Premessa.
Questo breve manualetto vuole dare una mano a chi decidesse -per vari motivi- di muoversi
all’interno di un bosco o in ambiente naturale illustrando qualche norma di buon senso e dando
qualche consiglio sulle tecniche, i materiali ed i metodi di azione diretta boschiva, Si tratti di una
ricognizione o dell’avvicinamento a qualche luogo “sensibile” per qualcuno che magari ha dalla sua
un certo numero di burattini in divisa.
Buona parte dei consigli può essere utile in ogni ambito d’azione diretta, come ad esempio una
grande mobilitazione di massa, ma comunque sono rivolti a chi decidesse di muoversi solo o in
piccoli gruppi. Principalmente questo è un vadecum individuale.
PARTE 1: PIANIFICAZIONE
– Piccola nota sulla preparazione fisica.
Il bosco o la montagna non sono ovviamente la città, quindi richiedono un approccio sia fisico che
mentale molto diverso. Rammentiamoci che la percezione del pericolo ed il livello di stress
aumentano considerevolmente quando ci muoviamo in un ambiente se non sconosciuto quanto
meno inusuale. A maggior ragione qualora ci trovassimo ad affrontare situazioni di pericolo la
capacità di mantenere i nervi saldi può fare la differenza fra il tornare a casa o passare brutti quarti
d’ora tra ospedali e caserme.
Chi decidesse di muoversi in ambiente naturale deve sempre aver ben in mente cosa e quanto può
dare in un determinato contesto, valutando serenamente le proprie competenze e capacità fisiche in
relazione all’azione che si vuole andare a svolgere. Sottovalutare ciò vuol dire esporre sé stessi e
gli altri a rischi inutili.
Le capacità di valutare e decidere risentono molto sia della fatica sia dello stress; una buona
preparazione fisica, la conoscenza dell’ambiente e la sicurezza acquisita in ambiente naturale
aiutano a pensare e decidere meglio e più velocemente, cosa -inutile dirlo- decisamente importante
in alcune situazioni calde.
Per chi non avesse mai svolto attività boschiva o montana e decidesse di agire per un periodo più o
meno lungo in un ambito del genere sarebbe utile cominciare con dei trekking via via sempre più
impegnativi, sia per familiarizzarsi con l’ambiente “selvaggio”, sia per cominciare a comprendere
come reagisce il proprio corpo sotto sforzo e a contatto con un ambiente sconosciuto. Capire quale
sarà l’ambiente nel quale ci muoveremo e quanto possiamo dare ci aiuterà a valutare con più
precisione fin quanto possiamo realmente spingerci, quello che potremo fare da soli o in piccoli
gruppi e quello che potrà essere il nostro ruolo in un’azione eventualmente più strutturata.
Come detto una volta familiarizzati con l’attività all’aperto potremo passare alla valutazione degli
scopi che vogliamo prefiggerci.
– Valutazione dell’azione .
– L’ambiente d’azione
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Per far sì che un’azione abbia un esito quanto più efficace possibile è necessario valutare con
attenzione tutti i pro e i contro dell’ambiente nel quale ci muoveremo, l’ubicazione dell’obiettivo, la
sua logistica (orari di afflusso e deflusso, cambi eventuali, sorveglianza attiva e passiva), la
morfologia dell’area prescelta in relazione al tipo d’intervento, le vie di arrivo e le vie di disimpegno
e/o fuga. Teniamo ben presente che il nostro nemico è probabilmente più attrezzato di noi e
abituato a certe situazioni, quindi sarà necessario essere il più preparati possibile.
Al fine di ciò sarebbe utile -qualora sia possibile- effettuare ricognizioni nell’area prescelta per
familiarizzare con la morfologia del terreno ed individuare alcuni punti di riferimento che in caso di
disimpegno potranno essere evidenti ed utili per determinare la via d’uscita. E’ fondamentale avere
un’idea dell’ambiente dove ci muoveremo, sapere se ci sono corsi d’acqua, balzi, dirupi, boscaglia
fitta. Non sarebbe piacevole rimanere isolati a causa di un ostacolo naturale del quale non si era a
conoscenza. Nel caso non fossero consigliabili questo tipo di ricognizioni si rende decisamente
importante il reperimento di una carta dell’area, sul quale saranno segnalati eventuali ostacoli.
Può essere importante avere ben presente le tempistiche di spostamento ed il minutaggio dello
stesso fra i vari punti del nostro percorso, così da avere un’idea di massima di quanto tempo
occorrerà per i nostri movimenti ed il disimpegno, avendo cura di ricordare che le tempistiche
possono variare considerevolmente a seconda del meteo, della condizione del fondo, della
situazione venutasi a creare e dell’oscurità.
NOTA BENE: In montagna chi agisce dall’alto verso il basso, ovvero in discesa, ha un discreto
vantaggio tecnico/tattico, infatti e decisamente più difficile attuare manovre risalendo un pendio
rispetto ad eseguire le stesse in discesa. Oltretutto scendendo l’angolo di visuale ed
eventualmente di lancio è decisamente più ampio. Sarà quindi buona cosa valutare anche questo
non indifferente particolare, come sarà fondamentale che con una manovra di aggiramento
l’avversario non si venga a trovare in posizione sopraelevata rispetto alla nostra.
