Stamane alle 6, come deciso nell’assemblea aperta indetta dal SICOBAS di lunedì sera, si è riformato il picchetto fuori dalla Motive di Castenedolo. Se “padron” Bosio si era illuso che, dopo lo sgombero di venerdì della scorsa settimana, gli operai si fossero rassegnati a rinunciare alle loro sacrosante rivendicazioni (il reintegro con un contratto da metalmeccanici) ha dovuto ricredersi. Bisognava guardare le facce dei capi (a partire da Prandini) e degli aspiranti crumiri per leggervi la sorpresa: “ma come, non avevamo vinto, grazie alla celere ed all’intervento dello Stato”? Nossignori, anche se sappiamo benissimo da che parte sta lo Stato, borghese per definizione, abbiamo deciso di non mollare, di continuare la lotta in varie forme, a (ri)partire dal classico picchetto. La Digos, verso le 7, ha provato a far entrare un crumiro. Di fronte alla compattezza del picchetto degli operai e dei solidali, ha dovuto rinunciare: i poliziotti sono entrati da soli, senza crumiri, a colloquiare con il vero “referente” delle “forze dell’ordine”, il padrone. Non c’è stato bisogno di nessuna pressione particolare, tantomeno di forme, per quanto attenuate, di pressione fisica. È bastato il no chiaro e determinato dei nostri corpi, uniti in un cordone, per far desistere poliziotti e crumiro (peraltro piuttosto remissivo e tranquillo) dal loro tentativo. Verso le 8 sono arrivati gli altri crumiri, che si sono limitati a far capannello dalla parte opposta della strada, senza nemmeno tentare di entrare. A mezzogiorno la situazione era ancora la stessa: da un lato gli operai ed i compagni del SICOBAS e solidali, dall’altro lato della strada il capannello dei crumiri, che osservavano svogliatamente le bandiere rosse del SICOBAS appese ai cancelli, segnale chiaro che, di entrare in fabbrica, non se ne parla nemmeno. La lotta continua.
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Ecco l`ennesimo sermone bolscevico contro il “padron Bosio e i suoi crumiri“! Tutto per distogliere l’attenzione dal fatto che venti ragazzi avevano un contratto di lavoro (un contratto previsto dalla legge italiana) e percepivano regolarmente uno stipendio mensile mentre adesso, grazie alle mirabolanti gesta dei “sindacalisti“ del Si Cobas, un lavoro non ce l`hanno più.
Che poi, ce ne vuole di coraggio, per definirlo sindacato. A me pare solo un manipolo di demagoghi nostalgici col gusto per la disobbedienza ed il disordine fini a se stessi, che campano di falle burocratiche, inerzia politica e faciloneria di giovani di belle speranze e scarsa istruzione. La chiamate lotta di classe, perché “circonvenzione di incapace” pare brutto. Sinceramente, siete ridicoli.
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Come i lettori possono vedere, è già il secondo commento (dopo quello di un certo Claudio) che attacca Sinistra Anticapitalista per il suo appoggio alla lotta dei 22 operai della Motive. Cosa rispondere a Elettra? Che il contratto significava buste paga di 7-800 euro al mese per un lavoro da metalmeccanici (tra l’altro anche di un certo impegno e capacità tecnica)? Per quanto riguarda il SICOBAS (di cui non faccio parte, ma che ha tutto il mio appoggio) e la sua presunta “manipolazione” dei lavoratori, a me gli operai hanno detto che PRIMA hanno deciso di organizzarsi e scioperare, e POI hanno preso contatti col SICOBAS. Ma probabilmente non ha molto senso continuare questa “discussione”: la signora Elena è sicuramente una di quelle persone che, non avendo nemmeno l’ABC della coscienza di classe, ritiene che il mondo sia fatto da padroni che “danno lavoro” (non importa a quale prezzo) e da “servi” che dovrebbero ringraziare per aver avuto questo “dono” prezioso. E, a rovinare questo idilliaco quadro da mulino bianco, arrivano i cattivi “demagoghi” che “ingannano” i lavoratori parlandogli di salari più elevati, TFR, Ferie, ecc. In poche parole, pretenderebbero di esercitare quella “lotta di classe” che, secondo la suddetta signora, evidentemente piuttosto ignara della Storia del movimento operaio (e della Storia tout court), deve restare esclusivo appannaggio dei “signori”. Inoltre l’Elettra si stupisce che il SICOBAS pretenda di essere un sindacato: certo, sarà abituata ai “sindacati” tipo CGIL-CISL-UIL, che al massimo “stigmatizzano” con un comunicato stampa le ingiustizie e le malefatte dei padroni, salvo poi non muovere un dito per cambiare le cose. Anzi, spesso si trovano a fianco dei padroni (e del loro governo) contro i lavoratori. Siamo ridicoli? Come diceva un vecchio detto anarcosindacalista, UNA RISATA VI SEPPELLIRÀ!
P.S: I burocrati li cerchi alla CGIL-CISL e UIL, signora. Nel SICOBAS ci sono solo militanti volontari, NON PAGATI, che usano il loro tempo libero per difendere altri lavoratori. So che fará fatica a crederci: lei dev’essere di quel tipo di persone che non riescono ad immaginare che si possa far qualcosa senza GUADAGNARCI nulla, se non la stima e l’affetto della gente. Il suo orizzonte, come quello di ogni piccolo-borghese che si rispetti, si ferma al tetto. Noi siamo gente, invece, che guarda oltre l’orizzonte! Mi spiace per lei e per i suoi “piccoli” idealucci.
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E ci sono gli ammiratori della Korea del nord. Quelli che dicono agli operai cinesi che scioperano per salari e condizioni di lavoro decenti, se continuate così vi troverete senza lavoro perché i padroni stanno portando le produzioni in Korea del nord dove non si sciopera neanche quando si è assunti per mansioni di servizio e poi si lavora sulle macchine e si effettuano collaudi ecc…..
Quando ti ferisci sul lavoro devi dire che sei scivolato….. perché il padrone ha evaso i contributi INAIL facendo lavorare nella produzione metalmeccanica lavoratori di servizi, violando leggi, norme, evadendo, ma tanto la questura e la prefettura di Kim Il Yong è in grado di garantire con la violenza l’ordine del padrone.
Un risultato però, nonostante lo stato italiano che viola le proprie leggi in difesa del profitto illegale dei padroni della MOTIVE, è stato ottenuto, i nuovi assunti sono stati inquadrati col contratto metalmeccanico.
Era quanto chiedevano semplicemente i lavoratori in sciopero, licenziati dal padrone nordcoreano.
Tutto ciò in attesa che la magistratura (forse qualche magistrato applicherà la legislazione sul lavoro vigente in Italia e non quella Koreana) dica la sua su padron Bosio e la sua sete di profitto senza regole. Forse i grandi guadagni che gli hanno permesso la vita che ostenta, saranno fortemente decurtati dalle sanzioni e dai rimborsi.
Nel frattempo è costretto a pagare gli operai metalmeccanici come operai metalmeccanici!!! e non con contratti “mutualistici” di servizi come prima.
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