L’ultima notte è, ormai, passata fra le quattro mura della cella numero 443 del Carcer Modelo di Barcellona.

E’ il 2 marzo del 1974 e il boia franchista Antonio Lopez Sierra, nella Sala Spedizioni della prigione, sta aspettando Salvador per garrotarlo.

Salvador Puig Antich è un militante rivoluzionario anarchico. Ha venticinque anni e odia i fascisti.

In tutta Europa ci sono state manifestazioni di massa per chiedere la sua liberazione o, almeno, la sospensione della pena di morte.

Il fascismo spagnolo sta morendo col suo dittatore, ma si nutre, ancora, di sangue, di paure e di terrore.

Il boia della dittatura fascista, lega Salvador alla sedia cui è applicata la “garrota”: un cerchio di ferro fissato a un palo incastrato nella sedia. Il cerchio viene stretto, mediante una vite, introno al collo fino a provocare la morte per strangolamento.

Quella mattina verrà garrotato, anche, un detenuto “comune”: Georg Michael Welzel.

Saranno gli ultimi due condannati a essere assassinati con questo metodo.

Il clerico-fascista Francisco Franco morirà l’anno dopo (20 novembre 1975). Il suo erede designato, Luis Carrero Blanco, chiamato “l’Orco” per la sua ferocia, è stato giustiziato, il 20 dicembre 1973 a Madrid, da militanti dell’ETA e da anarchici internazionalisti (Operazione OGRO).

Il fascismo spagnolo muore con i suoi ultimi mostri sanguinari.

Contro di loro, anarchici e comunisti, si sono battuti, senza tregua, dal 1936.

Salvador, c’ero anch’io a chiedere la tua libertà e la morte del fascismo!

Claudio Taccioli

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