Negli ultimi dieci-quindici anni (soprattutto, guarda caso, dal famigerato 11 settembre) ed in particolare da quando è apparso il cosiddetto “Califfato” Daesh-Isis, quasi tutti i gruppi razzisti e di estrema destra hanno poco a poco sostituito i loro “nemici” fantasmatici (ebrei, zingari, albanesi, rumeni, “negri”, ecc.) con il più comodo (in questa fase storica) “nemico islamico”. Le malefatte dei tagliagole jihadisti, ampiamente diffuse dai mass-media di tutto il mondo, hanno preparato un tappeto rosso all’accoglienza a livello di massa, un po’ in tutto l’Occidente (ed in genere nel “Nord” del pianeta, Russia e Cina compresi, ma la cosa è sempre più diffusa anche a sud, tra i cristiani africani e asiatici, per esempio) dei peggiori stereotipi. La cosa più assurda è il fatto che i razzisti nostrani rimproverano non solo ai jihadisti, ma a tutti i musulmani, la presunta adesione a modelli culturali che sono gli stessi dell’estrema destra europea, nordamericana, russa, ecc. Maschilismo, omofobia, adesione ai valori “tradizionali” (Dio, patria e famiglia), uso della pena di morte, fanatismo religioso, ecc. Ci sarebbe da sorridere (anzi, da sganasciarsi dalle risate!) se non ci fosse da piangere. Perché, purtroppo, questa nuova ondata razzista e “islamofobica” sta gonfiando pericolosamente i consensi (non solo elettorali) dell’estrema destra un po’ ovunque, dalla Francia agli USA, dalla Russia all’Italia, dalla Svezia alla Grecia. Stiamo assistendo al paradosso di un’estrema destra che, accusando un’intera comunità (quella musulmana) di essere culturalmente…..di estrema destra, sta accumulando consensi trasversali (e il flusso di voti dal PCF al FN in Francia a partire dagli anni ’90 dimostra quanto è efficace questa propaganda). Non è una novità assoluta, nella storia dell’ultimo secolo: dagli ustascia croati che massacravano i cetnici serbi (nel 1943 come nel 1993!) ai neonazisti ucraini che ammazzano i neozaristi russi (e viceversa, of course!) gli esempi sono moltissimi. I fascisti di tutte le sfumature hanno questo, di “bello”: che, aborrendo ogni forma di internazionalismo (o di “cosmopolitismo”, come lo chiamano loro) non riconoscono nel loro omologo ideologico che parla un’altra lingua, o professa un’altra religione, l’esatta copia di loro stessi. E per questo sono disposti a sfoderare il manganello (o il mitra, la cintura esplosiva, i droni) per distruggere quell’altro così simile a loro stessi.

Di fronte a questo delirio irrazionale la sinistra (persino quella più mollacciona e moderata) ha sempre reagito stigmatizzando ogni razzismo. Contro l’antisemitismo ieri, contro l’islamofobia oggi. A rischio di perdere consensi  nei settori socialmente e culturalmente più fragili del suo stesso elettorato. Un rischio che va corso, beninteso, perché non sarebbe tollerabile nessun cedimento sul terreno fondamentale dell’anti-razzismo, dell’internazionalismo. Ma…..c’è un ma, a mio modesto avviso.

Come dicevo sopra, il razzismo islamofobico si nutre in gran parte, paradossalmente (per lo meno in Occidente), della rivendicazione (millantata, confusa, contraddittoria finché si vuole) di una contrapposizione a presunti valori e comportamenti “islamici” sulla base di valori che si richiamano, in qualche modo, all’eredità dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese (ne siano coscienti o no i nostri “campioni” dell’Occidente): tolleranza contro fanatismo, uguaglianza uomo-donna contro maschilismo, libertà sessuale contro sessuofobia, ecc. ecc.

Non mi interessa, in questa sede, andar troppo per il sottile nel “pesare” quanto ci sia di strumentale e opportunistico e quanto di “sincero” in questi atteggiamenti. Probabilmente, nel caso dei vari Le Pen, Salvini, Meloni, ecc. la quota di “sincerità” è vicina allo zero. Ma, credo, nei milioni di piccolo-borghesi (e, ahimè, di proletari) che li votano questo elemento non è del tutto assente. E questo mi costringe a pensare sempre più a quel “ma” che avevo posto poche righe sopra (e che mi perseguita da alcuni anni). Davvero è impossibile contrapporre a questa rozza islamofobia razzista una, diciamo così, “islamofobia progressista” (uso questo termine provocatoriamente)? Per cercare di spiegarmi meglio, farò alcuni esempi. Anche nell’antisemitismo dei nazisti erano presenti argomenti pseudo-anticapitalisti: gli ebrei, quando non erano bolscevichi o anarchici, erano tutti Rotschild, banchieri, usurai, ecc. E nell’ultimo mezzo secolo si è aggiunto anche “oppressori dei palestinesi”. Persino nello stereotipo degli “zingari ladri” o dei “terroni fancazzisti e clientelari” di matrice leghista, a scavare bene, si poteva trovare qualche piccolo residuo “di sinistra” (la contrapposizione al proletario “onesto” e lavoratore, per esempio).

Ma è soprattutto con questa islamofobia recente che, dal nostro punto di vista, ci si trova in una certa difficoltà. Perché, se è ovvio che l’identificazione dell’integralismo religioso di matrice salafita e wahabita (e persino del terrorismo jihadista) con un milardo e mezzo di musulmani è superficiale, idiota e persino criminale, è innegabile che la cultura islamica attuale (attuale, ripeto, non quella di Averroè o Avicenna contrapposta all’Inquisizione cattolica del Medioevo!) è profondamente debitrice di schemi pre-illuministi, legata ai valori biblico-coranici che definire reazionari sarebbe eufemistico. Quando si lavora (come nel mio caso) quotidianamente con persone di cultura islamica (persone per fortuna lontanissime dalle pratiche aberranti dell’estremismo integralista), non può non colpire la difficoltà di rendere accettabili (e persino di far entrare nel novero del “discutibile”) valori di tipo laico, come l’uguaglianza donna-uomo, i diritti degli omosessuali, il diritto ad essere non credenti, il rifiuto della pena di morte, lo stesso concetto scientifico di evoluzione, ecc.  So benissimo che queste idee, per me aberranti ed oscurantiste, non sono esclusive del mondo islamico. Ogni religione (a partire dalle tre monoteiste, le meno tolleranti per definizione) ha i suoi fanatici, i suoi integralisti. Quello che succede in India, o negli USA (e persino nel “leggendario” mondo buddista thailandese o birmano, proprio contro i musulmani) ci ricorda che nessuno è al riparo da queste aberrazioni. E persino tra gli atei (come ci ricordava l’Albania di Enver Hoxha o l’URSS staliniano) “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Cionondimeno mi sembra di poter affermare che, nel mondo islamico, questa, chiamiamola così, arretratezza strutturale del modello culturale, è particolarmente diffusa e, temo, maggioritaria. Al punto da mettermi a disagio ogniqualvolta mi trovo a dover combattere il nuovo razzismo fascio-leghista innalzando una bandiera rossa con scritto “No all’islamofobia”.

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