Martedì prossimo il Centro Studi “Livio Maitan – Camillo Berneri” presenterà il libro “Donne Contro”, di Isabella Lorusso, alla presenza dell’autrice, al Caffè Letterario di vicolo Beccaria, a Brescia. In questo libro Isabella intervista dieci miliziane anarchiche e del POUM, raggiunte tra Barcellona e Mosca tra il 1997 e il 2013. Introdurrà l’incontro la compagna Emidia Morzenti. All’incontro parteciperanno anche le compagne del “Pianeta Viola”. Anche per questo (e non solo per l’80º anniversario dello scoppio della guerra civile spagnola), pubblichiamo la prima parte di uno scritto di uno dei protagonisti di allora, il compagno anarchico Giuseppe Bifolchi, scritto apparso nel 1980 e ripubblicato recentemente nel sito del Centro Pietro Tresso “Storie di Classe”, sito ospitato sulla pagina nazionale del PCL.

Giuseppe Bifolchi

LA COLONNA ITALIANA SUL FRONTE DI HUESCA (1)

L’arrivo di Mussolini al potere aveva significato per molti italiani l’esilio, dopo aver sopportato in patria ripetute persecuzioni e carceri. Quasi tutti essi s’erano rifugiati in Francia, dov’ebbero in genere vita dura, resa più grave dalla forte crisi economica che in quei momenti affliggeva quel paese. Nella loro maggior parte essi non erano in possesso di carta d’identità, per la qual cosa era loro difficile ottener lavoro, dovendosi adattare alle occupazioni più basse e peggio rimunerate. Ma, quel ch’era forse ancor peggio, era la loro sensazione di frustrazione e di scoramento, di nullità dei loro sforzi e dei loro sacrifici; perché nulla faceva pensare che potessero avvicinarsi per essi tempi migliori.

Inizialmente, quasi tutti gli esiliati erano anarchici che, malvisti dappertutto e da tutti i governi, si trovavano ad essere ripetutamente espulsi, costretti a girare da un paese all’altro.
Il loro principale leader in esilio era Camillo Berneri, nato a Lodi nel 1897, cattedratico di
filosofia in varie Università italiane (2) fino al momento della sua espulsione avvenuta nel
1928 (3). Egli era passato successivamente in Francia, in Belgio – dov’ebbe a subire prigione–,nel Lussemburgo, in Olanda, in Svizzera, in Germania. Era un idealista dell’anarchismo, che per la sua bontà veniva chiamato «il santo laico»; Emma Goldman lo aveva descritto come «sublime idealista, cantore della rivoluzione». (4)
 Ben presto agli anarchici si erano uniti nell’esilio uomini delle altre tendenze politiche,
provocando in essi un impulso di fratellanza che li indusse a riunirsi in gruppi ai fini d’un reciproco aiuto comune, indipendentemente dal diverso pensiero.
Nel 1930 comparve a Parigi Carlo Rosselli, già prigioniero all’isola di Lipari per cinque an- ni, dal [la] quale era riuscito ad evadere in una imbarcazione e [a] raggiungere Tunisi.
 Grande organizzatore ed in possesso d’una certa indipendenza economica, aveva fondato a
Parigi il movimento «Giustizia e Libertà», che pretendeva riunire nelle sue file tutti gli esiliati politici. Aveva potuto presto pubblicare un giornale, anch’esso col titolo Giustizia e Libertà, il quale aveva raggiunto la tiratura di 20.000 copie e che circolava addirittura anche in Italia.
Alla proclamazione della repubblica in Spagna, alcuni di questi esiliati si erano recati in quel paese. I socialisti, con Fernando De Rosa in testa, ebbero buona accoglienza in Madrid,
protetti da Prieto (5) e Largo Caballero, (6) prendendo parte in seguito alle lotte del momento ed agli avvenimenti dell’ottobre del 1934. Gli anarchici, nella loro maggioranza, avevano preferito fermarsi in Catalogna, bene accolti nelle organizzazioni della CNT. (7)
Tra di essi s’era distinto Fosco Falaschi, uomo di 50 anni, d’una certa levatura intellettuale, esule dal 1925 ed espulso dalla Francia, donde era passato in Argentina, (8) ove aveva pubblicato il giornale Protesta (9). Costretto ad uscire anche da quella nazione s’era stabilito in Barcellona, pubblicando articoli in Solidaridad Obrera ed in Tierra y Libertad.  Intorno a lui s’era riunita una piccola cellula anarchica nella quale figuravano, tra gli altri,

