Stamane alle 6, come deciso nell’assemblea aperta indetta dal SICOBAS di lunedì sera, si è riformato il picchetto fuori dalla Motive di Castenedolo. Se “padron” Bosio si era illuso che, dopo lo sgombero di venerdì della scorsa settimana, gli operai si fossero rassegnati a rinunciare alle loro sacrosante rivendicazioni (il reintegro con un contratto da metalmeccanici) ha dovuto ricredersi. Bisognava guardare le facce dei capi (a partire da Prandini) e degli aspiranti crumiri per leggervi la sorpresa: “ma come, non avevamo vinto, grazie alla celere ed all’intervento dello Stato”? Nossignori, anche se sappiamo benissimo da che parte sta lo Stato, borghese per definizione, abbiamo deciso di non mollare, di continuare la lotta in varie forme, a (ri)partire dal classico picchetto. La Digos, verso le 7, ha provato a far entrare un crumiro. Di fronte alla compattezza del picchetto degli operai e dei solidali, ha dovuto rinunciare: i poliziotti sono entrati da soli, senza crumiri, a colloquiare con il vero “referente” delle “forze dell’ordine”, il padrone. Non c’è stato bisogno di nessuna pressione particolare, tantomeno di forme, per quanto attenuate, di pressione fisica. È bastato il no chiaro e determinato dei nostri corpi, uniti in un cordone, per far desistere poliziotti e crumiro (peraltro piuttosto remissivo e tranquillo) dal loro tentativo. Verso le 8 sono arrivati gli altri crumiri, che si sono limitati a far capannello dalla parte opposta della strada, senza nemmeno tentare di entrare. A mezzogiorno la situazione era ancora la stessa: da un lato gli operai ed i compagni del SICOBAS e solidali, dall’altro lato della strada il capannello dei crumiri, che osservavano svogliatamente le bandiere rosse del SICOBAS appese ai cancelli, segnale chiaro che, di entrare in fabbrica, non se ne parla nemmeno. La lotta continua.

 

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