ali
George è uno straordinario esemplare della specie umana (Homo sapiens). Un’armoniosa configurazione di muscoli e di ossa, coperti dalla luminosa pelle scura. Il viso è dolce, dietro la maschera guerriera.
Nell’autunno del 1974 è nel meglio della sua forma e dei suoi giovani ventisei anni. E’ alto un metro e novantadue centimetri; per un peso di centodiciotto chilogrammi.
Dal 22 gennaio del 1973 è il nuovo, imbattuto campione del mondo dei pesi massimi; nell’arte antica del pugilato. Dopo essere stato campione olimpionico nei giochi del 1968.
i suoi avversari sono stati, letteralmente, distrutti in poche riprese.
Uno di loro, ken Norton, il “mandingo” dei film omonimi, dirà, dopo essere stato battuto:
– “George was a monster the night I fought him. Five-minute impersonation of the Red Army on the offensive.”
Più o meno: La sera che mi confrontai con George fu mostruoso. L’impersonificazione, per cinque minuti, dell’Armata Rossa all’attacco.

Quando vince, sempre, George prende una grande bandiera, a stelle e strisce, e la sventola per tutto il ring.
Niente a che vedere coi pugni chiusi, guantati di nero, di Tommie Smith e di John Carlos, nella notte in rivolta di Città del Messico, nel perduto sessantotto.
Niente a che vedere col rifiuto di Muhammad Ali di combattere in Vietnam; malgrado la perdita del titolo mondiale conquistato e la lunga squalifica di quasi quattro anni.
« I got nothing against the Vietcong, they never called me “nigger”. »
Più o meno: Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato “negro”.

Sarà proprio lui l’avversario di George Foreman, a Kinshasa, nello Zaire (oggi, Repubblica Democratica del Congo).
Si incontreranno nella notte bollente del 30 ottobre 1974, davanti a circa centomila spettatori deliranti.
E, certamente, George vincerà di nuovo contro il “vecchio” campione ( trentatre anni) che, dopo le squalifiche, sta cercando di riprendersi il titolo defraudato.
Per sette round, George scaglia continui pugni contro il corpo di Ali. Lo colpisce ai fianchi e sulle braccia senza tregua e, quando solo lo sfiora, sembra spostarlo con un vento di tempesta.
Per sette round si resta in attesa del crollo di Ali che continua a parlare, a provocare livore , a incassare. E gli africani urlano sempre:
ALI BOMAYE! ALI UCCIDILO!

Ali prende i colpi e li assorbe flettendosi sulle corde del ring. Così la forza devastante passa dal corpo alle corde; senza provocare danni irreparabili.
All’ottava ripresa, George è un poco più stanco, spruzza sudore e rabbia stolida; ma ricomincia a mulinare colpi larghi e spaventosi. Ali li assorbe nelle corde che si flettono e tengono il suo corpo spostato indietro, nel vuoto; quasi sopra le sedie delle prime file.
George picchia e si riposa per picchiare di nuovo. Quando, improvviso, Ali gli balza addosso e lo colpisce con un colpo “d’incontro”; subito seguito da un altro, mentre George già barcolla.

George non si rialzerà sovrastato dal discorso di dignità di Ali e dall’urlo immane dell’Africa: Ali bomaye, Ali bomaye, Ali bomaye.

Non affronteremo il capitale e il suo stato sul piano della forza. Dove detiene il monopolio della violenza e della giustizia classista.
Non ci presteremo ai loro colpi repressivi. Li assorbiremo, con questo discorso attivo e concreto di dignità, nei luoghi del conflitto; in cui la forza superiore della nostra morale, del nostro progetto crea solidarietà e alleanze trasversali.
Disarma il furore che ci colpisce e lo svuota in mille pratiche di azioni ripetute; contro gli sfratti esecutivi e gli sgomberi delle occupazioni. Nelle nuove occupazioni; nella difesa dei territori e dell’ambiente e, quindi, nell’allargamento della democrazia partecipata.
Nelle lotte di base per i salari massacrati e contro gli sfruttamenti brutali legalizzati dalla modernità del loro mondo nuovo. Dall’alito rancido di un corpo putrido.
Porteremo l’avversario sul territorio vasto del diritto all’esistenza per ciascun essere umano. Dove la vita in dignità, garantita: nella salute, nell’istruzione, nel progetto, nel reddito, nella casa, nelle sicurezze; non può far altro che trionfare.
Faremo crescere la consapevolezza che solo la resistenza e il conflitto diretti e senza tregua, certificano i diritti e il miglioramento conseguente delle proprie vite.
Instilleremo nell’avversario il dubbio che possa mai vincere definitivamente; fino a quando sarà possibile, per i più, immaginarsi in un mondo libero dai poteri, dagli sfruttamenti, dalla proprietà, dalle nazioni, dalle religioni. Dalle guerre, quindi!
Fondato, semplicemente, sulla libertà del dono e sul riconoscimento interattivo di ogni altro.
In un universo intero da edificare con ogni scelta possibile.

Abbiamo imparato a sognare e a batterci per rendere concreti i sogni!

Float Like A Butterfly, Sting Like a BEE!

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