Pljevlja è una cittadina del nord-est del Montenegro.
Nel 1941, era occupata dal Regio esercito Italiano.
Fra il 1° e il 2 dicembre, i partigiani jugoslavi tentarono di liberarla; ma la divisione alpina “Pusteria” resistette e la città rimase nelle mani degli invasori.
Qui, ancora il 2 dicembre, ma del 1943, fu formata la Divisione partigiana italiana “Garibaldi” che si battè duramente nelle fila dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia.

Oggi a Pljevlja c’è una centrale a carbone; osteggiata sia dal WWF Internazionale che da un comitato locale di lotta.
Si oppongono all’incremento degli scavi nella vicina miniera di carbone, per estrarre la lignite che serve a alimentare la centrale. La lignite è il carbone a più elevata emissione di CO2. In tutto il Montenegro, infatti, la centrale di Pljevlja è conosciuta per il suo alto grado di inquinamento.

L’energia è sempre di più la risorsa strategica degli stati e del Capitale. In un combinato disposto che si traduce nella condivisione degli stessi interessi fra le multinazionali del settore e i gruppi, le caste di potere locale.
A scapito della salute delle popolazioni e delle regole della democrazia partecipata.

A Pljevlja, di questi tempi di fame energetica e di accaparramento delle risorse, sono tornati gli italiani. Non nella veste delle truppe di occupazione, ma con gli abiti eleganti dei rappresentanti del capitalismo nostrano. Sono quelli di “pura razza” lombarda; nello specifico, di “etnia bresciana”.
Il governo del Montenegro ha costruito una partnership con A2A (al 42%) che ha dato vita all’utility EPCG.
L’accordo prevede che una società ceca del gruppo Skoda allargherà la centrale già esistente con un secondo gruppo a carbone da 253 MW. A2A diviene garante del nuovo investimento con un pesante finanziamento, attraverso Unicredit.
Il Montenegro non ha bisogno dell’energia di due gruppi (il primo già dispone di una potenza 210 MW di potenza e ci sono impianti idro per 657 MW di capacità). Si spiegano, allora, le motivazioni dell’intervento di A2A nel disegno strategico di assicurare l’esportazione verso l’Italia di energia inquinante a basso costo, attraverso il progettato elettrodotto dell’Adriatico.
Come affiancamento di questa scelta, il governo italiano, infatti, ha deciso di realizzare una “grande opera”: l’interconnessione elettrica fra l’Abruzzo e il Montenegro, dal costo di circa un miliardo di euro, che i contribuenti pagheranno sull’altare del profitto privato.

Quando il presidente Giovanni Valotti, nel magnificare le sorti progressive e benigne dell’A2A, dichiarò:
«Entro il 2020 l’utilizzo di carbone scenderà al 16%, al 10% entro il 2020 per arrivare a zero entro il 2027»
Si riferiva ai fortunati residenti di Brescia e Milano, in perenne inquinamento, o anche a quelli sacrificabili del Montenegro; terra di storiche imprese dell’imperialismo italico?

Mangiano terre, energie, vite, risorse perché vivono e prolificano solo con queste modalità.
Sono i capitalisti e i loro servi di potere. Qui come altrove. E gli italiani, in Patagonia o in Etiopia o nel Montenegro e nell’altrove dei loro mercati di morte, non sono “BRAVA GENTE”!

(Claudio Taccioli)

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