«L’investimento in definitiva che la nostra organizzazione ha fatto sull’esperienza greca e sulla solidarietà internazionalista ad essa legata è stato enorme e difficilmente discutibile. Ogni esperienza merita un bilancio politico, è negli obblighi dei partiti comunisti (e di chiunque investa del tempo in un’attività) la messa in discussione di un percorso, che esso abbia esiti più o meno positivi o più o meno negativi.

È un dato di fatto che l’esperienza greca sia tanto sparita dai giornali e dalle tv che dal nostro dibattito interno, in generale non sono presenti nella penisola momenti formativi e di discussione su quest’esperienza pur avendo sul nostro territorio e oltre mare ancora moltissimi compagni e compagne in grado di relazionarsi con noi. Il Partito di fatto si limita ad un rapporto formale che va poco oltre le dichiarazioni elogiative ed acritiche.

Che è successo in Grecia nell’ultimo periodo? (…) Negli ultimi mesi gli effetti di questa cancellazione de facto dell’autonomia politica greca non sono stati meno evidenti ad occhio attento: il 21 ottobre il governo greco appone la sua firma sul trattato CETA, il 27 ottobre i rappresentanti del governo greco votano all’Onu contro una risoluzione per il disarmo nucleare unilaterale, allineandosi al voto di Renzi che il nostro Partito ha subito denunciato. L’ennesimo rimpasto di governo è notizie di poche ore fa, il crollo di popolarità e la necessità di avere uomini di governo più “efficienti” sulle privatizzazioni in corso ha fatto gongolare pure il nostrano “Sole 24 ore” (…)

Pertanto il coordinamento nazionale dei Giovani Comunisti, rivendicando il proprio impegno, la propria solidarietà e complicità con l’esperienza greca fino all’OXI, avvia immediatamente una seria riflessione su quello che oggi è l’esperienza riformista di Syriza, partendo dagli ultimi sviluppi fino ad arrivare alle ragioni originarie, un’esperienza che deve mettere a giudizio il suo carattere europeista, il commissariamento del governo di Atene da parte della Troika. Una seria riflessione impone un ragionamento libero anche su noi stessi, sui nostri errori di valutazione e, partendo da questi, su quali prospettive politiche rivoluzionare possa essere costruita un’alleanza dei popoli mediterranei».

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