– Il meteo
Tenere d’occhio il meteo è generalmente importante perché ci aiuta a valutare sia il se che il come di
un’eventuale azione. Ogni condizione metereologica ha dei pro e dei contro, se è decisamente più
agevole muoversi con il bel tempo anche condizioni meteo avverse possono essere sfruttate a nostro
pro. Un acquazzone ad esempio può far abbassare la guardia al nostro obiettivo, in più i nostri
movimenti potranno essere meno circospetti, visto che il rumore della pioggia potrà coprire i rumori
dei nostri spostamenti, oltre a rendere più scarsa la visibilità. Ovviamente questo vale anche per noi
rispetto al nostro avversario, quindi risulterà molto importante sia l’effetto sorpresa che la
conoscenza del territorio e delle vie di disimpegno. Ovviamente se la zona d’azione fosse in
ambiente montano con tratti rocciosi da attraversare la pioggia sarebbe assolutamente da evitare,
visto che la roccia bagnata diventa estremamente scivolosa e ci esporrebbe a grandi rischi, oltre che
a rallentare considerevolmente il nostro incedere.
– La notte, preziosa alleata
La nostra capacità d’occultamento e l’effetto sorpresa sono ovviamente importanti, per questo la
notte risulta essere un prezioso alleato. A patto però di sapere come spostarsi in maniera sicura ed
efficace. Se è vero che nell’oscurità il raggio visivo diminuisce è altresì vero che i rumori risultano
come amplificati, perciò è necessario stare attenti sì a rimanere più al riparo possibile, ma anche a
spostarsi producendo -per quanto possibile- pochi rumori, tentando di camuffarli con quelli
dell’ambiente naturale circostante. In determinati ambiti il nemico disporrà anche di sistemi di
rilevazione notturna, esiste però qualche norma di buon senso che ne limita la pericolosità. Di
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questo tratteremo specificatamente più avanti.
– Punti di ritrovo in caso di emergenza
Nel caso ci muovessimo in gruppo potrebbe darsi il caso che per vari motivi (disimpegno
difficoltoso, attacco dell’avversario e ritirata, ecc…) qualche membro rimanga isolato o si perda. In
questa situazione è sempre bene, nel momento della pianificazione dell’azione, individuare alcuni
punti di ritrovo sicuri durante il percorso dove organizzare il ricongiungimento con i compagni
dispersi. Questi punti potranno anche servire per riprendere fiato ed eventualmente passare il tempo
necessario per riorganizzarsi e decidere cosa fare o addirittura superare la notte.
– L’abbigliamento
La scelta dell’abbigliamento è determinante almeno in alcuni punti fondamentali:
– l’adeguatezza all’ambiente nel quale ci muoveremo e -nel caso- alle condizioni meteo.
– La funzionalità rispetto al tipo d’azione.
– L’individuabilità, sia durante che a seguito dell’azione.
1- Attrezzarsi con un paio di scarponi da montagna è fondamentale;
– i requisiti principali riguardano la suola, che dev’essere tassellata. Ultimamente si
trovano molti tipi di scarpone all’apparenza da montagna ma che hanno una battistrada
definito “urban” non adatto all’uso in ambiente montano.
– Possibilmente lo scarpone dev’essere alto ,
per fornire maggior supporto alla caviglia e prevenire potenziali storte.
– Devono essere impermeabili.
Mantenere il piede asciutto durante gli spostamenti previene ad esempio la possibilità
dell’insorgenza di vesciche.
Un esempio di scarpone con suola inadatta ai nostri scopi
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2- La scelta dell’abbigliamento dev’essere fatta sia in base alla stagione che all’esigenza del
momento.
Generalmente si sceglierà un abbigliamento che possa garantire un certo grado di mimetizzazione e
di “interscambiabilità”, quindi in un assembramento di N persone sarebbe necessario che tutte
indossassero indumenti simili nel colore, in modo da rendere più difficile distinguere fra loro i
componenti del gruppo e rendere più difficile la “conta” dei partecipanti. Il nero è solitamente il
colore più diffuso, garantisce un certo grado di mimetizzazione, soprattutto al buio, e non riflette
particolarmente la luce. Nei limiti delle possibilità è bene utilizzare capi che sia possibile indossare
quotidianamente nelle nostre attività al fine di limitare la loro individualità in caso di perquisizioni
domiciliari o simili.
Evitare di indossare nei giorni precedenti e successivi l’azione gli abiti usati durante quest’ultima, o
comunque non indossarli assieme. L’anonimità dei capi è in quest’ottica importante, pezzi di una
marca molto diffusa sono preferibili, poiché proprio la loro diffusione fa si che non possano essere
altro che una prova indiziaria piuttosto fragile a nostro carico.
Come detto il nemico probabilmente sarà in possesso di strumentazioni funzionali all’attività
repressiva, come ad esempio visori notturni nel caso l’azione si sviluppi di notte.
