Tutto sta ad indicare come il governo Maduro abbia attuato una frode gigantesca nelle elezioni per l’Assemblea Costituente. L’annuncio che avrebbero partecipato al voto 8,1 milioni di persone (il 41% dei votanti) è ben poco credibile. Basti ricordare che, nelle elezioni del 2013, subito dopo la morte di Chávez, Maduro ottenne 7,5 milioni di voti e, alle politiche del 2015, circa 5,6 milioni di voti. Ed oggi i sondaggi segnalano un forte calo dell’adesione al governo in confronto al 2013 ed anche al 2015. La stessa società Smartmatic, incaricata da anni del voto elettronico, sostiene che il risultato è stato “manipolato” e che lo scarto tra l’effettiva partecipazione e il risultato ufficialmente annunciato è di almeno 1 milione di voti, pur non potendo garantire che si tratti di un solo milione. È comunque un dato di fatto che non c’è stato controllo per impedire il voto multiplo, né vernice indelebile sul dito dei votanti.

Al di là della frode, però, il regime ha esercitato una forte coercizione su larghi strati della popolazione per costringerla a recarsi a votare. Casualmente, il vicepresidente di PDVSA, Nelson Ferrer, ha detto in una riunione dei lavoratori che chi non fosse andato a votare avrebbe perso il suo posto di lavoro (il video è circolato in rete). Ci sono state pressione anche sui dipendenti della metro di Caracas e delle principali imprese di Guayana, Pequiven e Banco Bicentenario, dove si è imposto ai lavoratori non solo di recarsi a votare, ma di portarci anche parenti ed amici. La ONG Provea (Programma Venezuelano Educazione-Azione Diritti Umani), dalla quale riprendo questi dati, informa di aver ricevuto denunce da dipendenti di circa 21 organismi pubblici. Altri testimoni: Froilán Barrios, del Fronte Autonomo di Difesa dell’Occupazione, del Salario e del Sindacato, ha asserito che il chavismo teme il calo dell’affluenza del corpo dei suoi militanti alle elezioni, a cui partecipano iscritti e non iscritti al partito, il che spiega l’intimidazione nei confronti dei dipendenti pubblici.

Pedro Arturo Moreno, del direttivo della Confederazione dei Lavoratori del Venezuela, ha aggiunto che lavoratori affiliati alla Federazione Unitaria Nazionale del Pubblico Impiego si sono lamentati dei messaggi ricevuti per iscritto o per posta elettronica, in cui si insiste perché vadano a votare, perché hanno un elenco con i loro nomi. (…).

Pablo Zambrano, del Movimento dei Sindacati di Base, ha riferito che, specie nei ministeri, è continuo e si approfondisce l’assillo dei pubblici dipendenti perché si rechino ai cortei, alle iniziative politiche ed elettorali, anche se “la disobbedienza si è fatta sentire” (cfr: http://www.diariolasamericas.com/empleado-publicos-venezolanos-obligados-votar-elecciones-del-partido-chavista-n.3189928).

Lo stesso Maduro ha dichiarato in pubblico che si sarebbe registrato l’elenco dei non partecipanti al voto. In Venezuela ci sono 2,8 milioni di statali, cui vanno aggiunti milioni di assistiti sociali.[i]

Socialismo da burocrati o coscienza di classe e libertà

È significativo che la sinistra che appoggia Maduro e chiede più repressione non abbia aperto bocca su queste pressioni e minacce. Non la ha aperta quando Maduro ha scagliato le sue minacce contro chi non fosse andato a votare. E non è un caso, visto che questi militanti e intellettuali costituiscono l’espressione depurata della concezione burocratica (e nazionalista) del socialismo – quale che sia il significato che diano a questo termine. Questa gente è convinta che quando si costringe un operaio di PDVSA, o della metro di Caracas, ad andare a votare per Maduro si stia rafforzando la coscienza socialista della classe lavoratrice. Qualcuno crederà anche che in questo modo il governo venezuelano stia combattendo pericolosi “lavoratori controrivoluzionari pro-imperialisti”.

Per questo non vedono niente di essenzialmente criticabile in quel che fa Maduro. Hanno talmente interiorizzato i metodi burocratici, che li accettano con la stessa naturalezza con cui diciamo “oggi piove”. Non hanno imparato niente dalle tragiche esperienze dei “socialismi reali”, delle collettivizzazioni forzate, delle unanimità ottenute in base a campi di concentramento e muri di Berlino. È una sinistra alienata dal nazionalismo statalista che, come al solito, ama credere che “l’avanguardia illuminata” sia assistita dalla ragione storica che giustifica tutto. Il tutto, con una brutale conseguenza: agli occhi di milioni di sfruttati nel mondo, il socialismo si incarni oggi in Maduro che minaccia di punire operai “renitenti”, nel quadro di un paese distrutto dalla fame e squassato da ripetuti assassini di manifestanti d’opposizione.

