Stasera ho passato un’oretta a leggere i siti di alcune delle nostre organizzazioni “sorelle”, dal NPA francese alla LCR-SAP belga, da Revolta Global catalana a Anticapitalistas. Tutti avevano articoli sostanzialmente condivisibili, con titoli in cui si attaccava la prevedibile ondata razzista “islamofobica”. Mi veniva da pensare agli attacchi della destra nei nostri confronti (e in genere nei confronti della sinistra tout court) come “difensori degli islamici” (e persino degli islamisti). E mi sono ricordato della compagna del NPA di Avignone, presentatasi ad un dibattito tv con il velo in testa, rivendicando il fatto (per me incomprensibile) di essere “marxista e musulmana”. La canea reazionaria si scatenava contro di lei e contro il NPA, accusato di essere “filo-islamico”. Alle seguenti elezioni comunali il NPA perdeva quasi la metà dei suoi voti (in maggioranza donne, secondo le inchieste). E ricordo i cortei, a Marsiglia, contro i massacri dei sionisti a Gaza, con il nostro camion, pieno di bandiere rosse, che permetteva agli islamisti “moderati” di lanciare i loro slogan nefasti, in una sorta di “microfono aperto” esageratamente generoso. Al di là dei distinguo, dei puntini sulle i, delle sfaccettature, delle posizioni “politically correct”, temo che, per le “grandi masse” l’estrema sinistra (e anche la sinistra riformista) appaia sostanzialmente come “filo-islamica”. E infatti in Francia, dove la cosa è piú sentita, la sinistra (compresi i socialisti, che di sinistra hanno ormai ben poco), è data nei sondaggi tra il 20 e il 30% dei voti, al terzo posto dopo l’estrema destra (che ha sottratto milioni di voti al PCF e al PS nei settori popolari proprio grazie al razzismo anti-islamico) e la destra “moderata”. E le forze a sinistra del PS starebbero tra il 10 e il 15%, nel migliore dei casi. Non si tratta, per me, di adeguarsi opportunisticamente alle sensazioni irrazionali, stimolate anche dai mass-media mainstream, che vedono in crescendo l’insofferenza o addirittura l’odio verso gli immigrati di cultura islamica (e spesso verso gli immigrati in sè). Però mi sembra un errore anche piegare il discorso in senso diametralmente opposto. Dobbiamo avere il coraggio di dire, mentre difendiamo i diritti di tutti i migranti (compresi ovviamente quelli musulmani) che la peste religiosa (e quindi anche l’islam) è nemica del nostro progetto di società di liberi e uguali. E non dobbiamo dirlo solo a bassa voce, in qualche articoletto che nessuno legge, ma dirlo ad alta voce, senza opportunismi di sorta. Dobbiamo dire pubblicamente e con forza che i nemici delle primavere arabe non sono stati solo i vari imperialismi o il sionismo, o i vari tiranni locali, o gli islamo-nazisti di Isis-Daesh, Al Qaida o Al Nusra, ma anche i vari Ennadha, Fratelli Musulmani  e tutte le altre forze islamiste sedicenti “moderate”. Lo so, lo abbiamo scritto su Inprecor, o sui nostri giornali (letti, quando va bene, da poche migliaia di persone). Ma non dobbiamo stancarci di ripeterlo, scrollarci di dosso l’ingiusta etichetta di “filo-islamici”. E non stancarci di ripetere che, semmai, è la reazione, il fascismo, ad avere molti punti di contatto con l’islam (come rivendicavano vari intellettuali fascisti negli anni ’30, rivolgendosi demagogicamente alle masse arabe oppresse dal colonialismo anglo-francese). Non so se è mai nato nel mondo islamico qualcosa di simile alla “teologia della liberazione” o ai “cristiani per il socialismo”. Confesso la mia ignoranza al riguardo. Ma permettetemi di avere dei dubbi. Dei fortissimi dubbi.

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