59 missili Tomawok lanciati da due portaerei al largo del Mediterraneo. Donald Trump distrugge in poco tempo chi pensava potesse essere meno guerrafondaio e imperialista della Clinton o di Obama. L’ azione USA  poco dopo le 8.30 ora di New York, quando nel Mediterraneo era notte (le 2.30 in Italia).

La marina statunitense ha preso di mira la base di Al Shayrat da cui, secondo le loro informazioni, erano partiti gli aerei con le armi chimiche. Prima di colpire, riferiscono fonti del Pentagono ai media Usa, sono stati avvertiti i russi. “Non avevamo nessuna intenzione di colpire i loro aerei” ha detto un funzionario anonimo al New York Times.

Putin ha deciso di sacrificare Assad? E in cambio di cosa? O la guerra siriana serve, sulla pelle delle popolazioni, a ristabilire il gioco delle parti tanto utile alla politica interna?

Poco dopo che la notizia dell’attacco è diventata ufficiale, da Mar-a -Lago, residenza in Florida dove si trova per il vertice con l’omologo cinese Xi Jin Ping ha parlato il presidente americano: “Questa sera ho ordinato un attacco mirato contro la base da cui è partito l’attacco chimico. E’ un interesse vitale degli Stati Uniti prevenire e fermare la diffusione e l’uso di armi chimiche mortali”, ha detto. La Siria, ha aggiunto, “ha ignorato gli avvertimenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu” perché “non si possono discutere le responsabilità della Siria nell’uso delle armi chimiche”.
E si è poi rivolto “a tutte le nazioni civilizzate” per chiedere di interrompere il bagno di sangue in corso: “Il mondo – ha detto Trump – si unisca agli Usa per mettere fine al flagello del terrorismo”.

Dura la reazione della televisione di stato siriana che definisce il raid missilistico “un’aggressione” da parte degli Stati Uniti. I missili avrebbero colpito piste, velivoli e zone di rifornimento. Secondo fonti militari siriane le esplosioni avrebbero causato vittime.

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