Sono appena tornato dal funerale di Attilio, al Centro Sociale 28 maggio di Rovato. C’erano moltissimi compagni, uno spaccato della sinistra bresciana, a cominciare da quelli del “suo” partito, Rifondazione Comunista, e del “suo” centro sociale, il 28 maggio, appunto. I miei rapporti con Attilio non erano certo idilliaci. Come si può vedere, tra l’altro, anche dall’ultimo scambio di commenti, su questo blog, rispetto alla questione dei rapporti tra USA e Arabia Saudita; uno scambio che risale alla settimana scorsa. E l’ultima “litigata” nostra, pubblica, è stata proprio al CS 28 maggio, due settimane fa. Certo, il tutto senza insultarci, anche se i toni spesso erano accesi. D’altronde, pur ritenendoci tutti e due “comunisti”, non era un mistero che, soprattutto sulle questioni internazionali (che stavano particolarmente a cuore a tutti e due), non andavamo d’accordo. Nonostante la sua provenienza da Democrazia Proletaria (un’organizzazione chiaramente anti-stalinista) Attilio aveva preso posizioni per me sempre meno condivisibili. In poche parole, aveva scelto di schierarsi con quello che molti definiscono il “campismo”: tutto ciò che si contrapponeva all’imperialismo più potente ed aggressivo, quello USA, meritava, mi sembrava d’aver capito, se non il suo appoggio, almeno tutte le attenuanti possibili. E lui mi accusava di aver sempre in testa quella “bestia nera” di Stalin, di essere diventato non tanto anti-stalinista, ma addirittura “stalinofobo”. Insomma, pur continuando a batterci dalla stessa parte della barricata, non abbiamo mai smesso di “litigare”. Testardo lui, testardo io. Lui sempre con un approccio per me troppo filosofico ed astratto, io sempre, secondo lui, troppo legato al passato, alla Storia con la Esse maiuscola. Coscienti però, entrambi, di essere dalla stessa parte della barricata, anche se ci accapigliavamo sulla Siria, sulla Libia, sul Donbass, sulle “primavere arabe” e chi più ne ha, più ne metta.

 Tutto questo per dire che, diversamente da altri compagni morti in questi terribili ultimi nove mesi (da Momi a Michele, da Simona a Sancho), non mi legava ad Attilio nessun particolare vincolo affettivo, né di solidarietà politico-ideologica in senso stretto (pur avendo militato insieme in DP e nel PRC almeno fino al 1998).

Per questo mi hanno colpito ancor più le parole pronunciate da Claudio (in un certo senso anche a nome di tutti i compagni di Sinistra Anticapitalista) quando diceva che troppo spesso dimentichiamo quanto è prezioso ogni singolo compagno (soprattutto in periodi reazionari come quello in cui viviamo, dove essere compagni è sempre più raro e difficile). Prezioso come ogni granello che inceppa l’ingranaggio capitalista, per quanto piccolo sia questo granello di sabbia. Ed ogni granello che scompare permette all’ingranaggio di funzionare meglio, di “oliarsi”. Anche se è un maledetto granello “campista”, come quel testardo di Attilio Zinelli. Hasta siempre, vecchio zuccone “stalinista”. Che la terra ti sia lieve.

Flavio

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