Continuiamo la pubblicazione dello scritto del compagno Bifolchi (ringraziando l’Associazione Pietro Tresso e il PCL).

 

Dopo aver sostenuto la necessità dell’intervento è d’obbligo, prima di tutto, il partecipare personalmente, noi intellettuali, senza neppur domandarci se la nostra esperienza non potrebbe essere più utile in altra parte» (33).
 Dopo un viaggio di 20 ore –a Rosselli causò viva impressione un raduno di operai accorsi in suo onore al suo passaggio per Tarrasa: «Tarrasa» diceva «dev’essere la nostra Dulci- nea» (34)–, il treno giunse a Granén (35), dove la colonna discese per dirigersi a Vicién. Presto le fu assegnato un settore nel fronte di Huesca – dove i miliziani della Colonna Ascaso erano riusciti a tagliare le comunicazioni tra questa città e Zaragoza –e adden- trandosi nel monte si stabilirono su d’una collina, che Angeloni battezzò col nome di «Monte Pelato». Ivi costruirono trincere –secondo Rosselli, le prime che furono adottate sul fronte dell’Aragona –e misero in posizione le loro quattro mitragliatrici. Il terrreno era inospitale, il calore fortissimo ed assoluta la mancanza d’acqua, la quale doveva esservi trasportata, unitamente alle provviste ed alla posta, a dorso di mulo. La posizione così stabilita era di notevole importanza, situata com’era tra Almudebar (36) ed Huesca; e, co- me quasi tutte quelle del fronte aragonese in quei primi tempi, si trovava completamente isolata. Rosselli la descrive così: «Nemico a destra, nemico a sinistra, posizione “sand- wich”, posizione nell’aria.» (37) In realtà essi ignoravano dove si trovavano e dove si tro- vava il nemico; ma ciò nonostante erano felici di difendere una posizione, un settore del fronte, e di poter provare a se stessi la propria capacità. «L’aspetto di quell’accampamen- to di banditi» scrive il Rosselli «di banditi schilleriani, avrebbe abbastanza depresso chiunque altri, a me produce una allegria insensata: l’allegria dell’avventura, l’allegria che mi ha sempre sorriso nei momenti epici, come quando con Turati passavo davanti ai cara- binieri. Un’avventura è un’avventura e la nostra gioventù non è ancora finita. La vita le sta offrendo un supplemento. Non v’è nulla di più inebriante che sentirsi capaci di trasfor-
marsi, di evadere dalla monotonia della vita quotidiana, essere attore ed autore del proprio destino contro ogni regìa ed ogni logica.» (38) In quei momenti i nazionali, malgrado la loro situazione, stavano preparando un’operazione per ricuperare la strada tra Almudévar ed Huesca, tagliata dagli anarchici della Colonna Ascaso dopo aver occupato il «carrascal» (bosco di lecci) di Pebredo. «Monte Pelato» veniva a trovarsi nel bel mezzo del cuneo così creato. (continua)
33) Cfr. il «Giornale d’un miliziano» (il titolo è redazionale) alla data: [Barcellona,] 19 agosto [1936,] sera, in Carlo Rosselli, Oggi in Spagna domani in Italia, Einaudi, Torino 1967, Segnaliamo che la prima edizione italiana del libro di Carlo Rosselli venne pubblicata a Pa- rigi nel 1938 dalle Edizioni di Giustizia e Libertà [N.d.r.].
34) Cfr. ivi, p. 33

35) Si tratta della cittadina aragonese di Grañén, della quale abbiamo corretto l’errata tra- scrizione del nome nel resto del testo [N.d.r.].

36) Si tratta della cittadina aragonese di Almudévar, della quale abbiamo corretto l’errata trascrizione del nome nel resto del testo [N.d.r.].
37) Cfr. il «Giornale d’un miliziano» alla data: [Vicién,] 21 agosto [1936], ibidem, p. 37

 

 

 

 

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