3 luglio 1969,
Lo sciopero è contro gli sfratti e gli affitti d’oro a Torino, nella cittá del boom, della FIAT e dei quartieri dormitorio.
Alle 3 del del pomeriggio, migliaia di operai e di studenti si ritrovano davanti alla Porta 2 di Mirafiori. Si preparano a fare un corteo autonomo, lontano dai sindacati che hanno organizzato la giornata con le solite quattro chiacchiere nei comizi.
Sono cinquanta giorni che gli operai della FIAT stanno lottando contro il padrone; vogliono cogliere l’occasione dello sciopero per portare la loro lotta nei quartieri dove vivono. Dove lo sfruttamento delle loro vite prosegue, oltre il lavoro.
Il corteo non riesce a formarsi perchè i poliziotti, sbirri e leccaculo, si scatenano in una carica proditoria e violenta. Picchiano tutti e con tutto quello che hanno nelle mani: manganelli, calci dei fucili, manette.
Si resiste in qualche maniera e il corteo si ricompatta e riparte verso corso Traiano.
Ricominciano nuovamente le cariche, ancora più violente. I poliziotti pestano chiunque trovano sul loro percorso: gli operai, gli studenti, gli abitanti del quartiere. Neppure i ragazzini sono risparmiati. E i pestaggi assurgono a livelli di violenza inaudita; di vera e propria tortura.
Basta! Non se ne può più e, allora, si alzano le barricate. Si risponde alla violenza delle forze dell’ordine con le pietre, con la resistenza che si autorganizza. “Sono gli operai, i giovani e i ragazzi del quartiere, le donne e gli studenti” che diventano protagonisti della rivolta.
E la polizia scappa!
Per ritornare con i rinforzi che vengono chiamati, anche, dalle altre città.
In corso Traiano, si combatte per 6 ore, senza tregua; fra cariche continue e pioggia di lacrimogeni.
La lotta, portata dal vento della rivolta, scuote la città proletaria e si allarga: a Piazza Bengasi, a Nichelino, a Corso Moncalieri.
E’uscita dalla fabbrica e ha percorso, come una lunga scossa di elettricità, la città dei quartieri operai. Incontenibile e liberatoria, ha deciso che non ci si batte solo dentro la produzione, ma ovunque si determinano le condizioni delle vite sfruttate.

Si è preso coscienza collettiva della propria forza straripante e, subito dopo gli scontri, si decide di rilanciare le lotte:
– Rilascio immediato degli arrestati (29) e ritiro dei licenziamenti.
– Aumenti salariali uguali per tutti e abolizione delle categorie.
– Rifiuti dei ritmi di lavoro bestiali e degli straordinari.
– Rilanciare gli scioperi, le assemblee operaie e i cortei.

Insomma, “COSA VOGLIAMO? VOGLIAMO TUTTO!”

Sta per iniziare il lungo autunno caldo italiano. I nostri 10 anni di rivoluzione.
Che nessuno venga a dirci che non ci abbiamo provato!
(Claudio Taccioli)


“Signor padrone non ci hai fregati
con le invenzioni, coi sindacati,
i tuoi progetti sono sfumati
e noi si lotta contro di te.
E le qualifiche, le categorie,
noi le vogliamo tutte abolite
Le divisioni sono finite:
alla catena siam tutti uguali.”
(…)
“Ne abbiamo visti davvero tanti
di manganelli e scudi romani,
però s’è visto anche tante mani
che a sampietrino cominciano a andar.
Tutta Torino proletaria
alla violenza della questura
risponde ora, senza paura:
la lotta dura bisogna far.

E no ai burocrati e ai padroni!
Cosa vogliamo? Vogliamo tutto!”

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