palp

Sabato scorso, in Piazza della Loggia (anzi, sotto il grande portico di Palazzo Loggia), Alberto Marino e la maggioranza dei candidati alle elezioni comunali si sono presentati alla stampa. I giornalisti presenti hanno scelto di intervistare Alberto per circa mezz’oretta, evitando domande agli altri candidati. Poi c’è stata una “biciclettata rossa” in giro per il centro storico (che, sia detto en passant, dovrebbe ripetersi anche il prossimo sabato, tempo permettendo). Come si vede dall’elenco pubblicato sopra, i 32 candidati (18 maschi e 14 femmine) vedono, com’è giusto, una netta preponderanza (per “composizione di classe”) del proletariato, pubblico e privato. Cinque operai, due impiegati metalmeccanici, 12 lavoratori del pubblico impiego (soprattutto insegnanti e operatori della sanità), 5 pensionati (ex lavoratori dipendenti, pubblici o privati). I tre quarti, quindi, appartengono al mondo del lavoro salariato. Se aggiungiamo i 4 studenti (2 dei quali svolgono anche lavori precari), ci avviciniamo al 90% di “appartenenza al proletariato”, per usare un termine fuori moda. E, dei 4 restanti, nessuno fa parte “dell’altra classe”, quella che sfrutta il lavoro salariato (una volta si chiamava “borghesia”, nevvero?): un artigiano, uno psicologo, due rappresentanti di commercio. Non ho ancora dato un’occhiata approfondita alle altre liste presentate, ma scommetterei che saranno piene di “imprenditori”, commercianti, liberi professionisti, ecc. Basterebbe già questo per fare la differenza, se i lavoratori conservassero un briciolo di coscienza di classe. Purtroppo da troppo tempo vediamo che la stragrande maggioranza di voti dei lavoratori va a miliardari (si chiamino Berlusconi o Grillo poco importa) o a “politici” di professione, che non hanno mai lavorato nella loro vita (Renzi, Salvini, Meloni, ecc.) e che, ovviamente, ubbidiscono agli ordini dei loro “datori di lavoro”. Il programma, lungo e articolato, può essere letto sulla pagina Facebook di Potere al Popolo amministrative Brescia (e sui volantoni che stiamo distribuendo ovunque, oltre che, in pillole, sui giornali locali). Ma può essere riassunto in una semplicissima frase, opposta alla vulgata corrente: Pubblico è bello, privato NO! Con l’aggiunta di un monito rivolto ai lavoratori, ai pensionati, ai disoccupati: liberatevi da soli, nessuno lo farà per voi!


Vittorio Sergi

Annunci