In questo caso è utile sapere che la pelle riverbera molto bene la luce e agli occhi del visore risulterà
come brillante. Per ridurre quindi il rischio di essere individuati facilmente è consigliabile indossare
sia pantaloni che maglietta lunga, dando per scontato il travisamento del volto. Da non sottovalutare
l’utilità dei guanti, utili non solo per allontanare eventuali candelotti lacrimogeni (che scottano) o
per muoversi più agilmente nel bosco spostando piante e rovi, ma anche per evitare di essere
individuati dalle mani, che solitamente sono l’unica parte scoperta del corpo. Sembra fantascienza
ma alcune catture in passato sono avvenute proprio a causa delle “mani nude”.
Da controllare accuratamente se sull’abbigliamento o sull’eventuale zaino che abbiamo con noi
siano presenti parti in materiale riflettente, cosa piuttosto frequente nell’abbigliamento da
escursionismo. Nel caso ci premureremo di coprire il punto con nastro adesivo nero o con qualsiasi
cosa possa inibire le capacità di riverbero della luce.
Sono altresì da evitare capi con scritte evidenti, andranno coperte le marche del materiale, se troppo
in vista.
Ovviamente a fianco di tutto questo possono tornare utili tutte le precauzioni utilizzate anche in
ambito urbano, come ad esempio la possibilità di un cambio totale di abbigliamento da portare con
sé, ma questo ovviamente dipende dalle necessità e dal tipo di azione.
Per quanto riguarda zaini, marsupi e simili valgono tutti i precetti dell’abbigliamento, in più sarà
necessario eliminare ogni tipo di rumore artificiale, come una fibbia che sbatte, ad esempio.
Controllate sempre che il vostro zaino non offra troppi ed evidenti punti di impiglio/appiglio.
Utilizzate sempre passamontagna o fazzoletto e cappello, non tralasciate di coprire i capelli o
evidenti segni distintivi (tipo dread o tatuaggi) che potrebbero aiutare nella vostra identificazione.
Consideriamo che dovremo muoverci nell’oscurità, è quindi necessario abituare l’occhio ad
avere una visione notturna il più efficace possibile.
L’occhio umano ha bisogno di circa 25/45 minuti prima di abituarsi al buio, quindi sarà necessario
passare i minuti prima dell’azione in un ambito al riparo da fonti di luce. Nel caso che i tempi
fossero ristretti e ci fosse necessità di luce ad esempio per studiare una carta, un itinerario o
oltrepassare un punto rischioso, è necessario utilizzare una luce rossa, che non inibisce la visione
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notturna.
– Preparazione all’azione .
NOTA BENE: Grazie alla pianificazione dell’azione dovremmo essere in grado di muoverci
autonomamente sul territorio e dovremmo riuscire a limitare al minimo le nostre conversazioni.
Rammentiamoci che ogni rumore può essere sintomo della nostra presenza, a maggior ragione la
parola. Sarà importante non usare i nomi propri ma individuare dei segnali convenzionali che
servano per ritrovarsi/contarsi ma non offrano elementi di identificazione al nemico.
Sarà importante non portare con sé il cellulare, e questo per evitare spiacevoli rumori, eventuali
intercettazioni telefoniche, tracciature GPS o rilevamenti tramite triangolazione del segnale.
Una volta pianificata l’azione, verificato il meteo e reperito il necessario per vestirsi passeremo a
decidere cosa ci farà comodo portare con noi oltre al materiale necessario all’azione vera e propria.
Quelle che seguono sono delle brevi annotazioni su cosa può servire in ambiente naturale.
Visto che abbiamo precedentemente detto che queste brevi note sono riferite soprattutto a chi
deciderà di eseguire azioni in solitaria o in piccoli gruppi, diamo per scontato che queste verranno
portate a compimento di notte, quindi vediamo cosa sarà utile portare con noi e come organizzarci
con gli eventuali compagni.
– Materiale:
1- acqua;
2- fonte luminosa;
3- riferimenti sul territorio;
4- guanti;
5- cibo eventuale;
6- in caso di variabilità una giacchetta o un telo impermeabile;
1- ACQUA
Sembra scontato a dirsi, ma è capitato spesso che ci fosse chi, pur sapendo di dover svolgere
un’azione in ambiente naturale, non abbia preso le dovute precauzioni, con il risultato finale di
sofferenza personale e di aggravio delle condizioni altrui.
Una buona idratazione è sempre importante, a maggior ragione se ci troviamo sotto stress,
situazione nella quale la sensazione di arsura può accentuarsi.
Può capitare di partecipare ad un’azione che nei progetti dovrebbe durare un lasso di tempo limitato
e che nella realtà dei fatti invece -a causa per esempio di una efficace risposta del nemico o di
ritirata- può durare una notte o più. In questo caso avere con sé una scorta d’acqua è fondamentale.
La sensazione di sete è una delle peggiori che si possono provare, per prevenirla, oltre ovviamente
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ad avere con noi una riserva d’acqua è necessario seguire alcune norme di buon senso.
Innanzi tutto le nostre riserve saranno limitate e quindi sarà necessario razionarle nella miglior
maniera possibile; consideriamo che il nostro corpo ha bisogno di tempo per reintegrare i liquidi,
quindi se ci ritroveremo a bere nel momento in cui ne sentiremo il bisogno la sensazione di sete
questa non passerà mai, con il solo risultato di finire presto le scorte.
