A dire il vero è cominciata ancora prima. La sola rivoluzione che, dopo quella delle donne, riesce nel suo intento è questa. Il sistema questo l’ha capito. Ormai da anni organizza, senza riuscirvi, tentativi di spazzarla via. Controlli ogni volta più invasivi, biometrie, trincee, fossati, muri, fili spinati, documenti, indagini, polizie, pattugliamenti, droni, detenzioni, rimpatri ed espulsioni. L’unica rivoluzione d’ottobre che funziona è quella migrante. Siamo chiari fin da subito: non fermerete la rivoluzione più disarmata che mai si sia vista prima di allora. Sono nude mani, piedi scalzi, volti scoperti, nomi comuni e storie ordinarie che la sete non riesce e cancellare e che nemmanco il mare cerca di ingannare. Centri di identificazione, correzione ed espulsione, campi di concentramento attualizzati, vergogne occidentali trapiantate altrove e frontiere vendute al mercato degli schiavi del momento. Non la fermerete, vi assicuriamo.

Una rivoluzione che silenziosa non è per nulla. Grazie a voi diventa pubblica, mediatica, assordante, mutilata, sconcertante e impossibile a liquidare. Siamo milioni, una rivoluzione popolare che le mappe delle rivoluzioni non hanno ancora messo tra i Guinness della storia accidentata del mondo. Si tratta di donne, bambini, giovani e incoscienti rivoluzionari del momento. Imprevedibili passeurs che, senza alcuna premeditazione, attraversano le circostanze e le barriere dell’ordine stabilito dai potenti. Cercano nuovi cammini, muoiono nella sabbia, inseguono pozzi, scatenano repressioni, evidenziano le contraddizioni e le violenze dell’economia. Sono forse gli unici a fare la politica di un tempo, quella che trasforma i confini della storia e delle classi sociali. A modo loro cercano una vita differente e dunque creano giustizia senza vendetta. Hanno nel cuore ciò che hanno abbandonato e negli occhi un presente da sognare assieme.

La presa di potere avvenne il 25 di ottobre di quell’anno. Loro, i nostri, non cercano il potere ma di cambiarlo e con lui la direzione delle politiche di confisca della dignità, ormai da tempo oggetto di scambio umanitario. Malgrado ci stiate spiando, in cambio di aiuti fasulli, con le carte plastificate che credete dicano tutto di noi. Marcati, timbrati, resi come una mercanzia contraffatta, invasori della sacralità beffarda dello spazio Schengen. Non importa perché la rivoluzione non porta né numero né serie controllabile sui vostri schermi. Come il vento o una brezza leggera che, spensierata, porta polvere di futuro inventato al momento, dovesse costare anni di viaggio sulle rotte cangianti del destino che volete imporci. Ottobre è il mese adatto per rimettere a posto i sentieri del tempo perduto a rincorrere il tradimento che avete perpetrato sui poveri. Non temete, le armi che abbiamo sono state seppellite.

Potrete tentare di spostare le frontiere più lontano, minare i ponti, raddoppiare le cinte di filo spinato, militarizzare gli spazi urbani, pagare gruppi armati, complottare con le mafie, corrompere i nostri politici, appaltare controlli e militarizzare le parole. Nulla di tutto ciò potrà fermare la rivoluzione che ci attende. Organizzate pure ronde, paramilitari e agenzie di viaggi. Continuate la vostra falsa diplomazia bilaterale e regionale da strapazzo. I vostri soldi non ci compreranno perché la libertà non ha prezzo. Neppure il dio che avete preso come ostaggio della vostra arroganza potrà salvarvi. La rivoluzione d’ottobre è cominciata ancora prima. Arriveremo, anzi vedete che siamo in mezzo a voi, con una manciata di sabbia e di vento.

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Niamey, ottobre 017

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