Gino Baleschi, (10) Lorenzo Giusti, Settimo Guerrieri, Mario Margherite, (11) Giuseppe Pessel (12) ed Enrico Zambonini (detto «Lucifero»), ammogliato con una catalana. Tutti essi avevano preso parte ai combattimenti in Barcellona quando s’era prodotto l’«alzamiento», incorporandosi in seguito alle colonne ch’erano partite per l’Aragona.  Quasi contemporaneamente avevano varcato la frontiera altri anarchici italiani con alla testa Camillo Berneri, i quali avevano organizzato in Barcellona una «Sezione Italiana» i cui componenti s’erano aggregati alle colonne Durruti (13), Ascaso (14) ed Ortíz (15).  Nella loro bandiera figurava la seguente frase: «La nostra patria è il mondo intiero, nostra legge è la libertà.» «Oggi in Spagna, domani in Italia». Nel frattempo, in Parigi, gli appartenenti a «Giustizia e Libertà» profondamente interes- sati dagli avvenimenti di Spagna, tennero una riunione il 28 luglio, in rue Val de Crave (16), con la partecipazione di esuli di tutte le tendenze. In essa Carlo Rosselli convinse tutti della necessità di recarsi a combattere in Spagna, come premessa ad una continuazione della lotta, più tardi, nel proprio paese. L’idea fu sintetizzata nella frase «Oggi in Spagna, do-  mani in Italia», ch’ebbe fortuna e servì di motto per l’unità italiana cui decisero [di] dar vita. Il giorno seguente partirono per la Spagna alcuni membri del Comitato Direttivo con alla testa Aldo Garosci («Luciano Magrini»), Niccolò Martino (17 )(«Bigoni»)e Luigi Bolgiani; i quali si riunirono in Barcellona con il giornalista Umberto Calosso, il quale era stato  sorpreso dalla guerra quando si trovava in Spagna per dare delle conferenze, accom- pagnato dalla moglie Clelia. Giunse anche Mario Angeloni –un avvocato di Perugia quaran- tenne, il quale aveva subito [la] prigione in Italia e [venne] posto poi in libertà in conside- razione [del fatto] ch’era stato volontario nella grande guerra ed era decorato di medaglia d’argento–; egli, in compagnia di Andrea Minguzzi, aveva avviato la creazione di una co- lonna di volontari italiani. Ai primi di agosto attraversò la frontiera anche Carlo Rosselli con un nutrito gruppo di volontari e trovò che in Barcellona erano già in formazione una serie di piccoli gruppi italiani; e si dedicò subito con tutte le sue energie a riunirli. Unitamente con Camillo Berneri –del quale era amico personale fin dal 1919, quando entrambi risiedendo in Firen- ze, frequentavano il Circolo di Cultura in piazza Santa Trinità– e con buona volontà fu pre- sto raggiunto un accordo. Essi si fecero allora ricevere da Abad de Santillán (18) e da García Oliver (19) alla Scuola Nautica (dove s’era stabilito il Comitato Centrale delle Milizie) offrendo loro la collaborazione di una «colonna italiana». In quella circostanza fu esteso ed accettato un «Patto della Colonna Italiana» redatto da Camillo Berneri (20).

La Colonna Italiana
 I volontari furono concentrati nella Caserma Bakunin (in Pedralbes), dove fu loro asse- gnato il locale di una compagnia, procedendo alla loro istruzione ed alla loro organizzazio- ne. Accorsero anarchici, «giellisti» (cioè appartenenti a Giustizia e Libertà), socialisti, re- pubblicani e comunisti; inizialmente, tutti nella maggiore armonia, perché in quei mo-