E’ buona norma quindi bere piccole quantità d’acqua più o meno regolarmente in modo da
integrare i liquidi corporei e prevenire la sensazione di sete. In caso di permanenza prolungata
nei boschi l’idratazione è importantissima e non va sottovalutata!
2- FONTE LUMINOSA
Per la buona riuscita dell’azione sarà necessario offrire meno riferimenti possibili all’avversario,
quindi sarà necessario limitare al minimo l’utilizzo di fonti luminose, che però è sempre buona
norma avere appresso. Preferibilmente sarebbe meglio scegliere una lampada frontale che permette
di avere entrambe le mani libere e questo può essere molto utile in caso di passaggi angusti fra la
boscaglia o di tratti di sentiero esposti.
L’utilizzo della luce non deve mai essere continuativo, ma servire solo in determinati frangenti,
sempre durante gli spostamenti e mai nelle immediate vicinanze prima dell’azione.
La scelta del tipo di lampada da portare con sé dovrebbe essere vincolata alla funzionalità.
Consideriamo che la luce bianca, oltre ad essere più penetrante e quindi più facilmente
individuabile, inibirà poi la nostra capacità di visione notturna, ovvero la nostra abitudine
all’oscurità. Una volta spenta la luce bianca i nostri occhi avranno perso per almeno mezz’ora la
capacità di orientarsi al buio. Per ovviare a ciò conviene utilizzare una lampada che disponga anche
di luce rossa, che oltre ad essere meno penetrante e quindi meno individuabile, non inibisce, in caso
di utilizzo, la nostra visione nottura, e questo è molto importante. La luce meno individuabile ed
ottima per muoversi di notte nel bosco è quella verde, che oltretutto mettendo in risalto le ombre
offre una nitidezza di vista notevole. Purtroppo non si trovano molte frontali con tutti i tipi di luce
necessarie, almeno che non ci si orienti su modelli militari, comunque in commercio esistono
numerosissime frontali che prevedono il led rosso, e questo può tranquillamente bastare.
3- RIFERIMENTI SUL TERRITORIO
Come accennato sarebbe molto importante una certa conoscenza del territorio nel quale andremo ad
agire, conoscere la presenza di ostacoli naturali o di possibili nascondigli può fare la differenza fra
il tornare a destinazione e finire in qualche caserma. Osservare bene il territorio dove ci stiamo
muovendo, avendo cura di individuare e memorizzare punti di riferimento quanto più evidenti
possibile come grossi alberi, rocce, elementi isolati, è un accorgimento importante. In caso di
ricognizione diurna ricordiamoci che se l’azione si svolgerà invece di notte questi riferimenti
dovranno essere ben evidenti, non è detto che quello che è palese alla luce lo sia altrettanto
nell’oscurità. Sarà importante non segnare i passaggi o lasciare elementi che possano dare modo al
nostro avversario di poter capire che qualcuno è passato di li, quindi eviteremo di spezzare rami,
lasciare impronte evidenti o abbandonare nell’area alcunché.
Sarebbe importante avere a disposizione una carta della zona ed una bussola per avere sempre ben
presente le particolarità del luogo nel quale ci muoviamo ed eventuali vie di disimpegno alternative.
In caso di assenza di una carta più avanti illustreremo un semplice metodo per mappare i nostri
spostamenti (Vedi “Appendice”). Avere con sé una bussola sarà più che utile, il suo utilizzo base è
piuttosto semplice ma potrebbe toglierci d’impaccio.
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4- GUANTI
Portare sempre con sé dei guanti, potranno servire in molteplici occasioni e ci aiuteranno nel
travisamento. Come detto spesso le mani sono l’unica parte del nostro corpo a rimanere scoperta e
sono servite in passato per individuare individui nascosti.
I guanti come elemento di travisamento sono utili sopratutto di notte. Premesso che i visori notturni
di terza e quarta generazione di cui possono essere dotate le forze del disordine permettono una
visione nitida anche a lunghe distanze, possiamo provare ad ingannarli o comunque a renderci il
meno visibili possibile. I visori sono intensificatori di luminosità, che attraverso un infrarosso
-invisibile all’occhio umano- irradiano l’area verso la quale sono puntati. Tutti gli elementi colpiti
rifletteranno una certa quantità di luce che il visore rileverà. La pelle umana è decisamente
riflettente e risulterà molto luminosa, per questo è importante coprire bene anche le mani, perché in
caso contrario queste potrebbero essere un segnale inequivocabile della nostra posizione.
Oltre che come elemento di travisamento i guanti potranno tornare utili in caso di boscaglia fitta o
rovi per evitare di ferirsi, sono utili per non lasciare impronte digitali e per maneggiare ad esempio
eventuali candelotti di gas lacrimogeno, che sono bollenti.
La maggioranza dei guanti da lavoro potrà fare al caso nostro, purché non siano bianchi o abbiano
elementi catarinfrangenti.
