“Ben vengano le critiche, ci aiutano a crescere”. Con queste parole si è conclusa la bella e partecipata serata sulla storia e le proposte della cooperativa IRIS. Il confronto dibattito organizzato dal centro studi Maitan -Berneri e da Sinistra Anticapitalista di Brescia, ha visto come relatori Fulvia Mantovani e Maurizio Gritta e tra il pubblico intervenuto, la Confcooperative attraverso la voce della sua vicepresidente, ma anche coop sociali , agricoltori, studenti e lavoratori.

E le critiche soprattutto nei giorni successivi non sono mancate e questo credo sia l’elemento più positivo della serata perché sta a dimostrare che Iris e la sua filiera sono una realtà viva che suscita attenzione

Ma partiamo da quello che pare essere “il succo” della serata:

1- Accettiamo e sosteniamo una biodiversità delle pratiche rivoluzionarie mentre proprio la biodiversità delle specie viene attaccata al punto tale che ci troviamo di fronte una situazione ambientale e di concentrazione del potere politico ed economico che mette in questione oggi la sopravvivenza della specie umana sulla terra?

2- E’ utile e necessario sostenere e “replicare” una esperienza che non si affida, ma sfida il mercato capitalistico e…la Borsa dei cereali,( (“CHI HA IN MANO LA BORSA DEI CEREALI PUO’ DISTRUGGERE UN’AGRICOLTURA O AFFAMARE IL MONDO”) che si pone su un altro pianeta rispetto ad altre cooperative ed aziende per quanto riguarda proprietà, lavoro, diritti, egualitarismo, mutualismo, decisioni collettive col metodo del consenso, riunioni di coscienza politica tra vecchi e giovani per conoscere le origini e assumere come fondante il criterio dell’autogestione, dell”autoorganizzazione , delle scelte antiautoritarie in ogni aspetto del lavoro. Con la ” fondazione” come impegno non solo di divulgazione, culturale e didattico per la promozione di un’economia solidale , ma anche per coniugarla ad una economia del bene comune “in una proposta comunitaria concreta che fa conoscere, fonda e diffonde aggregazioni di produttori e consumatori “responsabili” ?
E’ proprio dalla terra, dall’amore per la terra, ispirandosi alla mutualità che c’è in natura che si afferma uno dei principi di Iris: il principio di solidarietà, quello di non sopraffare mai la piccola azienda o il singolo coltivatore. Infine, non si ha a che fare con santi né eroi: così può essere criticato anche lo spreco di territorio per la costruzione del pastificio e, soprattutto, del villaggio ecologico; invece della ricerca, se possibile, e della ristrutturazione di edifici già esistenti. Cosa che avrebbe corrisposto meglio anche ai principi della bioedilizia.
Si tratta, però, di uomini e donne coerenti e in ricerca, che offrono a tutti noi un patrimonio di relazioni e di conoscenza che non devono essere dispersi e possono favorire nuove forme di organizzazione territoriale e sociale.

Non credo sia autocelebrazione il lavoro fatto con l’Università di Urbino, i convegni periodici sui temi cari a Iris; il lavoro specifico della Fondazione sui valori dei beni primari quali: la terra, l’aria e l’acqua. Per la promozione e l’educazione tese alla salvaguardia dell’ambiente; la promozione e l’educazione alla tutela della proprietà collettiva; l’educazione allo sviluppo dell’ occupazione e alla presa di coscienza dei diritti dei lavoratori; “la promozione della cultura della mutualità, dell’autogestione e della cooperazione e di un rapporto diretto fra produttori e soggetti fruitori diretti di beni di consumo”.

Né lo sono, d’altro lato, gli scontri con le “istituzioni agricole” e cooperative, delle origini e oltre, per portare “comunque avanti ,senza sosta, la cultura della proprietà collettiva per convincere tutto e tutti che questa è una delle strade praticabili per un futuro più equo e solidale tra gli esseri umani, con l’ambiente e tutti gli esseri viventi”.

“Non si tratta di mettere insieme le tante proprietà dei singoli, ma di non averne, e ancora più precisamente di non averle mai avute e volute avere”.
“Dobbiamo preservarci”- dice Maurizio Gritta- “perché non sia stravolto e rubato tutto il valore del nostro progetto, non tanto da un soggetto privato quanto dal sistema capitalistico”.

C’è in questo un insegnamento per tutti noi e il nostro maledetto senso di proprietà: l’eredità da lasciare ai nostri figli. La decolonizzazione dell’immaginario è necessaria perchè possiamo ribellarci; ma fino a quando accetteremo il dominio del denaro, il capitale proverà a riappropiarsi della nostra ribellione. Non sufficiente a favorire un’uscita definitiva dalla prospettiva di sviluppo, concentrata sull’accumulazione, sul profitto e sull’aumento della produzione e dei consumi, all’infinito.

Penso che se vogliamo davvero preservare e ampliare e innovare questi spazi alternativi al sistema, è possibile replicare questo modello per gemmazione come ci dicono Fulvia Mantovani e Maurizio Gritta .

Ma non si tratta di fare delle fotocopie, bensì di pensare nel concreto, ciascuno dalla propria visuale singola e collettiva, a molte attività di medie e piccole dimensioni; comprendendo singoli agricoltori e artigiani che si connettono e allargano le maglie ad altri settori della produzione, ad altre conquiste di spazi liberati e messi in un circuito. Per erodere prima e liquidare poi, l’attuale sistema: “dove il mutualismo rimanda alla giustizia sociale, la costruisce e la presuppone non in termini astratti, ma attraverso la costruzione di una società alternativa che può essere solo radicalmente anticapitalista”.

Come abbiamo detto in chiusura della serata, non finisce qui, perché “vogliamo allargare la crepa”, non vogliamo continuare ad aspettare che i periodi di crisi si susseguano, previsti dalle nostre bellissime analisi, prima di prefigurare e costruire un domani diverso.

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