Piove che siamo fradici e siamo appena partiti; oggi, martedì 28 maggio 1974!
Dalla nostra scuola andiamo in piazza della Loggia.
I sindacati, uniti, hanno proclamato uno sciopero generale contro la violenza fascista, finalmente. Dobbiamo arrivare entro le 10 perché, a quell’ora, si terrà la manifestazione antifascista. Parleranno Franco Castrezzati, per i sindacati, e Adelio Terraroli, per le forze politiche.
Noi studenti grideremo i nostri slogan se supereremo, in tempo, questo muro di pioggia che ti gela le ossa; e siamo già a fine maggio!
STIAMO ARRIVANDO DA TUTTE LE SCUOLE DELLA CITTA’.
A mano a mano, però, il nostro corteo diventa sempre più piccolo. Siamo in pochi dietro lo striscione rosso. Ma ci siamo tutti, noi che abbiamo fatto ogni lotta di questi anni; che abbiamo affrontato le incursioni dei picchiatori fascisti. Sempre più organizzate, nelle tecniche e nei numeri.
Una decina di giorni fa, ci sono piombati addosso in una trentina. A folate predisposte. Abbiamo tenuto con i compagni del Tartaglia. Alla fine, qualcuno è dovuto andare in infermeria e al pronto soccorso.
MA ABBIAMO TENUTO!
Piove e abbiamo quasi freddo, passo dopo passo, verso la piazza. Davanti Germano, con la sua 500, urla alla città perché siamo di nuovo per strada. Perché oggi, con noi, ci sono, anche, gli operai e gli insegnanti e i pensionati. Tutto l’antifascismo bresciano!
La mia “guevara” è uno straccio inzuppato. Mi guardo intorno e vedo le altre facce che tengono duro come me. Non vediamo l’ora di arrivare e metterci sotto i portici.
La 500 si ferma appena fuori della piazza. Puntiamo dritti ai portici, ma sono zeppi di compagni arrivati dalle fabbriche e dalle scuole.
Ci spostiamo oltre, nei bar vicini, a farci un tè caldo; in attesa che comincino a parlare.
Come si chiamava il bar in fondo a via Cesare Beccaria? No adesso, proprio non riesco a ricordare, so che siamo qui, insieme, e il tè e l’amicizia e gli amori ci scaldano.
Qualcuno, perfino, ride quando sentiamo il boato, ripetuto dall’eco… ma il pensiero subito si ferma impaurito. Fuori corrono e urlano.
Usciamo e corriamo dritti in piazza, fra i corpi impazziti che ci corrono contro; nella piazza che è piena di fumo e bagnata. Corriamo dentro i portici. Fino a piombare dentro la carne macellata. I corpi deflagrati, neri di esplosivo e rossi di sangue.
Gli occhi sulle gambe e le braccia mozzate e sul marmo frantumato. Sul viso distrutto di un ragazzo appoggiato sulle braccia che guarda il vuoto.
E’ tutto bagnato, qui fuori, di pioggia e di sangue e di lacrime.
E’ la realtà schifosa dell’epoca del dominio dello Stato e del Capitale che ci sputa in faccia, coll’ alito puzzolente, la sua bava di morte e di terrore.
Cerchiamo, fra i corpi, i nostri compagni e non ci sono. Arrivano quelli del sindacato e ci spingono via.
Arrivano le ambulanze, arrivano i pompieri, arrivano gli sbirri. Non abbiamo più voglia di stare qui. Siamo entrati nella nostra piazza, fradici di pioggia; ne usciamo bagnati di sangue. E Giacomo piange senza smettere; fa impressione il suo corpo enorme scosso dai singulti. Senza smettere.

Siamo stati studenti in quel Maggio. E, dopo, per tutta la vita, a ricordarlo e a rispettare quello che eravamo. A onorare l’idea, semplice e potente, che questo mondo dev’essere cambiato. E, in ogni caso, ci siamo battuti e ci battiamo, ora più di allora forse, per cambiarlo, finalmente. Contro ogni razionalità e calcolo di utilità personali: solo e sempre, perché è giusto farlo!
Abbiamo preso fiato, fra la carne macellata e il fumo nero della bomba, come fa un “long distance runner”. A volte in solitudine, tante, insieme. Senza, comunque, smettere mai di macinare distanze. Sia nelle giornate buone che in quelle bastarde e cattive. Come quella lasciata e custodita nei cuori. QUANDO FUMMO STUDENTI DI MAGGIO, SENZA PIU’ DIMENTICARLO!
(per il massacro di Piazza della Loggia sono stati, definitivamente, condannati alla pena dell’ergastolo, il nazifascista di Ordine Nuovo, Carlo Maria Maggi, e il collaboratore dei servizi segreti della Repubblica Italiana e della NATO, Maurizio Tramonte. Non conoscevamo i nomi, ma tutta la storia infame e bastarda, quella sì!)
.Claudio Taccioli.

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