Erano in 200, con lo slogan ‘No caporali, si agricoltori’. Avrebbe però già raccolto oltre mille adesioni. Hanno manifestato davanti al multisala Ciaky di Palese, dove sono arrivati i titolari delle aziende agricole del Sud-est barese. “L’intenzione è di proclamare un vero e proprio sciopero bianco, una serrata, sospendendo tutte le attività e bloccando i lavoratori per quindici giorni”, spiegano i fondatori del sedicente “Movimento per l’agricoltura”. Centinaia di aziende che da giorni urlano il proprio no alla legge contro il caporalato.

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Epicentro della nuova organizzazione di protesta è il comune di Noicattaro: da qui decine di titolari di aziende agricole hanno chiamato a raccolta i colleghi dei paesi limitrofi (Rutigliano, Adelfia e Valenzano) per ingaggiare una battaglia contro la legge 199 del 2016, che disciplina il ‘contrasto allo sfruttamento del lavoro in agricoltura’. E proprio a Noicattaro – ironia della sorte – due giorni prima sono state arrestate sei persone, accusate di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro e truffa a danni dello Stato nell’ambito dell’inchiesta sulla morte della bracciante Paola Clemente.

Li hanno arrestati per truffa ai danni dello Stato, illecita intermediazione, sfruttamento del lavoro.
L’accusa vera è: assassinio tramite sfruttamento brutale e continuato!

Paola Clemente, bracciante agricola di San Giorgio Jonico, è morta a 49anni.

Era il 13 luglio 2015 e stava lavorando senza riposo, da moltissime ore, sotto un tendone, all’acinellatura dell’uva. Un lavoro da bestie fra Andria, Brindisi e Taranto.

Per 30 euro al giorno, Paola dava la sua vita ai padroni e ai “caporali”, dalle 3,30 del mattino alle 15,30 del pomeriggio.

“Non difendiamo chi ha sbagliato – precisano i padroni – ma riteniamo che la legge contro il caporalato imponga condizioni insostenibili”. (facce di merda!)

Dopo una serie di assemblee nei comuni a sud di Bari, i promotori del neonato “Movimento per l’agricoltura” sono sbarcati nel capoluogo pugliese. Nel multisala di Palese si riuniva ‘La Puglia che vince, con il lavoro’ (degli altri), una giornata di dibattito voluta da Filippo Melchiorre, consigliere comunale di Fratelli d’Italia.
La platea ha ascoltato la protesta del Movimento, sostenuto dai Forconi siciliani. Almeno due i passaggi contestati della legge. Il primo: l’adozione di misure cautelari per l’azienda agricola in cui è commesso il reato (enon solo per i caporali). Poi la necessità di rispettare i contratti collettivi territoriali.

“Impossibile, quando ci toccherebbe pagare fino a 80 euro a giornata lavorativa (quasi 7 euro lordi) – fanno i conti dal “Movimento” – Cifre irrealistiche, visto che già oggi per ogni ettaro di terreno spendiamo almeno 13mila euro, per riprenderne
meno di 15mila, con l’uva che viene svenduta a 50 centesimi al chilo”.

Evidentemente prendersela con i colleghi padroni della grande distribuzione è troppo difficile e forse per loro impensabile, meglio e più facile ammazzare di fatica chi lavora davvero nei campi!

I padroni brutta gente!!!

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Nella fotografia: Puglia i luoghi dei braccianti oggi.

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