Qui da noi li chiamano Stròlèch.

Nel più duro dei dialetti lombardi vuol dire “stregone” e, per comparazione, “astrologo”.

Qui da noi, a Brescia e dintorni, gli Stròlech sono semplicemente gli Zingari; senza nessun’altra distinzione di appartenenza etnica.

Una parola antica che pronunciata diventa quasi un’offesa. Ricorda, forse, quando le carovane arrivavano nei paesi e le donne giravano a leggere il futuro, negli abiti colorati e negli occhi neri di trucco.

Quando le mamme prendevano i figli e li chiudevano in casa perché gli Stròlèch non li rapissero.

Quando le mamme Sinti e Rom prendevano i loro e li impaurivano per tenerseli vicini, con le storie dei Gagè; capaci di qualsiasi malefatta pur di portarseli via.

Quand’ero bambino, dopo un pomeriggio d’estate a massacrarci in qualche prato, era uso comune sentirci appellare “sei sporco come uno zingaro … uno stròlèch!”.

Nel corso del tempo della mia vita ho incrociato quelle degli Stròlèch.

Nella banalità quotidiana.

Nell’intensità delle emozioni.

Nella vertigine delle lotte.

Marina che mi aspettava sul corso per leggermi la mano e, con qualche lira in più, sapeva spalancarmi orizzonti.

Ibraimovic, il mio compagno e amico che mi raccontava la sua lingua piena di storie e di memorie. Assente di parole a me consuete, come il sostantivo GUERRA!

Liliana fuori e dentro la sua casa sfrattata. Fuori e dentro il male che le spaccava la testa. Ma l’ho vista nella casa nuova conquistata e sorrideva e mi abbracciava.

 

ROM e Sinti che non so distinguere, ma comincio a riconoscere da tutti gli altri per quella loro parlata così incantata che ti senti subito sul palcoscenico.

Vivono qui in giro per la città e i suoi dintorni. Negli appartamenti e nei campi attrezzati. Come quello che c’è in periferia, vicino al nostro fiume Mella, dove abitano, circa, 150 “Sinti lombardi”. Un posto tranquillo e adatto per gli agguati e le aggressioni, visto che è vicino alle strade di scorrimento veloce, fuori dall’intrico cittadino.

E l’aggressione è proprio avvenuta nella notte fra domenica 11 e lunedì 12. Sono arrivati nel buio delle loro infamia e vigliaccheria. Hanno bruciato quattro auto e tagliato le gomme ai furgoni e sparato colpi di pistola perché le intenzioni fossero ben chiare.

 

I nazifascisti nostrani si danno da fare. Alimentano le paure e costruiscono il terrore. Parlano alle tenebre che sperano crescano nell’umanità annichilita da un modo di vita violento, rapace e senza pietà verso i più deboli.

Si fanno spazio come gli esecutori delle paure più oscure. Colpiscono, come sempre, le diversità, improvvisamente sentite  insopportabili. Nell’incapacità, per troppi, di individuare il vero nemico della propria condizione disagiata. Posto troppo in alto e oscurato dalle pratiche di vita quotidiane che riproducono i principi fondanti del sistema economico sociale; del suo Stato regolatore che vigila, intimidisce e reprime.

Il nemico dell’umanità si impone  al di sopra delle capacità di ciascuno con la sua rete inestricabile di relazioni sociali e economiche; sintetizzate nel concetto di Capitale. Stabilisce, quindi, il mito della sua ineluttabilità. Del dato di fatto scontato e storicamente prodotto; al di là delle utopie e dei progetti alternativi (fallimentari, per lo più!).

E’ la condizione necessaria e unica dell’esistenza evoluta su questa nostra madre Terra!

Con i suoi cantori e incantatori che ne magnificano le lodi da ogni mezzo di comunicazione. Sono gli amministratori delegati alla gestione delle vite; gli intellettuali infami e cinici; i cicisbei che profetizzano il nulla. I cani rabbiosi che ringhiano, mordono e sbranano ogni contestazione e i tentativi di ribellione. Che azzannano le diversità più deboli; per ridurle a brandelli e porle sull’altare sacrificale al dio profitto. Bisognoso di paure e obbedienze, per continuare lo sfruttamento e l’accumulazione.

Nella sua spirale distruttiva di risorse e di vite.

Determinata com’è da una produzione illimitata di cose.

Per un loro consumo illimitato.

Dentro la distruzione illimitata della Terra.

 

Sono venuti dal buio per creare terrore e dialogare con le tenebre crescenti nell’umanità impaurita e disorientata.

Col fuoco e col piombo hanno narrato ciò che sono che erano che saranno sempre!

 

Andremo, invece, al Campo dei Sinti di via Orzinuovi, in piena luce e a viso scoperto. A far sentire che intorno a loro c’è un popolo di solidarietà e di resistenze. Saremo là, sabato 17 alle ore 12,30. Con i nostri progetti di vita; le memorie che scalfiscono e contestano il mito del tempo vincente del Capitale e dello Stato.

Noi, i non rassegnati, i ribelli, gli antagonisti, i rivoluzionari, i combattenti mai vinti dello scontro di classe. Le donne e gli uomini  con occhi, cuori e mani uguali mescoleranno i sogni con quelli che vegliano il campo dei Sinti.

Praticheremo l’antifascismo, l’anticapitalismo, l’antirazzismo partendo dalle vite più estreme e diverse. Determinati all’azione giusta e necessaria.

Stabiliremo un patto fondato sul sangue comune. Canteremo gli inni della lotta e avvertiremo le carogne che ai nostri posti resistenti ci troveranno. A fianco dei dannati, degli ultimi, degli sfruttati.

Nessuna violenza vigliacca sarà sopportata!

COLPO SU COLPO …

( TANTO PER NON DIMENTICARE: Nei lager nazisti gli Zingari venivano contassegnati col TRIANGOLO MARRONE. Venivano chiamati Brauner. 500.000 furono quelli massacrati. Fu il “PORRAJMOS”: il Grande Divoramento!

“Le cifre, e l’estensione geografica della deportazione e persecuzione zingara sono impressionanti: Romania 300.000; Russia 200.000; Ungheria 100.000; Slovacchia  80.000; Serbia 60.000; Polonia 50.000; Francia 40.000; Croazia 28.500; Italia 25.000; Germania  20.000; Boemia 13.000; Austria 6.500; Lettonia  5.000; Estonia e Lituania 1.000 1.000; Belgio e Olanda 500; Lussemburgo 200 (vedi N. Loredana, La maschera e il pregiudizio. Storia degli zingari, Edit. Melusina, p. 168).”

La furia nazista è così spietata verso gli Zingari che la notte del 2 agosto 1944, Hitler ordina la loro completa eliminazione.

In Italia le leggi razziali del 1938 non colpirono solo gli ebrei ma anche la comunità zingara. Su questo versante il silenzio storico è assordante. I rom internati furono circa 25.000, gli ebrei 7.000. L’internamento dei rom e sinti in Italia obbedisce agli ordini emanati l’11 settembre 1940 dal capo della polizia Arturo Bocchini.”)

(Claudio Taccioli)

 

SABATO 17, alle ore 12,30, al  CAMPO dei Sinti di via Orzinuovi (BS). E DI SEGUITO, A TRENZANO!

LE DONNE E GLI UOMINI DI “SINISTRA ANTICAPITALISTA”, DEL “COMITATO ANTISFRATTI”, DEL “COMITATO SENZA CONFINI”, DI “POTERE AL POPOLO”. 

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