5- CIBO EVENTUALE
Non possiamo sapere quanto dovremo restare fuori, quindi sarà buona norma portare sempre con sé
qualcosa da mettere sotto i denti. Evitando ovviamente il cibo da cucinare, sarà buona norma avere
a presso cibarie che ingombrino poco, che siano di consumo immediato e che siano nutrienti. Avere
con sé della frutta secca come Noci, mandorle, nocciole e simili è un’ottima idea, sono molto
nutrienti, fonte di proteine e grassi. Per evitare rumori inutili e potenzialmente rischiosi sarà buona
norma averle sbucciate in precedenza. Qualsiasi cosa si decida comunque di portare è importante
che non provochi eccessiva sete e che non si lascino tracce evidenti sul territorio (ad esempio bucce
di banane o torsoli di mela). L’alimentazione è importante, ma non quanto l’idratazione.
6- IN CASO DI VARIABILITA’ UNA GIACCHETTA O TELO IMPERMEABILE
Se la stagione si preannuncia variabile sarà buona norma avere con sé una giacca impermeabile o un
telo per evitare di bagnarsi troppo. Il telo sarà utile soltanto se siamo capaci di approntare un riparo
di emergenza e se la situazione ci permetterà una sosta sicura. Sarà buona cura individuare durante
il percorso eventuali ripari in zona sicura.
PARTE 2: L’AZIONE
– Piccola nota psicologica.
I giorni ed i momenti precedenti all’evento saranno importanti per cominciare a rendersi conto di
come si reagisce e di quanto si ha la percezione di poter reggere lo Stress. Anche se la preparazione
fisica e la pianificazione dell’azione sono state scrupolose è fisiologico che la tensione nervosa
salga. E questo in parte è un bene. La tensione ci aiuta a tenere alta la guardia, a restare vigili e
pronti, a vagliare le possibilità e scegliere la soluzione che ci sembra migliore. Questo però a patto
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di saperla gestire in maniera positiva, così come la paura. Questi sono stati d’animo normali nel
momento in cui si decide di mettere in gioco la propria incolumità e la propria libertà e quindi
provarli non deve farci dubitare delle nostre possibilità d’azione e di riuscita. Come detto è
necessario sfruttare stress e paura a pro nostro, come elementi di vigilanza sulle nostre azioni. Nel
momento in cui si agisce però si dovrà essere convinti e motivati, a maggior ragione se si operasse
in gruppo.
Nel caso si avesse la percezione di non poter svolgere il proprio compito nella miglior maniera
possibile è necessario tirarsi indietro, meglio rinunciare che rischiare di mettere in pericolo noi e
gli altri.
Conosciamo la zona, sappiamo cosa fare, siamo preparati. E’ l’ora di agire.
1- Precauzioni individuali.
A – Muoversi in ambiente naturale.
Muoversi in ambiente naturale, ad esempio nel bosco, richiede alcuni accorgimenti. La nostra
priorità sarà in primis quella di essere più silenziosi possibile o di confondere il più possibile i
rumori che provocheremo con quelli dell’ambiente circostante, per questo l’osservazione e la
valutazione costante dell’ambito nel quale ci spostiamo è decisamente importante.
Sia nel caso che ci si muova in gruppo o che si sia in solitaria è fondamentale che si possa
raggiungere il materiale utile sistemato ad esempio nello zaino nella maniera più veloce,
silenziosa ed autonoma possibile. Nel momento in cui prepareremo lo zaino avremo cura di
sitemare il necessario nell’ordine d’utilizzo più razionale in modo da rendere più facile e veloce il
suo reperimento ad esempio di notte. Il consiglio è quello di tenere le cose che sicuramente ci
serviranno, come guanti, luce frontale, ecc…, in tasca così dal poterle avere immediatamente
disponibili. Non tenere niente attaccato fuori dallo zaino, sia per prevenire rumori che per evitare
che qualcosa si impigli in rovi o rami, rallentando la nostra andatura e segnalando magari la nostra
posizione a coloro dai quali non vogliamo farci sentire/vedere.
Valutiamo ora come spostarsi sui vari terreni che potremo incontrare, sempre nell’ottica di produrre
meno rumori possibili.
– terreno soffice (terra smossa, campi arati, ecc… ) poggeremo il tallone, in modo da essere
sicuri di avere un buon equilibrio, e poi il resto del piede: la velocità deve essere ridotta, per
non rischiare di cadere, e per non stancarsi eccessivamente;
– terreno erboso / con vegetazione: solleveremo il piede con un unico movimento, al di sopra
della vegetazione, per poi poggiarlo con la pianta parallelamente al terreno: se riusciamo a
scorgere la vegetazione cerchiamo di evitarla con il piede, inserendolo sotto o a lato dei
rami/erba/ecc…
Il principio è: prima di occupare una porzione di terreno, bisogna essere sicuri che sia libera
da ostacoli.
nel caso dovessimo accucciarci o sdraiarci appoggeremo un ginocchio per volta, sulla zona
di terreno controllata; appoggeremo sempre il peso sulla mano per allungare le gambe
all’indietro, nella direzione da cui provenivamo ( sicuramente libera perché appena
attraversata);

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Faremo i passi più corti di circa la metà della nostra normale camminata, quest’andatura ci
aiuterà a mantenerci bilanciati. Dovremo essere in grado di fermarci in qualsiasi punto del
nostro movimento e mantenere la posizione per il tempo necessario.
