Dopo la pubblicazione del mio commento all’articolo di Giorgio sono stato subissato di critiche (benvenute) e di attacchi (non benvenuti) a volte calunniosi e/o insultanti. Molto più misurata la risposta di Giorgio (che pubblico), anche se, purtroppo, non esita ad attribuirmi posizioni non mie (tipo “chi dirige [la sinistra italiana] la pensa come te”). Giorgio non era nel PRC quando, insieme ai compagni dell’allora Sinistra Critica, mi battevo contro il “menopeggismo” che “per non fare il gioco di Berlusconi”, faceva appiattire il partito sulle posizioni del centro-sinistra. Quella sciagurata politica, che ha portato all’entrata nel secondo governo Prodi (2006-08) ha poi consumato letteralmente il PRC. E quindi chiedo (a Giorgio, a Beppe, ad Eugenia, ecc.) quando mai io (e i miei compagni di Sinistra Anticapitalista) avremmo auspicato un’appoggio al presunto “meno peggio” centrista? Noi, come i nostri compagni francesi del NPA abbiamo ben chiaro: NI PATRIE NI PATRON, NI LE PEN, NI MACRON. Ora si tratta di ri-costruire, faticosamente e dal basso, la risposta di classe alle politiche delle due destre (in Francia come in Italia): la destra “moderata” (Macron o Renzi) e quella estrema (Le Pen o Salvini-Meloni). E sarà dura.

Giorgio Cremaschi Caro Flavio prima di tutto ti conoscevo più capace di capire l’ironia ..quella sul male minore è ovviamente una battuta rivolta a quelli che votano Macron turandosi il naso..io in Francia non sarei andato a votare, mentre capisco che se Renzi avesse di fronte Salvini tu voteresti Renzi.. Bene non sono proprio d’accordo con la tua posizione che per altri coincide con quella del PCF ahaha… Comunque se non si capisce la storia nuova non si comprende davvero neppure quella vecchia, la sinistra in Italia è ridotta al nulla perché purtroppo chi la dirige la pensa come te e non capisce che dopo la controrivoluzione della globalizzazione i riformisti liberali sono il potere nemico. E il popolo che è andato a destra per il tradimento della sinistra va riconquistato con la rottura con tutto ciò che l’ha tradito Con la tua posizione si può fare i trotzkisti nel PD… Fermati finchè sei in tempo ..un abbraccio gc

Ed ecco la mia prima, breve risposta a Giorgio su FB.

Caro Giorgio, devo confessare che non l’avevo presa come ironica. Temevo un tuo scivolamento verso quel “campismo” fuori tempo massimo che ammorba una parte della sinistra. Forse, come dice il compagno Fernando, noi bresciani capiamo poco l’ironia. Comunque il tuo commento mi fa tirare un sospiro di sollievo. Mi scuso se ho mal interpretato quel tuo accenno al “male minore”. Come ben sai, la mia (e nostra) totale opposizione al liberismo (e al capitalismo tout court, ça va sans dire) è tetragona. E sono d’accordo al 100% con il tuo discorso sulla rottura con PD, PS francese, ecc. Infatti i nostri compagni del NPA hanno scritto “Ni patrie, ni patron, ni Le Pen, ni Macron). Per questo non capisco il tuo accenno ad una presunta posizione possibilista verso il “centro” liberale (alias Renzi). Dove mai avrei espresso posizioni simili? O forse ti riferisci al fatto che preferisco i liberali ai fascisti, i socialdemocratici ai liberali, ecc.?

Un’ultima precisazione (che credevo superflua, ma che, viste le incomprensioni e/o l’ignoranza sulle nostre vere posizioni, mi pare dovuta). Essere contro TUTTE le posizioni del “campo” borghese (liberali, conservatrici, fasciste, cattoliche, islamiste, ecc.) non vuol dire non capire le differenze tra le une e le altre. Per i proletari, per il movimento operaio, è preferibile lottare nel quadro di una “democrazia” borghese (quantunque sempre più autoritaria) o doversi nascondere nella clandestinità di un regime militare, fascista o simili? Nel 1933 i compagni del PC tedesco, accecati dalle spacconate ridicole del povero Thaelmann, gridavano “Dopo Hitler, Thaelmann”, convinti che il nazismo trionfante avrebbe spinto il proletariato alla rivoluzione. Sono finiti a Buchenwald e a Mauthausen. E il partito comunista più forte del mondo, la KPD, è scomparso da allora (salvo sparuti gruppetti ininfluenti). Quindi, all’occhio, compagni.

Flavio Guidi

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