Nel NOVEMBRE 2012, a Manerbio (BS) ebbe luogo un tentativo di sfratto violento; contro una famiglia povera.
Il padre, la madre e i 3 figli. Quello più grande aveva rischiato la perdita di un braccio, mezzo tranciato via, in un’azienda bresciana.
Nessuno di loro lavorava, ormai, più.
Il comune, amministrato dalla destra, li lasciava marcire nella loro disperazione; senza alzare un dito, malgrado le innumerevoli richieste d’aiuto.
Dopo alcuni tentativi di sfratto, mandati a vuoto dalla resistenza solidale e militante; una mattina, carabinieri e polizia locale arrivarono alle prime luci dell’alba.
Subito, diedero inizio all’assalto all’appartamento.
Dentro, la famiglia si barricò come potette; ammassando letti e materassi e quant’altro, contro la porta. I fabbri cominciarono a scardinarla un pezzo per volta, letteralmente.
Dalle finestre, i ragazzi iniziarono a urlare, a chiedere aiuto; a dichiarare che si sarebbero buttati se le forze dell’ordine fossero entrate.
Questa fu la situazione che le/i militanti della lotta per la casa e per la vita, si trovarono di fronte appena arrivati.
Nessuno pensò troppo e ognuno si lanciò in difesa dei dannati e degli ultimi. Delle donne e degli uomini in pericolo.

L’azione decisa di resistenza, fece desistere le forze dell’ordine dal procedere.
Un paio di militanti finirono all’ospedale. Uno con una prognosi di 30 giorni.

Dal novembre dello scorso anno, era in corso il processo contro i e le solidali che parteciparono alla resistenza.
Oggi, la sentenza ha assolto quasi tutti per evidente esagerazione delle accuse. Per un riconoscimento, di fatto, della necessità di quell’azione solidale.

Lo Stato, però, anche quando pare riconoscere i suoi errori, deve lasciare, comunque, un segno crudele della sua forza, della sua potenza esclusiva.
La condanna a 7 mesi ha colpito, proprio, quel compagno che fu portato con l’autoambulanza in ospedale e a cui furono diagnosticati 30 giorni di prognosi.

La lotta per il diritto alla casa, parte essenziale del diritto alla vita, ha queste caratteristiche di coraggio, di dignità, di solidarietà straordinarie. E, insieme, di violenza esacerbata e dell’infamia ripetuta da parte dello Stato e dei suoi servi. Nella tensione di difendere il fondamento del diritto di proprietà contro quello primario alla vita in dignità.
Senza mai mettere in atto una decisiva politica di recupero e auto-recupero edilizio che consenta, senza drammi, la possibilità di una casa per tutti.

Si lasciano, invece, migliaia di case vuote (solo qui a Brescia, dalle 130mila alle 140mila) a fronte di, circa, 2000 famiglie sotto sfratto, ogni anno.

Le azioni di resistenza solidale, come quella che fu a Manerbio e che proseguono tutte le settimane, smascherano l’incapacità, l’impossibilità reale del Capitale (e del suo Stato) di provvedere, realmente, ai bisogni essenziali degli esseri umani. Se non snaturando sé stesso, nella violazione finale dei suoi dogmi proprietari e imperativi.

Inseriscono, inoltre, il seme positivo, portatore di un’altra, diversa idea di esistenza. Fondata sulla solidarietà e sulla condivisione delle cose, dei beni e delle esistenze. In un viluppo positivo, dove ciascuno sia in grado di dare il meglio di sé; per sé e per ogni altro in stato di necessario bisogno.
In un’esplosione di qualità e di libertà stimolate nella reciprocità.

Le compagne e i compagni di Sinistra Anticapitalista praticano, direttamente, questa lotta in corso da anni; dura e straordinaria.
Non possono, quindi, che stringersi intorno al compagno colpito dalla sentenza di condanna, per il suo reato di solidarietà.
Si impegnano, pertanto, a portare avanti, con più decisione e partecipazione, la lotta che è stata intrapresa.

Solo l’aumento del numero dei/delle resistenti fermerà l’ossessiva macchina della repressione.
Altri processi che ci coinvolgono direttamente, sono in corso per occupazioni di case abbandonate e per resistenze contro gli sfratti. La nostra solidarietà non sarà solo occasionale o formale.
Sarà vissuta e praticata nella lotta collettiva.
Assolti o condannati, siamo, comunque, in azione diretta contro il Capitale e il suo Stato.

UN ABBRACCIO COMPAGNO!

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