Sono già passati 10 anni ma sembra ieri “l’incidente” alla ThyssenKrupp della notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007 quando sette operai dello stabilimento di Torino morirono investiti da una fuoriuscita di olio bollente in pressione che aveva preso fuoco . I loro nomi: Antonio Schiavone, Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino. Sette omicidi bianchi. Quella notte poco dopo l’una di notte, sulla linea 5 dell’acciaieria sette operai furono investiti da una fuoriuscita di olio bollente, che prese fuoco. E gli estintori erano esauriti. Certo, la vita di un operaio, per molti padroni, vale meno del costo di un estintore. I colleghi chiamarono i vigili del fuoco, all’1.15 arrivarono i primi soccorsi. Alle 4 del mattino la morte del primo operaio, Antonio Schiavone. Nei successivi dal 7 al 30 dicembre 2007, moriranno Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino. L’unico superstite sarà Antonio Boccuzzi. E

Thyssen? Krupp? Non erano quei “baroni dell’acciaio” che finanziarono Hitler negli anni Trenta? E i due criminali, l’amministratore delegato Harald Espenhahn (condannato a nove anni di reclusione) e il direttore generale Gerald Priegnitz (condannato a sei anni) non sono ancora liberi e tranquilli, nonostante la condanna definitiva, in Germania (nonostante il mandato di cattura internazionale)?
Le parole sono superflue: il capitalismo è morte. Ma sappiano, lor signori, che abbiamo pazienza e memoria lunga. Nulla resterà impunito! Le nostre vite valgono di più dei loro profitti.
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