Soccorritori di “Sos Mediterranee” costretti a restare 4 ore senza intervenire a largo della Libia mentre due barconi rischiavano il naufragio: lo denuncia la stessa organizzazione. A intimare alla nave Aquarius di “restare a distanza” per via della presenza della Guardia costiera di Tripoli sono state anche le autorità italiane

ROMA – Soccorritori dell’ong Sos Mediterranee sono stati costretti a restare quattro ore senza intervenire a largo della Libia mentre due barconi carichi di migranti rischiavano il naufragio: a denunciarlo è la stessa organizzazione, in una nota.

L’episodio sarebbe avvenuto venerdì e, secondo il comunicato, a intimare all’equipaggio della nave dei soccorritori Aquarius di “restare a distanza” per via della presenza di unità della Guardia costiera di Tripoli sono state anche le autorità italiane. I migranti sarebbero stati poi riportati in Libia.Accompagnati dagli operatori di Sos Mediterranee sono invece oggi giunti a Catania 421 persone, soccorse mentre si trovavano a bordo di un barcone sovraccarico. I migranti, quasi tutti originari di Eritrea e Somalia, provenivano dall’area di Sabratha ed erano stati poi trasferiti nei pressi di Bani Walid. (DIRE)

Un documento del Medu riassume, attraverso alcune emblematiche storie, le gravissime violazioni dei diritti umani in Libia. Si tratta di alcune delle oltre 2.600 tragiche testimonianze dirette raccolte dai medici, dagli psicologi e dagli operatori negli ultimi tre anni. Nella stessa missiva Medu chiede al titolare del Viminale un incontro

ROMA – “Sono entrato in Libia 15 mesi fa e in questo tempo non ho mai avuto un giorno di libertà. Per tutta la mia permanenza sono stato venduto e comprato e trasferito, di prigione in prigione, fino all’ultimo campo di raccolta prima della partenza per l’Italia. I primi sei mesi li ho passati a Sabha, in una prigione terribile. Mi hanno torturato ogni giorno, soprattutto mi picchiavano e mi frustavano”. O. 18 anni, viene dalla Nigeria. E’ arrivato in Italia dopo un periodo di detenzione nei campi in Libia. La sua è una delle testimonianze raccolte dal team di Medici per i Diritti Umani (Medu) che opera agli sbarchi a Pozzallo e inserite in una lettera appello consegnato direttamente nelle mani del Ministro dell’Interno Marco Minniti.Il documento riassume, attraverso alcune emblematiche storie dei migranti, le gravissime violazioni dei diritti umani in Libia. Si tratta di alcune delle oltre 2.600 tragiche testimonianze dirette raccolte dai medici, dagli psicologi e dagli operatori di Medu negli ultimi tre anni. Nella stessa missiva Medu chiede al titolare del Viminale un incontro per poter illustrare nel dettaglio le evidenze raccolte dal team di medici e psicologici. “La nostra costante preoccupazione resta quella di comprendere quali iniziative il Governo italiano, l’Unione europea e la Comunità internazionale intendano porre in atto con urgenza per fermare le gravissime violazioni dei diritti umani descritte e per porre fine ad uno dei capitoli più bui e atroci della storia recente”, conclude la lettera.

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