f1_0_l-ecostoria-la-forza-i-meriti-e-il-travaglio-del-psiup-quel-1946-della-repubblica-e-della-costituente-di-giuseppe-azzoni

L’11 gennaio 1947, a Palazzo Barberini, si scindeva il Partito Socialista di Unità Proletaria, nato poco più di tre anni prima dalla fusione del vecchio PSI di Nenni e Saragat con il Movimento di Unità Proletaria di Lelio Basso (che si rifaceva, tra l’altro, alle posizioni di Rosa Luxemburg). Le due correnti di opposizione rispetto alla corrente “centrista” di Pietro Nenni decidevano l’uscita dal partito, dando vita a Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI). Si trattava in primo luogo della corrente di sinistra, Iniziativa Socialista (a cui aderiva la maggioranza dei Giovani Socialisti, guidata da Livio Maitan, militante della Quarta Internazionale e che sembrava godere dell’appoggio di una figura emblematica del socialismo italiano come Sandro Pertini) e di quella riformista socialdemocratica, Critica Sociale, a cui appartenevano Giuseppe Saragat, Angelica Balabanoff, Ugo Mondolfo. In realtà le due correnti erano divise su tutto, tranne su una cosa: rivendicare una maggiore autonomia dello PSIUP dal PCI e dall’URSS. Per gli uni, si trattava di una politica troppo compromissoria e moderata, legata agli accordi di Yalta sottoscritti da Stalin, Churchill e Roosevelt due anni prima e che escludeva qualsiasi sbocco socialista alla crisi italiana. Per gli altri, i futuri socialdemocratici, si trattava di liberare lo PSIUP da quello che ritenevano l’abbraccio mortale del PCI, in una prospettiva, più che antistalinista, anticomunista tout court. Sulla carta la corrente di sinistra contava su maggiori appoggi tra i militanti (e soprattutto sull’adesione della gioventù del partito), ma quella riformista era largamente maggioritaria nel gruppo parlamentare. Anche la mancata adesione, alla fine, di Sandro Pertini indebolì le posizioni della sinistra, che si ritrovò in breve in minoranza nel nuovo partito. Prima della fine del 1947 i nuovi equilibri portavano alla fuoriuscita dal PSLI del grosso della sinistra (compreso Maitan) e alla definitiva “socialdemocratizzazione” del nuovo partito.

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