menti tutti gli italiani si sentivano uniti, al punto ch’essi formarono le loro sezioni più per affinità regionali che per quelle politiche. A quanto pare avrebbe dovuto incaricarsi del comando militare un ex ufficiale dell’esercito italiano, il quale per altro s’era scoraggiato al conoscere la natura dei componenti l’unità. Assunsero allora congiuntamente il comando il Rosselli e l’Angeloni, con Bifolchi (21)– un anarchico ex ufficiale degli ascari, giunto dal Belgio–in qualità di «consulente militare». Presto si trovarono riuniti 150 uomini circa che furono divisi in due compagnie: una di fu- cilieri della quale prese il comando il Rosselli, e l’altra di «macchine», costituita entusia- sticamente dall’Angeloni e dal Minguzzi, divisa in quattro sezioni con una mitragliatrice ciascuna. V’erano sezioni sarde, dell’Istria, di Forlì, di Torino, di Bologna. V’era una sezio- ne di sanità a carico del dottor Riciulli (22), con Capra (23) quale infermiere e Bogliani (24) portaferiti; v’era una sezione d’intendenza, al comando di Nicola Turchinovich (25)–un marinaio anarchico di Rossigno (26), residente a Valenza –che presto poté disporre di 18 muli pirenaici. L’unico veicolodella colonna era una turismo Ford del Rosselli, guidata da Calosso. La colonna restò costituita il 17 agosto essendo in essa quali elementi dirigenti Camillo Berneri, l’avvocato torinese Aldo Garosci, il professor Pietro Jacchia (27)– che aveva abbandonato il fascismo dopo l’assassinio di Matteotti, allontanato dalla sua carica all’Università di Trieste, esule in Olanda, e destinato a morire più tardi sul fronte di Ma- drid–. Vindice Rabitti fu designato commissario politico della colonna. Erano considerati come capi-sezione Enzo Fantuzzi (28) anarchico, più tardi comandante militare di Port Bou; Marzocchi (29), Nino Raimondi, che poi comandò una Brigata Internazionale; Giacco- melli (30), socialista ed ex combattente, ed Umberto Tomasini (31).

La partenza della colonna ebbe luogo il 19 agosto, in treno dalla stazione Nord per raggiun- gere la Colonna Ascaso, che da oltre due settimane combatteva di fronte ad Huesca. Va sottolineato che la maggior parte dei dirigenti citati erano degli intellettuali –di maggiore o minor merito– veri civili totalmente mancanti di preparazione militare. Soltanto i pochi comunisti – tra di essi Giacomo Pellegrini, Bruno Pontoni e Riccardo Zanotti–che avevano
frequentato la Scuola Lenin a Mosca– avevano una certa preparazione come attivisti.
Essi si recavano al fronte un poco ingenuamente – con salacof (32), prismatici e pistola alla
cintola, come quei lettori di romanzi d’avventura ch’essi erano –; ma con entusiasmo, per dare del loro meglio a contributo del trionfo della causa alla quale s’erano votati; soddi-sfatti in particolare di poter lottare dopo anni di persecuzione e di esilio, coscienti ch’era loro dovere entrare in combattimento personalmente. Questo stato d’animo lo riferisce il Rosselli in uno dei suoi libri: «Il pensiero si sofferma di nuovo sul suo centro inevitabile: io. Faccio un bilancio di 18 anni di prigioni, di deportazioni, di evasioni, di esilio e di lotta clandestina. Ma è naturale, giusto, dovuto. (continua)
1)  Giuseppe Bifolchi «La Colonna Italiana sul fronte di Huesca», Rivista Abruzzese di Studi Storici dal Fascismo alla Resistenza. Organo dell’Istituto abruzzese per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza, a.I,n.3,(L’Aquila,) novembre 1980, pp.141-151. Lo scritto di Giuseppe Bifolchi–che non è datato, ma che risale probabilmente alla metà degli anni Settanta–è preceduto dalla seguente nota redazionale: «Ad integrare documentariamente il ciclo delle manifestazioni sugli abruzzesi e la guerra di Spagna, svoltesi tra l’agosto ed il settembre 1980, pubblichiamo quest’importante testimonianza di Giuseppe Bifolchi sull’episodio che lo vide protagonista nel corso del conflitto e sui suoi antecedenti politici e successivi risvolti e riflessi ideologici, questi ultimi, come si vedrà, di particolare delicatezza.
Le citazioni utilizzate in questa testimonianza presentano invariabilmente delle difformità rispetto al testo originale. Per questa ragione ne abbiamo fornito in nota il testo esatto, indicandone la fonte. Nel lavoro di correzione e annotazione di questo testo siamo più volte ricorsi e mai invano al prezioso aiuto di Gianni Carrozza (Bibliothèque de Documentation Internationale Contemporaine, Nanterre) e Luigi Paselli (Bologna), che sentitamente ringraziamo [N.d.r.].
2) In realtà Camillo Berneri (1897-1937) insegnò filosofia nei licei, in particolare a Montepulciano, Cortona, Camerino e Macerata [N.d.r.].
3) Berneri non venne espulso dal territorio italiano, ma emigròclandestinamente nel mag- gio 1926 [N.d.r.].
4) Cfr. l’incipit dell’introduzione di Emma Goldman a C. Berneri, Pensieri e battaglie, Comitato Camillo Berneri, Paris 1938, p. 7: «Camillo Berneri, idealista sublime, cantore della rivolta, amante dell’umanità, fu bassamente assassinato in Barcellona, il 5 maggio 1937» [N.d.r.].
5) Indalecio Prieto Tuero (1883-1962), dirigente dell’ala socialdemocratica del PSOE.
6) Francisco Largo Caballero (1869-1946), ex dirigente della UGT, leader dell’ala sinistra del PSOE negli anni della guerra civile.

