woody

C’è una scena nel bellissimo film “Amore e Guerra” di Woody Allen che mi si è affacciata alla mente stanotte, mentre guardavo accavallarsi i risultati di queste disastrose elezioni. Woody è un soldato dell’esercito zarista impegnato nella guerra contro Napoleone. Arriva coi suoi commilitoni sul campo di battaglia e vede una sterminata distesa di cadaveri di soldati russi. Tutti si fermano, sbigottiti. Un suo commilitone accenna un “Poteva andare peggio”. E lui risponde “Sì, poteva anche piovere”. Infatti in questi giorni di un inverno che non vuol finire ha pure nevicato!

Questa è l’espressione che esprime meglio il mio stato d’animo, oggi. Non tanto per la “vittoria” dei 5 Stelle, quanto per la crescita esponenziale dell’estrema destra fascio-leghista, unita al risultato a dir poco deludente dei riformisti di LeU, di Potere al Popolo e degli altri gruppi a sinistra di LeU. Guardiamo innanzitutto i numeri assoluti, gli unici che rispecchino (anche se in modo deformato, ovviamente) cosa realmente pensa la gente. Comiciamo dai due grandi “sconfitti”, il PD e Forza Italia. Renzi perde oltre 2,5 milioni di voti rispetto a 5 anni fa, e oltre 5 milioni rispetto alle europee del 2014. Il suo “socio” politico-culturale, Berlusconi, ne perde quasi 3 milioni rispetto a 5 anni fa, mentre perde poco (60 mila voti) rispetto al già pessimo risultato delle europee (ma bisogna ricordare che ieri hanno votato oltre 5 milioni di elettori in più rispetto alle europee, e che il dato del 2014 era il peggiore, fino ad oggi, nella storia di Forza Italia). Insomma, sembrerebbe che per gli alfieri più in vista del neoliberismo le cose si mettano male. Ma c’è poco da consolarsi, visto che i “vincitori” sono, soprattutto nel caso di Salvini, gli oppositori da destra a quelle politiche. La svolta lepenista e fascisteggiante imposta da Salvini alla Lega ha pagato eccome, in termini di consensi: la nuova Lega ultradestra triplica i suoi voti rispetto alle europee (quasi 4 milioni di voti in più) e li quadruplica rispetto a 5 anni fa (4,3 milioni di voti in più). Secondo me è l’omuncolo lombardo il vero vincitore di queste elezioni. È la sua “agenda”, le sue priorità che si sono imposte nel dibattito politico. La stessa vittoria del M5stelle appare ben lontana dal successo fascio-leghista: i “grillini” si confermano primo partito, come 5 anni fa, ed aumentano i loro voti di quasi due milioni (ma quasi 5 milioni in più rispetto al deludente risultato delle europee). E ottengono questo successo con un profilo politico che, seppur ancora in gran parte contraddittorio e confuso, appare più a destra (questione migranti e ONG, rapporti col grande capitale, ecc.) di quello di 4 o 5 anni fa. Per completare il quadro diamo un’occhiata alle forze a sinistra del PD. Innanzitutto LeU, che, con 1,1 milione di voti, ottiene sì una rappresentanza parlamentare, ma con un consenso ben lontano da quello auspicato da D’Alema (le famose “due cifre”) e persino da quello dei sondaggi più pessimisti (che la davano tra il 5 e il 6%). Sono più o meno gli stessi voti, in termini assoluti, raccolti da SEL nel 2013 e dall’Altra Europa con Tsipras nel ’14 (che però comprendeva anche il PRC e altre forze che oggi si riconoscono in Potere al Popolo). Il che significa che le varie scissioni del PD non hanno apportato quasi nulla alla nuova formazione riformista. Per quanto riguarda Potere al Popolo, mi sembra che l’ottimismo di molti compagni sia un po’ fuori luogo: i 370 mila voti raccolti sono la metà di quelli della “lista Ingroia” di 5 anni fa. E sono esattamente lo stesso numero di voti (e la stessa percentuale, poco più dell’1%) raccolti nel 2008 dal PCL e da Sinistra Critica. Una cifra non insignificante, ma certo ben lontana da quanto auspicato (e previsto da alcuni giovani compagni con scarsa esperienza di competizioni elettorali). Se a PaP aggiungiamo i (pochi) voti raccolti dalle altre forze dell’estrema sinistra si supera di poco il mezzo milione di voti (1,6%), cioè più o meno il bacino elettorale di Democrazia Proletaria tra il 1976 e il 1990. Ultima considerazione: le forze apertamente fasciste, pur non sfondando, aumentano i loro consensi, nonostante il grande successo di una forza contigua come la Lega. I fascisti “moderati” di FdI, con 1,4 milioni di voti, raddoppiano in termini assoluti rispetto al 2013, e crescono di 400 mila voti rispetto alle europee. È lo stesso numero di voti raccolto dal MSI di Almirante e Michelini durante la sua esistenza quarantennale (a parte l’exploit del 1972). Ma alla loro destra si fanno purtroppo strada i nazifascisti più estremisti (in particolare Casa Pound) che passano dai 400 mila voti del 2013 ai 650 mila di oggi (più dell’estrema sinistra), concentrati soprattutto, appunto, su Casa Pound, che, pur subendo in parte probabilmente l’appello al “voto utile” verso FdI o la Lega, sestuplica i suoi voti (da meno di 50 mila a oltre 300 mila). Quindi, facendo le somme, circa 5 milioni di elettori si sono spostati verso l’estrema destra, che ormai, col 22-23% dei voti, è in linea con paesi come la Francia o i paesi nordici (ma ancora ben lontana, per fortuna – e secondo il mio modesto avviso grazie soprattutto alla presenza dei “grillini” – da paesi più arretrati come l’Ungheria, la Polonia o l’Ucraina). Insomma, il vento di destra che soffia da anni in Italia, in Europa e nel mondo, non si è per nulla placato. Anzi!

