Ankara estenderà lo stato di emergenza, in essere dal tentativo di colpo di stato del 2016, per altri tre mesi, lo ha affermato lunedì il vice primo ministro turco.  In una conferenza stampa a seguito di una riunione di governo Bozdag ha affermato che il Consiglio di sicurezza nazionale (MKM) ,capeggiato dal presidente Recep Tayyip Erogan e da generali dell’esercito, dovrebbe discutere la materia durante il primo incontro del nuovo anno. Poi il Partito dello Sviluppo e delle Giustizia (AKP) è previsto presenti in parlamento una mozione per l’estensione.

Deputati dell’AKP e i suoi alleati di estrema destra del Partito del Movimento Nazionale (MHP) avevano sotenuto le precedenti estensioni. Il principale partito di opposizione, il Partito Repubblicano del Popolo (CHP) e il filo curdo Partito Democratico dei Popoli (HDP) che vedono Erdogan come un leader sempre più autoritario si sono opposti alla legislazione di emergenza.
Il portavoce di HDP Ayhan Bilgen ha riferito ai giornalisti nella città curda di Diyarbakir che la Turchia deve “scegliere la democrazia o lo stato di emeregnza”. ” La Turchia sta per perdere la sua pretesa di essere una democrazia” ha affermato Bilgen aggiungendo che una parte significativa dello stato è rimasta vittima della norma a livello nazionale.
L’argomentazione principale di Erdogan per lo stato di emergenza è quella di contrastare il l’ecclesiastico movimento islamista turco di stanza negli Stati Uniti di Fetullah Gulen, il quale è accusato di essere la mente superiore del maldestro colpo di stato attraverso i suoi seguaci nell’esercito.
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Ankara ha anche citato le sue preoccupazioni riguardante la guerriglia lunga di decenni del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) per costituire l’autogoverno nelle province a maggioranza curda dell’est e del sud.Sotto lo stato di emergenza il presidente, autorizzato da un pacchetto di riforme costituzionali approvato di stretta misura dagli elettori in un referendum dello scorso aprile, può aggirare il parlamento nell’emanazione di nuovi decreti.
Dallo scorso hanno i decreti hanno epurato oltre 10.000 dipendenti pubblici e hanno orinato la chiusura di centinaia di mezzi di comunicazione, ONG, centri culturali, scuole private e ospedali sulla base di accuse di avere legami con gruppi “terroristici” dannosi per la sicurezza nazionale.

Ci sono oltre 160 giornalisti e lavoratori dei media dietro le sbarre, mentre il leader di HDP Selahattin Demirtas rimane incarcerato unitamente ad altri 9 deputati del suo partito.

Il Consiglio d’Europa e organizzazioni internazionali dei diritti umani come Human Right Watch avevano chiesto ad Ankara di porre fine allo stato di emergenza, citando gravi violazioni dei diritti umani, incluse torture in carcere e abusi di potere da parte dei funzionari.

Ari Khalidi

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