Manterremo le nostre mani e braccia vicine al corpo ed evitateremo di agitarle o di colpire la
vegetazione. Se dovessimo muoverci accovacciati, ci aiuteremo appoggiando le mani sulle
ginocchia.
B- superamento ostacoli.
Nel caso dovessimo superare degli ostacoli, naturali o artificiali, la cosa migliore sarebbe
quella di passare sotto. Nel caso non fosse possibile e dovessimo scavalcare avremo cura di
esporre meno figura possibile, quindi eviteremo le posizioni erette. Prima di scavalcare
valutiamo bene da dove passare in modo da rendere il passaggio più agile e veloce possibile.
In caso ci muovessimo in gruppo il primo della fila aiuterà gli altri a passare ad esempio
tenendo eventuali rami che così facendo verranno spostati solo una volta evitando troppi
movimenti che potrebbero attirare l’attenzione.
– NB: Nel caso si debba tagliare una rete o un filo spinato, scegliere un punto vicino ad un
palo di sostegno, in modo da avere una minor quantità di filo da gestire una volta effettuato
il taglio, nel caso ci si muova in gruppo tagliare mentre un compagno di azione tiene il filo
un paio di centimetri a destra e a sinistra del punto di sezione. In questo modo appena il filo
sarà tagliato non scatterà come una molla ritirandosi e provocando rumore.
Per quanto riguarda le reti verdi “a rombo”, è possibile aprirle e chiuderle senza romperle:
basta liberare un occhiello iniziale ad una delle estremità ( in basso o in alto ), e scucirle,
possibilmente senza piegare più di tanto il filo di ferro, per fargli mantenere la piega
romboidale.
Durante l’avvicinamento o il disimpegno è molto importante fermarsi ogni tanto e questo per
ascoltare i rumori circostanti e valutare se ci sia qualche suono che possa essere prodotto da
eventuali ospiti sgraditi. Le soste dovranno essere più o meno frequenti, ma mai ad intervalli
regolari, così da evitare che chi eventualmente ci segue possa prevederle.
QUINDI:
– mantenere sempre l’occhio assuefatto al buio;
– Nel caso fossimo in gruppo mantenere sempre un contatto costante (visivo o fisico) con il
compagno davanti a noi;
– Regolare la velocità in base al buio ed al terreno. Nel caso fossimo in gruppo l’andatura
andrà regolata sempre in base al più lento che non dovrà mai stare in coda al gruppo per
evitare che si perda o che rimanga pericolosamente indietro;
– Sfruttare sempre i rumori naturali per coprire quelli che inevitabilmente provocheremo
spostandoci, ricordando che le stesse precauzioni saranno tenute da chi tenterà di
intercettarci, quindi prestare sempre la massima attenzione;
– Soste più o meno frequenti e lunghe per ascoltare ed osservare;
– Avere sempre tutto quello che ci serve a portata di mano.
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Come già detto l’occhio umano individua più facilmente i movimenti repentini, quindi sarà nostra
cura muoversi (ovviamente quando possibile) lentamente.
Nel caso fossimo illuminati, se non siamo certi di essere stati individuati dovremo arrestarci
all’istante in modo da confondere quanto più possibile la nostra figura con quella dell’ambiente che
ci circonda.
Rammentiamoci che verosimilmente saremo l’unico elemento in movimento in un ambiente dove
tutto mantiene la propria posizione.
C- Cosa evitare
– Indumenti che riflettano la luce;
– Provocare rumori sia interagendo con gli elementi naturali che con il nostro materiale;
– Conversazioni troppo prolungate;
– Movimenti troppo veloci o scattosi.
– Chiamare per nome gli eventuali compagni.
Elementi vari di sicurezza
Verosimilmente l’ambito verso il quale ci muoveremo sarà sorvegliato sia a mezzo di protezioni
fisse come reti, fari e simili che dinamiche, come personale addetto alla sorveglianza o birrame
vario.
In ogni caso è da evitare quanto più possibile di attraversare zone esposte, che in caso di luna piena
o illuminazione artificiale possa proiettare ombre evidenti e riconoscibili.
Eviteremo crinali e zone glabre di vegetazione dove la nostra figura potrebbe stagliarsi contro il
cielo o contro un muro. Nel caso dovessimo attraversare un punto simile farlo o accucciati o
sdraiati. Non ci muoveremo in gruppo ma individualmente e ad intervalli irregolari in modo da non
dare punti di riferimento.
Nel caso dovessimo attraversare un tratto di bosco illuminato ci manterremo sempre il più possibile
all’interno della vegetazione, in maniera tale da confondere la nostra figura e la nostra ombra con
quella delle piante. I movimenti dovranno essere, come più volte detto, lenti.
Rammentiamo che I bordi esterni delle ombre sono più chiari e la parte più interna è più oscura.
Forzare un nemico a guardare attraverso molti strati di vegetazione farà affaticare i suoi occhi molto
velocemente.
2- Precauzioni di gruppo
A- Muoversi in gruppo
Come già accennato ci rapporteremo preferenzialmente all’ottica del movimento in solitaria
o al limite di piccoli gruppi, quindi ci concentreremo su alcune norme nel caso ci
muovessimo in compagnia e adotteremo alcuni accorgimenti per avanzare nel modo più
sicuro possibile.