7) Confederación Nacional del Trabajo, sindacato maggioritario in Catalogna, Aragona e Andalusia, di orientamento anarco-sindacalista.

8) In realtà Falaschi era vissuto in Argentina prima di esserne espulso verso l’Italia, da cui era poi fuggito in Francia e, successivamente, in Spagna [N.d.r.].

9) In realtà di tale giornale Falaschi fu un semplice collaboratore [N.d.r.].

10) Si tratta dell’anarchico Gino Balestri (1901-1983) [N.d.r.].
11) Si tratta dell’anarchico Ilario Margarita (1887-1974) [N.d.r.].
12) Si tratta dell’anarchico Giuseppe Pesel (1897-1937), che l’8 aprile 1937 trovò la morte sul fronte di Huesca.
13) Buenaventura Durruti Dumange (1896-1936), leggendario militante della FAI, leader dell’omonima colonna del fronte di Aragona, caduto a Madrid il 20 novembre 1936.
14) Francisco Ascaso Abadía (1901-1936), compagno di Durruti, caduto in combattimento sulle Ramblas durante l’insurrezione del 19-20 luglio 1936.

15) Antonio Ortíz Ramírez (1907-1996), compagno di Durruti e Ascaso, leader dell’omonima colonna.

16) Si trattava in realtà della rue du Val de Grace [N.d.r.].
17) Si tratta forse del repubblicano Nicola Martino (n. 1906) [N.d.r.].
18) Diego Abad de Santillán (1897-1983), intellettuale della FAI, punto di riferimento per tutto un periodo della “sinistra anarchica”.
19) Juan García Oliver (1902-1980, compagno di Durruti, Ascaso, ecc., futuro ministro della Repub- blica Spagnola.
20) In realtà l’«Atto costitutivo della Colonna Italiana di Barcellona», datato 17 agosto 1936, venne redatto da Camillo Berneri, Carlo Rosselli e Mario Angeloni, e fu successiva- mente sottoposto all’esame della CNT-FAI, che lo approvò. Se ne veda il testo in C. Ber- neri, Epistolario inedito, vol. II, Edizioni Archivio Famiglia Berneri, Pistoia, 1984.
21) Si tratta, ovviamente, dell’anarchico Giuseppe Bifolchi (1895-1978), autore di queste pagine [N.d.r.].
22) Si tratta del medico socialista Temistocle Ricciulli (1903-1973), del quale abbiamo cor- retto l’errata trascrizione del nome nel resto del testo, che dal 1934 aveva militato in Fran- cia nelle file dei trotskisti «dissidenti» del Gruppo Nostra Parola [N.d.r.].
23) Si tratta del socialista Angelo Capra (1899-19??) [N.d.r.].
24) Si tratta probabilmente del giellista Luigi Bolgiani (1908-1999), già menzionato in pre- cedenza nel testo [N.d.r.].
25) Si tratta dell’anarchico Nikola Turcinovic (Nicolò Turcino) (1911-1971)[N.d.r.].
26) Recte: Rovinj (Rovigno), in Istria/Croazia [N.d.r.].
27) Si tratta del socialista Pietro Jacchia (1884-1937), del quale abbiamo corretto l’errata tra- scrizione del nome nel resto del testo [N.d.r.].
28) Si tratta dell’anarchico Enzo Fantozzi (1886-1960) [N.d.r.].
29) Si tratta dell’anarchico Umberto Marzocchi (1900-1986) [N.d.r.].
30) Si tratta probabilmente del socialista Ugo Giacomelli (nato nel 1906) [N.d.r.].
31) Si tratta dell’anarchico Umberto Tommasini (1896-1980), del quale abbiamo corretto l’errata
trascrizione del nome nel resto del testo [N.d.r.].
32) Sorta di casco coloniale [N.d.r.].
 
 

 

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