Nella nostra città e provincia le cose vanno, se possibile, ancora peggio (come c’era da aspettarsi in una zona “vandeana” come la nostra). La Lega supera il 34% ( quasi il doppio della media nazionale), Forza Italia, col 13, è più o meno in linea col dato nazionale), mentre i fascisti delle varie tendenze superano il 7%, ben al di sopra della media italiana. I “grillini”, un po’ come quasi ovunque nel nord, ottengono circa il 18%, mentre il PD, con poco più del 19, è più o meno in linea con la media italiana. A sinistra del PD, come da tradizione, siamo sempre sotto la media nazionale, sia per LeU (2,6%), sia per Potere al Popolo (sotto l’1%, nonostante l’assenza da noi del PC di Rizzo e di Sinistra Rivoluzionaria). Un primato negativo: il bresciano è uno dei pochi posti in cui Casa Pound supera Potere al Popolo! In città va un pochino meglio, come sempre (in linea con gli stereotipi sull’idiotismo “rurale”?). Qui la Lega scende al 23% (come aveva la Lega bossiana 25 anni fa!), mentre il PD si conferma primo partito (quasi il 27%) e i 5stelle sono in linea col resto della provincia (18%), così come i berlusconidi (poco oltre il 12%). Va meglio anche per LeU (4,4%) e per Potere al Popolo (1,3%), entrambi sopra la media nazionale. E, piccola soddisfazione, all’ombra della Loggia i nazifascisti di Casa Pound prendono meno voti di Potere al Popolo (900 voti contro i 1400 di PaP). Altra piccola soddisfazione: a Verolavecchia Potere al popolo prende il 5,9%, segno di un radicamento reale che riesce a non farsi cancellare dalla congiura del silenzio. Magra consolazione, certamente. Ma, come dice il refrain, “nel regno dei ciechi anche un orbo è re“.

Flavio Guidi

Annunci