Mi scuso con i lettori del blog (ormai non così pochi come nei primi mesi dopo il lancio, nell’estate 2015) per la mia insistenza sulla politica della penisola vicina (quella a occidente, iberica). Oltre al mio legame affettivo (ho militato per oltre un decennio nella sezione catalana dell’Internazionale) c’è, ovviamente, l’importanza politica della Spagna.  Se il 5° paese dell’UE (4 volte più popolato della Grecia, con un PIL sei volte quello greco) dovesse aprire nuove prospettive politiche, ciò avrebbe inevitabili conseguenze anche sui paesi vicini, a cominciare da Portogallo, Francia ed Italia, ed in genere sugli equilibri dell’Europa mediterranea. Per questo è importante seguire con una certa attenzione ciò che accade nel paese vicino. Dopo l’annuncio del “preaccordo” tra Iglesias e Garzón che avete potuto leggere sul nostro blog, è arrivata oggi la conferma da parte della base delle due formazioni: il 98% dei circa 144.000 iscritti di Podemos che hanno votato, si sono espressi favorevolmente. Lo stesso ha fatto l’88% dei 23.000 iscritti di Izquierda Unida. Quindi, come ha annunciato Pablo Echenique, il nuovo segretario organizzativo di Podemos (1), la strada è aperta per la coalizione della sinistra più o meno radicale, che, nelle intenzioni dei nostri, dovrebbe portare a battere il PP, e che nei sondaggi appare già a poca distanza dal partito di Rajoy, mentre avrebbe superato il PSOE, rompendo definitivamente il bipartitismo che aveva caratterizzato la politica spagnola dopo la caduta del regime franchista. Molte sono le illusioni su un possibile riformismo “radicale”, non solo tra i compagni spagnoli, anche se l’accento viene sempre messo sulla mobilitazione da basso, considerata condizione indispensabile per dare gambe al progetto di rottura del regime della “transición pactada” post 1977. Ma, per il momento, ritengo positivo il passo avanti costituito da questa specie di Fronte Unico delle sinistre. Come diceva il tale: se son rose, fioriranno.

(1) Echenique è stato l’alleato principale dei nostri compagni di Anticapitalistas nel congresso di Podemos, costituendo una sorta di corrente di sinistra all’interno del partito di Iglesias, i cui esponenti più conosciuti sono la segretaria per l’Andalusia, Teresa Rodríguez, e l’eurodeputato Miguel Urbán, di Madrid (intervenuto domenica scorsa all’assemblea di Roma del Plan B).

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