Conosciamo le ragioni e le differenze e, anche, in questi giorni ci muoveremo per la consueta lotta coi nemici di classe: il capitale e il suo stato.
A dirla tutta, contro ogni stato che stiamo ancora vomitando tutto il realismo pragmatico del novecento .
Risuonano, intanto, nei pensatoi metafisici, i tamburi di latta a ripetere frenetici il rullare insidioso del nemico principale e dell’amico necessario in quanto nemico del mio nemico. E così via!
Sono distratto e ripasso a memoria dolente le lezioni di storia contemporanea, nonché i primi rudimenti di lotta di classe che mi impartiva mio padre; di professione maestro.
Quando ne presi coscienza, almeno.
L’ombelico del mondo, il paradigmatico esemplare era la Romagna con le sue donne e i suoi uomini.
Là, mio padre era stato un guerrigliero nelle SAP ( SQUADRE DI AZIONE PATRIOTTICA) organizzate dal suo partito: il Partito Comunista.
Là, mi faceva conoscere suoi compagni di guerriglia che, fra un ghigno e uno sberleffo romagnoli, mi parlavano.
“Certo che sapevamo che il nostro nemico era il padrone con i suoi sbirri e i suoi soldati e tutti gli uffici che c’aveva per comandarci e sfruttarci.
Ma era pieno di fascisti e di tedeschi e arrivavano gli inglesi con tutti i loro popoli.
Non facevamo altro che ammazzare fascisti e tedeschi e ogni loro amico. E anche qualche padrone più carogna degli altri.
I fascisti ti bruciavano le case e ti ammazzavano i fratelli e ti violentavano le sorelle. Colpo su colpo. C”era urgenza di farli tutti fuori.
Dopo, ci dicevano, avremmo pensato ai padroni e a tutto il resto. Ci dicevano …”
Quella volta mi portarono al fiume; fra le canne. In un posto che non ricordo e sono fatti nostri!
Mi fecero aspettare e uscirono dalle canne con una cassetta, dentro, ben puliti di olio e passione, c’erano dei Thompson americani.
“Li abbiamo usati coi fascisti e i tedeschi. Era un lavoro urgente da fare.
Non è mica colpa nostra se non ce li hanno fatti più usare.
Noi eravamo pronti… adesso tocca a te, bagaglio!”

Giovedì 24 marzo in via SANGERVASIO con 5 bambini (dai 4 agli 11anni) e i loro genitori: poveri e Rom.
È una mattina di primavera in Italia.
La luce a mezz’aria nasconde le polveri fini che respiriamo in abbondanza, qui in questo troncone di via.
I fascisti nostrani e quelli islamici vagano nell’altrove dalla ragione. A nutrirsi di paure e di carni umane.
Siamo qui a qualche giorno dalla festa d’aprile. Quasi nel cuore della rivolta e della resa dei conti.
Nella concretezza delle cose da fare con urgenza, inseriamo gli anticorpi dell’antifascismo totale.
Nella pratica delle azioni dirette instilliamo dubbi sulla necessità dello stato.
Nella lotta per i diritti di esistenza profaniamo il credo del capitale.
Spalanchiamo orizzonti che ciascuno potrà scegliere di avvicinare e, così, di restare in movimento. A cuore e ragione spalancati e armati.
RESISTIAMO E CONQUISTIAMO UN ALTRO RINVIO AL 5 MAGGIO.
l’urgenza delle cose da fare

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