l’assassinio.

La Procura si contraddice con due dichiarazioni contorte

Inizialmente, la Procura ha dato come sempre la versione della polizia. “Dopo essere stato immobilizzato, il furgone ha tentato di rimettersi in moto andando contro la polizia”. Eric Delhaye, il PM di Tournai, ha definito i passeggeri “illegali”. E secondo M. Bariseau, il portavoce della Procura, “né i paramedici né la polizia hanno visto che il proiettile ha trafitto la guancia della bambina. È stato solo durante l’autopsia che il medico legale si è accorto che c’era una pallottola nella testa della piccola e che era entrata nel corpo all’altezza della guancia”, ha aggiunto. Perché all’inizio ha quindi negato che fosse stato sparato un colpo? “È vero che dei colpi sono stati sparati perché i poliziotti si sono sentiti minacciati”. Ma ha insistito sul fatto che la bambina non fosse stata colpita da un proiettile. “La bambina non è affatto morta a causa di un colpo d’arma da fuoco. Non abbiamo alcun elemento per accreditare questa versione dei fatti, e nessuna ferita da proiettile è stata rinvenuta sul suo corpo”. Secondariamente, ha annunciato il decesso della piccola all’ospedale, mentre più tardi sarebbe stato dichiarato che la morte era avvenuta al momento dell’arresto, “forse a causa di un proiettile vagante”. La Procura di Tournai, sempre giovedì, ha dichiarato delle cose ancora più strane: “Il Comité P (organo di controllo della polizia sulla polizia) ha aperto un dossier, ma è stato fermato nel corso della giornata”! E il Comité P è obbligato a riconoscere di aver aperto un’indagine…

Il governo copre tutto e conferma la sua volontà di voler “chiudere le frontiere”

Il ministro dell’Interno Jambon ha difeso gli agenti coinvolti. “Il Pubblico Ministero e il Comité P dovranno indagare sull’accaduto, ma al momento niente indica che la polizia abbia commesso errori gravi. Non eravamo lì, ma non abbiamo alcuna ragione di dubitare dei nostri agenti”, a proseguito Olivier Van Raemdonck, il portavoce di Jambon. “Le regole sono semplici. La polizia può aprire il fuoco se ci sono persone a rischio. Ed è di fatto esattamente il caso di quando un furgone tenta la fuga dalla polizia e anzi gioca con la vita dei suoi passeggeri”. Di fronte alla polemica infiammata, il botta e risposta del ministro si conclude: “Se questo incidente prova qualcosa, è solo la necessità di una politica rigida contro i trafficanti. I nostri poliziotti hanno fatto il loro lavoro e si devono battere ogni giorno contro la tratta degli esseri umani”. Anche su Twitter ha segnalato in egual modo la responsabilità dei trafficanti. Theo Francken, quanto a lui, si è accontentato di twittare “Disgustoso”, per offendere e accusare ancora una volta le associazioni per la difesa dei migranti e dei diritti umani. Ignora che è proprio la politica del suo governo e quella europea a far prosperare il lavoro dei trafficanti, pronti a prendersi dei rischi di volta in volta maggiori?

Belgio, terra d’accoglienza

I genitori, sostenuti dagli avvocati e dalle associazioni per la difesa degli stranieri, hanno richiesto un’inchiesta parlamentare indipendente perché sia fatta luce sull’ennesimo abuso della polizia. Un altro ancora. “Vogliamo la verità sulla morte di nostra figlia, non vogliamo i soldi ma che sia fatta giustizia”. All’apice del cinismo, sta l’ordine già operativo che gli intima di lasciare il territorio belga, prima ancora di poter seppellire la figlia a Mons, mercoledì.

Perché viviamo in Belgio, sotto un governo che non porta avanti alcuna politica di accoglienza degna di questo nome… ma dove un ministro non da le dimissioni, né quando si esprime con discorsi xenofobi o quando esibisce caricature razziste, né quando deporta richiedenti asilo sudanesi verso una dittatura che li condannerà alla tortura e alla morte. Un paese in cui minare alla base dei diritti umani non è più un errore politico, ma un trofeo elettorale.

*Fonte articolo: https://www.gaucheanticapitaliste.org/jusque-sur-lautoroute-en-belgique-…
Traduzione a cura di Federica Maiucci

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