A fine febbraio, con  una delle sue prime decisioni, Trump aveva annunciato un aumento di quasi il 10% della spesa militare, nel budget federale 2018.

Un incremento di circa 54 miliardi di dollari, rispetto alla precedente amministrazione Obama.

Tutti destinati alla “difesa” (una volta, più coerentemente, si chiamava ”guerra”); tolti, in particolare, alle agenzie federali che si occupano di ambiente e di assistenza pubblica. Nonché ai finanziamenti garantiti agli alleati internazionali. (Stimolati a incrementare le loro spese di guerra).

Una decisione che, evidentemente, presuppone una strategia di largo impiego diretto delle nuove risorse belliche nelle varie parti del mondo; ritenute fondamentali per gli interessi  dall’imperialismo americano.

Ora, gli Stati Uniti hanno cominciato a usarle. Con un messaggio preciso: continueranno a farlo, quando e come lo riterranno più opportuno.

Russia, Cina e l”alleata” Europa sono avvisate! Questa Terra, nell’attuale fase di relazioni economico-sociali internazionali date, appartiene, ancora, all’America.

 I nazifascisti, preoccupati, si stringono, solidali,  intorno al carnefice Assad e al suo (loro) amico Putin. Costretto a ridimensionare le proprie ambizioni imperiali. Da ora in avanti, a Vladimir sarà concesso, unicamente, di “giocare” in casa: continuare a massacrare i ceceni e ogni altro ribelle o dissidente interno; alimentare “guerricciole” di confine, sulla porta di casa (senza esagerare, però); controllare meglio i suoi amici tiranni, se vuole non siano spazzati via.

A ovest, la strada gli è preclusa; così come a est, dove gli interessi cinesi, così aggrovigliati nel debito pubblico americano, fanno propendere il dragone a restare più alla larga da Vladimir. E a rilanciare con nuovi investimenti “autorizzati” nel mercato americano.

Donald c’ha tenuto a ricordarlo ben chiaro al presidente della Repubblica Popolare, il “compagno” Xi Jinping.

 Non andrebbe nemmeno sottolineato, ma è meglio ribadirlo: noi in questo, solito e sordido, gioco di pesi e contrappesi imperiali, stiamo con i popoli. Soffiamo sul fuoco delle rivolte contro ogni tiranno dell’est e dell’ovest. Sul terreno che ci è consueto dello scontro di classe.

Nel tentativo di impedire il volo sia agli F35 che ai Sukhoi russi. A dire il vero, a buttare giù questi ultimi ci hanno già pensato gli F16 turchi; gli stessi che attaccano la resistenza curda.

Insomma, la nostra lotta è tenere a terra tutti gli aerei da combattimento, ovunque!

 Solo voli di linea per dare la possibilità a ciascuno di spostare, in comodità, la propria vita ovunque le sue inclinazioni e i suoi desideri lo spingano a farlo.

 Come rivoluzionari/e abbiamo questa unica scelta.

  (Claudio Taccioli)

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