Diversi compagni hanno scritto risposte o commenti, qui ne riportiamo alcune.

Di Guido Viale da Milano

Sono sostanzialmente d’accordo con l’articolo di F. Guidi pubblicato da Brescia anticapitalista e riportato su questa lista. Ritengo che lo striscione della brigata ebraica e il corrispondente pezzo di corteo abbiano pieno diritto di partecipare alle celebrazioni del 25 aprile e che dovrebbero essere benvenuti, perché si richiamano a un’organizzazione che la Resistenza in Italia l’ha fatta realmente. Imputare a questa organizzazione le responsabilità attuali dello Stato di Israele e della sua politica è profondamente sbagliato, e trova puntuale riscontro in chi, come l’associazione Amici di Israele, nel suo sito, imputa alle organizzazioni palestinesi e a quelle filopalestinesi italiane le responsabilità del Muftì di Gerusalemme filo-nazista Amin Al Husseini. Sono due modi di legare il presente al passato che moltiplicano le incomprensioni reciproche e allontanano la ricerca di un compromesso, quale che sia la posizione che ciascuna delle parti ritenga giusto sostenere. Non sto propugnando una posizione di indifferenza e di equilibrio, perché sono anche io schierato con una delle parti in causa, senza per questo condividerne operato e posizioni, peraltro, com’è ovvio, molti differenziate tra di loro. Per questo considero la – consueta – contestazione della presenza della brigata ebraica alla manifestazione milanese del 25 aprile sbagliata e anche stucchevole. Il risultato, più che atteso, è che la contestazione, anche sguaiata (gridare fascisti alla brigata ebraica non è certo una prova di intelligenza) ha permesso, come al solito, a stampa e media di far passare in secondo piano la straordinaria partecipazione di popolo, e soprattutto di giovani, al corteo milanese di quest’anno e, soprattutto, il forte richiamo alla necessità di cambiare politica nei confronti dei profughi, (ce ne sono anche molti palestinesi) che è stato il vero significato non rituale dell’edizione di quest’anno.

Di Danilo Lollobrigida di Roma

Mi permetto di ribadire che la Brigata Ebraica viene interpretata come brigata di partigiani italiani ebrei, mentre era un gruppo di combattimento dell’esercito inglese composto da coloni palestinesi di religione ebraica originari di vari paesi, nessuno dei quali italiano, che ha partecipato alle ultime giornate della guerra in Italia e dal quale è poi nato il nucleo iniziale dell’esercito israeliano.

Ci sono stati tanti partigiani italiani di religione ebraica, ma non facevano parte della Brigata Ebraica.

Lo striscione della Brigata Ebraica che ho visto a Roma nella manifestazione del 25 aprile 2014 riportava la scritta “Anche loro 5000 sionisti liberarono l’Italia”, accanto c’era lo striscione degli Amici di Israele e sventolava una grande bandiera israeliana assieme alle bandiere a strisce bianche e blu con la stella di David che rappresentano il simbolo della Brigata.

Questi fatti indiscutibili sono rilevanti nel valutare il contesto: due anni fa a Roma il senso della loro presenza e della loro aggressività verso chi portava bandiere palestinesi (anch’esse francamente fuori posto in tale contesto di celebrazione storica italiana) a me è parso chiarissimo: un metodo per provare a dare un’immagine positiva del sionismo e di Israele agli occhi della sinistra italiana in una delle nostre ricorrenze storiche, cercando di far dimenticare quanto di pessimo e disumano Israele e il suo governo sionista compiono da molti decenni nei confronti del popolo palestinese.

Personalmente ne sono stato molto infastidito. L’ho trovata una strumentalizzazione provocatoria e irrispettosa dei caduti della Resistenza italiana e anche degli stessi caduti di religione ebraica. Quindi l’aggancio improprio tra epoca attuale ed epoca passata lo compie chi si presenta strumentalmente sotto tali simboli. Che questo comporti delle reazioni mi pare inevitabile.

Detto questo, non ritengo politicamente intelligente dare dei “fascisti” a vanvera, oltretutto in questo caso particolare in cui i componenti della Brigata Ebraica, in quanto membri dell’esercito inglese, erano evidentemente combattenti antifascisti e antinazisti.

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