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Innanzi tutto la cosa fondamentale è rimanere uniti, quindi
avremo cura -come già detto- di non far stare in coda gli
elementi più lenti che si situeranno all’interno del gruppo, così
da evitare che rimangano indietro. Dovremo sempre avere un
contatto visivo con chi ci precede.
Ci muoveremo probabilmente in fila, visto l’ambito d’azione e
gli spazi disponibili ed ognuno dovrebbe aver cura di
controllare, mentre avanza, una porzione di territorio, così da
individuare eventuali pericoli. In questo uno schema di un
manuale della controparte (qui a destra) ci può essere utile.
NB: In caso ci trovassimo a risalire o a discendere un pendio
ripido in presenza di materiale franoso come pietre,
avanzeremo a “ventaglio” in modo da evitare che chi ci segue
in caso di salita, o che ci precede in caso di discesa, possa
essere colpito da qualche sasso smosso accidentalmente.
Questa è una precauzione molto importante!
Avanzamento a ventaglio
PARTE 3: DISIMPEGNO O RITIRATA
Dopo l’azione, che sia andata bene o che si debba ritirarsi seguiremo alcune norme utili a tornare a
casa. Seguiremo quanto più possibile i percorsi di disimpegno pianificati, che per sicurezza
dovrebbero essere più di uno.
In caso fossimo inseguiti però non è detto che le cose vadano come pensato e per questo è
estremamente importante che tutti, in caso di azione in gruppo, conoscano bene l’ambiente nel
quale si muovono e che sappiano spostarsi in ambiente naturale, in modo da essere quanto più
indipendenti possibile.
Se avremo avuto cura di approntare dei luoghi di ricongiungimento il gruppo tenderà ad
attendere i dispersi ma non all’infinito, poiché non potremo sapere se sono stati catturati o se
avranno deciso di muoversi in maniera diversa.
Come possiamo immaginare e come abbiamo ripetuto più volte la conoscenza sia del territorio, che
di cosa significhi muoversi in ambiente boschivo/montano è fondamentale, ancor più durante
un’eventuale ritirata dove lo stress si moltiplica, e con esso le possibilità di incappare in qualche
errore o azzardo. Dovremo tenere quanto più possibile a mente che la fretta ci farà perdere tempo, e
che un’esatta valutazione del momento potrà fare la differenza. Non dovremo poi aver fretta di
ritornare, per evitare di “portarsi dietro” qualche ospite indesiderato. In caso di inseguimento
dovremo anche valutare la possibilità di dividersi per poi ricongiungersi in uno dei punti dati, ma
questo deve avvenire solo in caso di estrema necessità. La fiducia nelle capacità dei compagni
dev’essere molto alta, così da poter pensare quanto più possibile soltanto alla propria incolumità.
Eviteremo di portare con noi persone delle quali non conosciamo la preparazione o nelle quali non
riponiamo totale fiducia. Durante un azione la preoccupazione principale dev’essere quella di
portarla a termine e di ritornare, nient’altro.
Rammentiamoci che se ci muoviamo in gruppo ogni nostra mancanza potrebbe risultare fatale per
tutti gli altri, quindi valutarci bene e valutare bene la situazione in fase di preparazione dell’azione
sono la prima precauzione da prendere in caso di ritirara/disimpegno.
Ovviamente tutte le norme di buon senso che abbiamo adottato nell’avvicinamento all’azione
saranno utili anche in fase di disimpegno o ritirata.
APPENDICE: UN USO SEMPLICE ED UTILE DELLA BUSSOLA
Bussola a bottone
Come accennato sarebbe utile avere una carta del luogo dove andremo ad operare, ma anche in
mancanza di essa potremo comunque individuare e riportare su un taccuino i punti di riferimento
utili ai nostri movimenti. In quest’ottica possedere una bussola è più che utile. In commercio se ne
trovano molte e -nel caso si decidesse di pagarle- anche piuttosto economiche. Nello specifico
rispetto all’uso che ne faremo andrà bene anche una bussola a “bottone”, economica e poco
ingombrante. Necessiteremo poi di un pezzo di carta e di una matita, da preferire alla penna perché
scriverà in ogni condizione, su varie superfici e non stingerà nel caso lo scritto si bagni.
– Individuare la direzione di marcia
Avviamoci nel bosco. Puntatiamo la bussola verso un punto di riferimento A (che sarà il punto da
dove siamo partiti o nei pressi di esso) che sia ben evidente ed individuabile anche di notte,
leggiamo i valori sulla bussola (che andrà tenuta il più in piano possibile) e segnamoli su un
foglietto. Così avremo individuato l’azimut. Nei modelli di bussola più “professionali” avremo un
coperchio con linea di puntamento e un prisma che ci permetterà una lettura più accurata dei gradi.
Partendo da una posizione nota quindi ci fermeremo nella nostra esplorazione in un punto che ha
caratteristiche uniche e facilmente individuabili da lontano, di notte e che permetta di vedere il
punto noto precedente. In questo modo, segnando sulla carta l’azimut con cui vediamo l’ultimo
punto conosciuto, anche con l’ulteriore accortezza di segnare la distanza approssimativa (contando i
passi, ad esempio, che dovranno essere più o meno ugualmente lunghi), potremmo ritrovare la
strada del ritorno.
