Brescia Anticapitalista

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sinistra

Ultimo ricordo (per ora) dell’assalto al cielo.

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Contro l’alzheimer politico: 4a puntata

Dopo i decreti più immediati (quelli sulla pace, sulla terra e sulla costituzione del “governo” dei Soviet), il Consiglio dei Commissari del popolo approvò numerosi altri decreti. Ne ricordiamo alcuni (senza riportali integralmente, poiché ci vorrebbero pagine e pagine.

1) Il decreto che nazionalizzava, senza indennizzo, tutte le banche private, e creava un’unica banca centrale di proprietà del popolo (tramite lo stato)

2) Il non riconoscimento dei debiti contratti dal governo zarista, con immediata sospensione dei pagamenti ai creditori (in genere la banche dei principali paesi imperialisti, in particolare francesi).

3) Il decreto che stabiliva il controllo operaio sulle fabbriche, con diritto di veto sulle decisioni dell’impresa da parte dei lavoratori. La proprietà privata delle fabbriche non era, per il momento, abolita, ma ovviamente questo decreto era percepito dalla classe capitalista come un’intollerabile intromissione nel “sacrosanto” diritto di proprietà: per essi, era di fatto un “consegnare le fabbriche nelle mani dei soviet degli operai”. Veniva stabilito il limite massimo di 8 ore per la giornata lavorativa (primo paese nel mondo, dopo Australia e Nuova Zelanda).

4) La totale uguaglianza tra uomo e donna, con riconoscimento del diritto al divorzio, all’aborto, ecc. (oltre ai diritti già riconosciuti dopo la rivoluzione di febbraio, come quello di voto)

5) L’introduzione del monopolio statale sul commercio estero.

6) Lo scioglimento della polizia e di tutti i corpi repressivi, sostituiti dalle milizie operaie e dalla Guardia Rossa

7) Il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione per tutti i popoli facenti parte dell’ex impero zarista, fino all’indipendenza, se ritenuta necessaria dai popoli in questione. In particolare tale diritto venne riconosciuto alla Finlandia, all’Estonia, alla Lettonia, alla Lituania, alla Polonia, all’Ucraina, alla Georgia, all’Armenia.

8) La totale separazione tra lo Stato e la Chiesa ortodossa, i cui beni vennero espropriati senza indennizzo.

9) L’abrogazione del vecchio ordinamento giudiziario e la conseguente creazione di Tribunali Popolari Rivoluzionari elettivi.

10) L’abolizione della diplomazia segreta nei rapporti internazionali, con conseguente pubblicazione dei trattati segreti stipulati dai vari governi con la Russia zarista.

11) Il riconoscimento di tutti i diritti (compreso quello di cittadinanza) dei cittadini russi agli stranieri che risiedevano sul territorio della Repubblica per motivi di lavoro, purché appartenenti al proletariato (escludendo cioè i capitalisti, i faccendieri, ecc. che risiedevano in Russia “per affari”).

Ricordiamo inoltre che il II congresso panrusso dei Soviet, tenutosi tra il 7 e il 9 novembre 1917 (nei giorni dell’insurrezione), elesse un Comitato Esecutivo composto di Bolscevichi (in maggioranza), di Social-rivoluzionari di sinistra, di menscevichi internazionalisti (frazione di sinistra dei menscevichi), di anarchici e di altri piccoli gruppi rivoluzionari. Alla fine di novembre venne eletto un nuovo Consiglio dei Commissari del Popolo (sempre presieduto da Lenin), composto da bolscevichi e da SR di sinistra.

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Una risposta a "Ultimo ricordo (per ora) dell’assalto al cielo."

  1. Le leggende e i miti sono duri a morire. Il decreto sul controllo operaio varato il 14 novembre, che avrebbe dovuto affrontare la questione decisiva del potere sui posti di lavoro, in realtà era vago e contraddittorio, si potrebbe quasi dire “democristiano”. Tanto è vero che subito dopo, nei primi giorni di dicembre, vennero pubblicati due testi “interpretativi” del decreto stesso. Uno a cura dei Comitati di Fabbrica, le strutture di base dei lavoratori, e l’altro da parte del Soviet nazionale del controllo operaio , di nomina governativa, dove i sindacati avevano la maggioranza assoluta. I due testi “interpretativi” dicevano cose radicalmente diverse. I Comitati volevano trasferire il potere ai lavoratori, i sindacati invece ai loro funzionari in accordo con gli organismi statali. Ci fu uno scontro molto duro tra bolscevichi dei Comitati e bolscevichi dei sindacati che andò avanti tre mesi. Quando Lenin, dopo varie oscillazioni, nell’aprile del 1918 si schierò nettamente con i sindacati con Zinoviev e Trotsky a ruota e Stalin muto (chissà, forse era impegnato a segnarsi i nomi dei bolscevichi dei Comitati per sterminarli un pò di anni dopo) i Comitati furono definitivamente sconfitti. Lenin, purtroppo, fece di più, molto di più. In “I compiti immediati del potere sovietico” teorizzò e poi sostenne con decisione che qualsiasi grande industria meccanica in quanto fondamento del socialismo: ” esige un’assoluta e rigorosissima unità di volontà, che diriga il lavoro comune di centinaia. migliaia e decine di migliaia di uomini. Tecnicamente, economicamente, storicamente questa necessità è evidente, e tutti coloro che pensano al socialismo l’hanno sempre riconosciuta come una sua condizione. Ma come può essere assicurata la più rigorosa unità di volontà? Con la sottomissione della volontà di migliaia di persone alla volontà di uno solo” (Lenin, Opere complete, volume 27, pg. 240). Amen, fine della brevissima storia del controllo operaio.

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