Di fronte a un simile danno e arretramento inflitto al socialismo, non ci resta che levare una flebile voce per dire che la tradizione socialista – basata sull’opera di Marx ed Engels, sull’esperienza della Comune di Parigi, sui Consigli di operai, soldati e contadini del 1917 e sulla resistenza libertaria e comunista allo stalinismo – non ha niente a che vedere con queste concezioni dei burocrati e dei loro apologeti. La sostanza del programma marxista è sintetizzata nella celebre frase: “la liberazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi”. È un richiamo a spazzare via qualsiasi, rapporto “in cui l’uomo sia un essere umiliato, soggiogato, abbandonato e disprezzabile” (Marx, Introduzione alla Critica della filosofia del diritto di Hegel). Vuol dire promuovere in ciascuno la spinta a “pensare, a intervenire e organizzare la propria società come uomo che è entrato nell’età della ragione, che sappia dunque organizzarla intorno a sé, alla sua condizione reale” (Ibidem).

Una prospettiva che racchiude quindi l’appello alla più completa libertà, condizione indispensabile dell’emancipazione delle coscienze, della negazione di ogni forma di alienazione. Per prevenire le critiche abituali nella sinistra superficiale (del tipo “lei è un piccolo-borghese che ignora le necessità della rivoluzione”), preciso: non stiamo sostenendo un criterio individualistico, del tipo “faccio quello che mi pare e non mi importa del resto del mondo”. In termini hegheliani, questa sarebbe la libertà svuotata di contenuto ed arbitraria, visto che manca di necessità. Ciò di cui si tratta, invece, è rivendicare la libertà nella sua accezione più avanzata, vale a dire, come autodeterminazione. Questa comprende sia la necessità sia l’intervento cosciente delle persone. È la libertà che esiste quando faccio questa data cosa perché ne comprendo la necessità, non perché sia costretto da un’autorità collocata al di sopra di me. Per questo il marxismo parla di “ruotare intorno a se e alla realtà concreta”. È indispensabile rivendicare la libertà di decidere il nostro percorso d’azione a partire dai valori che con piena consapevolezza riteniamo prioritari. Valori che, a propria volta, scaturiscono dal nostro operare nella società – ancora una volta, all’opposto dell’individualismo “alla Hobbes” – e dalla comprensione delle necessità ancorate alle contraddizioni della presente società.

Per maggiore concretezza, quando ad esempio il marxismo chiama i lavoratori del mondo ad unirsi, fa appello al fatto che siano gli sfruttati stessi a tradurre in pratica quella parola d’ordine. È l’appello all’azione derivante da una riflessione democraticamente articolata. Se invece questa unità operaia è imposta, se diventa un decreto burocratico, non vi sarebbe alcun superamento: semplicemente, si ricreerebbero le catene che esistono già. Né di sicuro sarebbe reale unità, perché sarebbe vuota di contenuto. Ma se questo vale per l’unità della classe operaia, vale a maggior ragione se ci riferiamo alla costruzione socialista.

Pensare, quindi, che il socialismo si ricostruirà per mano di burocrati, e degli intellettuali pro-stalinisti che lo sostengono, è un controsenso. Non è possibile che la coscienza socialista avanzi in seno alla classe perché si obbligano i lavoratori a votare per un determinato governo, come è appena successo in Venezuela. Di più, Maduro che minaccia di rappresaglie gli operai che non lo vogliono votare è la negazione assoluta dell’dea racchiusa in “la liberazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi”. È impossibile colmare l’abisso che mi separa da questi burocrati e dagli intellettuali di sinistra che l’applaudono.. Come ho già detto in altre occasioni, stiamo parlando dei fondamenti, della cosa più elementare della concezione socialista.

Pubblicato anche in
A l’encontre

Traduzione di Titti Pierini

*

[i] Queste tecniche per controllare il voto sono usate da anni a Cuba, dove non si può scegliere per chi votare, ma potrebbero pesare come indicatore di un malcontento le schede annullate e soprattutto le non partecipazioni al voto, se non ci fosse una pressione continua esercitata da CDR e partito per impedire assenze. In caso di malattia si organizza il voto a casa o in ospedale, affidato a giovanissimi pionieri. Lo stesso vale per le manifestazioni “oceaniche” a cui la partecipazione obbligatoria (o l’eventuale assenza) è facilmente controllata attraverso gli spezzoni di corteo organizzati per azienda. In Venezuela in passato questo metodo non era necessario, mentre è stato usato per elezioni truccate e senza scelta come quelle per la Costituente, che lasciavano come unica forma possibile di dissenso il non voto (NdR)

Annunci