Esempio:
Parto dal punto (A) ci inoltreremo nel bosco verso il nostro obiettivo. Dopo una breve camminata,
sempre stando attenti a non perdere di vista (A), troviamo un punto in cui ci sia’ un elemento
caratteristico come ad esempio una grossa pietra o un grosso albero riconoscibile anche a distanza
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quindi segneremo l’azimut con cui dal punto dell’elemento vediamo (A).
Proseguendo ci inoltreremo nel bosco e ripeteremo l’operazione prendendo questa volta come
riferimento il secondo punto individuato (B) sempre segnando sul foglietto l’azimut.
Proseguiremo di conseguenza e ci fermeremo nei punti caratteristici per loro natura e per facilità di
veduta sia perché visibili da lontano sia perché vedremo chiaramente il punto precedente, segnando
di volta in volta l’azimut del punto noto precedente.
Quando dovremo tornare indietro non faremo altro che guardarci indietro dall’ultimo punto noto e
con l’aiuto della bussola, rileggendo i gradi segnati, ritornare sui nostri passi. Ecco un esempio di
nota.
1. Grossa pietra (B) 30° vedo (A)
2. Albero secco isolato (C) 15 ° vedo grossa pietra (B), ecc…
Come appare evidente il lavoro di rilevamento sarebbe da fare in fase di ricognizione, così da
avere tutti i dati necessari nel momento in cui si decida di agire.
NOTA BENE: L’ITINERARIO COSÌ SEGNATO SARÀ VALIDO PER IL RITORNO.
I gradi per l’itinerario d’andata verranno segnati da (A) a (B), da (B) a (C ), ecc…, o ripetendo,
tornando, l’intera procedura seguita all’andata.
Nel caso fossimo invece provvisti di una bussola professionale potremo facilmente segnare
entrambi i gradi, di andata e di ritorno, in una volta sola, poiché osservando i gradi dal prisma
avremo sia la posizione dell’azimut che il punto opposto, ovvero quello dove ci troviamo a
traguardare
IMPORTANTE: Conviene poi sempre avere presente la direzione di marcia rispetto all’obiettivo
(x), così da sapere in caso di disimpegno o ritirata improvvisa la direzione da tenere per tornare al
punto di partenza (A) tenendo una linea quanto più dritta e quindi breve possibile. Ovviamente in
questo caso la possibilità di incontrare ostacoli o punti difficilmente superabili è alta, ma in caso di
emergenza è una possibilità da tenere in considerazione.
In questo caso, conoscendo la posizione di (A) avanzeremo, sempre utilizzando la bussola, verso la
sua direzione. Per evitare di deviare troppo il percorso e di allontanarsi troppo avanzeremo
individuando volta volta un punto di riferimento intermedio il più distante possibile da noi (Y),
evidente ed in direzione ovviamente di (A). Una volta raggiunto (Y) traguarderemo un nuovo punto
di riferimento e ci dirigeremo verso di esso e così via fino ad arrivare a destinazione. Questo
accorgimento ci permetterà di non perdere la direzione. Avanzare in linea retta in montagna o nel
bosco senza punti di riferimento è quasi impossibile poiché la pendenza ci farà deviare
inconsapevolmente verso valle o in caso di terreno piano tenderemo a spostarci verso il lato della
nostra gamba di riferimento, con il rischio di fare un bello ed inutile giro tondo.
Ovviamente questi sono solo i primi rudimenti sull’utilizzo della bussola ma che possono risultare
più che utili durante le fasi di pianificazione ed attuazione di un Azione.
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Bussola da Orienteering Bussola da cartografia, provvista di prisma
Quanto scritto sino ad ora non vuol essere altro che un aiuto a chi volesse organizzare o prendere
parte ad azioni dirette in ambiente naturale, ma ovviamente c’è da ricordarsi che un conto e la teoria,
un altro la pratica, nella quale le zone grigie o non chiaramente valutabili sono molte, ma speriamo
comunque che quanto scritto possa essere utile a qualche compagno volenteroso. Non siamo stati
esaustivi, sia per questioni di spazio che per volontà. Queste sono norme di buon senso che poi
andranno integrate con la “pratica” dell’azione diretta e che non vogliono essere un manuale da
seguire necessariamente alla lettera. Ci rendiamo conto di aver scritto “qualcosa” tecnico,
apparentemente più affine alle abitudini dei nostri avversari che ad un ambito di rivolta, ma
crediamo che sia utile e necessario essere capaci di affrontare certe situazioni nella maniera quanto
più efficace e sicura possibile. Essere catturati sta nell’ordine naturale della lotta, ma evitare quanto
più possibile che noi o i nostri compagni possiamo finire nelle grinfie della repressione è lo scopo di
questo manualetto.
Come sempre scateniamo tempeste, ma amiamo gli arcobaleni.
Ci troviamo a combattere una guerra vera e propria, magari a bassa intensità (per chi non si trova
rinchiuso fra mura e sbarre), ma comunque guerra, combattuta contro professionisti della stessa che
si scatenano con violenza contro di noi ed è quindi utile sapere come muoversi per contrastare con
efficacia gli agenti della repressione.

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