di Mirna Cortese

Se le previsioni, anche della questura, saranno rispettate, sabato a Roma arriverà una marea di donne per manifestare contro la violenza maschile. Soprattutto donne, ma anche uomini che non odiano le donne, perché altrimenti sarà meglio per loro non farsi vedere. L’appuntamento è alle 14 da Piazza Esedra a Piazza San Giovanni in Laterano.

Mesi di preparazione, incontri, assemblee nazionale e locali ma alla fine le tre entità promotrici – la rete Io Decido, l’associazione D.i.Re. che raccoglie oltre settanta centri antiviolenza su tutto il territorio nazionale e la storica Udi, Unione delle Donne Italiane – portano in piazza “Non una di meno”, prendendo a prestito lo slogan delle donne latinoamericane contro la violenza maschile. All’evento hanno aderito in migliaia tra singole, gruppi e organizzazioni di donne di ogni età.

E’ un auspicio, una speranza che mai più, nessuna donna, debba subire violenza, anche se in questi mesi di preparazione della manifestazione le cronache ci hanno raccontato ben altro. Ma questa manifestazione, nel desiderio delle organizzatrici, vuole ribadire che la violenza maschile sulle donne “ non è un fatto privato ma un fenomeno continuamente riprodotto anche da politiche educative, sociali, economiche e da narrazioni sessiste prodotte dai media”, quindi prodotto di una cultura e, in quanto tale, la violenza contro le donne – fisica, psicologica, sessuale ed economica – non può essere trattata in termini emergenziali e securitari ma come un problema complesso, stratificato e strutturale “una violenza che incide ancora fortemente sulla vita delle donne a partire dalla discriminazione quotidiana”.
E ricordano che niente è più trasversale al mondo della violenza di genere contro cui si stanno producendo manifestazioni, scioperi e proteste in diverse parti del pianeta. Dalla Polonia, all’Argentina, da Spagna, Corea e Scozia per citare le più recenti, le donne sono impegnate in una lotta quotidiana per l’autodeterminazione e per mettere al centro del dibattito politico la necessità di un cambiamento.

Proprio la necessità di un cambiamento ha portato le organizzatrici di “Non una di meno” ad andare oltre il corteo. Infatti il giorno dopo, domenica 27 novembre, si terrà un convegno con tavoli tematici sulla violenza, sul come uscirne, sul perché i centri antiviolenza sono una risorsa importante e ciò nonostante molti sono stati chiusi altri sono a rischio, sull’educazione alle differenze. Complessivamente due giornate di protesta, di riflessione ma anche di articolazione di proposte perché “Non una di meno” sia l’inizio di un percorso la cui finalità è “la scrittura di un Piano antiviolenza nazionale femminista”. Questo perché, secondo le organizzatrici, gli strumenti a disposizione del piano straordinario contro la violenza varato dal governo, da subito criticato dalle femministe e dalle attiviste dei centri antiviolenza, si sono rivelati alla prova dei fatti troppo spesso disattesi e inefficaci se non proprio nocivi. In più parti del paese e da diversi gruppi di donne emerge da tempo la necessità di dar vita ad un cambiamento sostanziale di cui essere protagoniste e che si misuri sui diversi aspetti della violenza di genere per prevenirla e trovare vie d’uscita concrete.

La volontà è che attraverso il percorso di “Non una di meno” emerga la voce di chi non ha voce, di tutte quelle donne che da oltre trent’anni sono impegnate nei centri antiviolenza a fianco delle vittime ma resistendo anche contro il continuo attacco di chi questi centri vorrebbe neutralizzare.
E non manca una steccata anche al mondo dei media e a quella che definiscono “narrazione tossica che riduce il femminicidio ad un raptus di follia” mentre è sempre più evidente che “la violenza contro le donne ha a che fare con il possesso, con la reazione degli uomini ad un atto di libertà della donna laddove si ritiene la donna una proprietà”.

Nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’evento, che si è tenuta questa mattina presso la sede della Fnsi, Tatiana Montella, in rappresentaza della rete Io Decido, ha affermato che in Italia inizia a prendere forma un movimento femminista che parte dal basso e che vuole far emergere la voce delle donne. “Questo accadrà – ha aggiunto – sabato prossimo e senza bandiere di partito, istituzioni o sindacati”. Durante la manifestazione, è stato spiegato, non sono previste scalette, ma si susseguiranno “testimonianze di donne e artiste”, tra cui quella dei genitori di Valentina Milluzzo, la donna morta a Catania dopo un aborto. Sarà “l”inizio di un percorso che ha come scopo la scrittura di un Piano antiviolenza nazionale femminista, a cui si inizierà a lavorare dal 27 novembre con l’assemblea plenaria a Roma. Già 1.300 le donne iscritte all’evento”. Titti Carrano, presidente di D.i.Re ha dichiarato che “C’è un pericolo che incombe su di noi, l’istituzionalizzazione e la standardizzazione degli interventi: nel piano antiviolenza proposto dalle istituzioni i centri antiviolenza creati dalle donne sono equiparati al servizio pubblico, ciò significa neutralizzare la violenza. Vogliamo avviare un grande percorso per costruire dal basso un piano che non sia straordinario è che risponda effettivamente ai bisogni”. In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ha concluso Vittoria Tola dell’Udi, “non vogliamo più che le istituzioni facciano opera di sensibilizzazione contro la violenza, ma che aprano cantieri per politiche adeguate. Noi le proposte le abbiamo”.

Tutte le info su: https://nonunadimeno.wordpress.com/

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